Parigi è la migliore città per mangiare italiano all'estero secondo il new york times

“Dopotutto, chi poteva immaginare che i raffinati palati della Francia carichi di Roquefort e di Brie sarebbero stati tentati da un modesto intruso straniero?”, parte da questo assunto un lungo articolo del New York Times sulla ristorazione italiana all’estero. La rivista statunitense torna a parlare dell'enogastronomia italiana dopo l'articolo sulle orecchiette pugliesi, per sostenere che Parigi è il miglior posto in cui mangiare italiano al di fuori del Bel Paese. Il “modesto intruso straniero” sarebbe la Mozzarella di bufala e ci sarebbe anche da discutere sulla dicitura del NYT, che abbiamo preso come ironica: perché il latticino a pasta filata è una sfera di perfezione gastronomica ed estetica, con il suo bianco candido e la goccia di latte che scende tentatrice sul suo corpo tondeggiante.

Come mai il New York Times ha scelto Parigi?

Il giornale americano si è trovato a parlare di mozzarella grazie al lavoro di Julien Carotenuto, parigino di origini italiane che ha portato il prodotto nella capitale francese. In soli 2 anni la produzione è passata da 60 kg di latte al giorno a 700 arrivando perfino alla tavola di Alain Ducasse, che con il cibo partenopeo ha una certa confidenza: celeberrimo il suo babà, che lo chef serve “Perché servito al matrimonio del re Luigi XV con la principessa Marie Leszczynska di Polonia”.

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“Arrondissement per arrondissement, gli italiani stanno conquistando la capitale gastronomica più orgogliosa e più celebre del mondo, mentre aprono alcuni dei nuovi locali più raffinati della città, pizzerie di concetto, ristoranti e cocktail bar”: queste alcune delle argomentazioni a sostegno della tesi parigina. L’autore, Seth Sherwood, cita tantissime realtà enogastronomiche che hanno reso la cucina italiana vera protagonista della scena capitolina.

Non solo Carotenuto, ma anche Bijou, la pizzeria di Gennaro Nasti padrona della scena di Parigi oppure il ruolo di Eataly: il gruppo di Farinetti ha trovato un accordo con le Galeries Lafayette ed oggi il più celebre progetto enogastronomico di esportazione della cultura italiana è al centro del commercio parigino.

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C’è anche Danny Imbroisi tra i protagonisti del NYT: concorrente di Top Chef, ha cucinato in due dei templi gastronomici del signor Ducasse – Luigi XV a Monaco e Jules Verne nella Torre Eiffel – prima di aprire Ida ("cibo italiano della mia famiglia e cucina francese"), poi Epoca ("italiano al 100%"), e ora Malro, il suo nuovo ristorante italo-mediterraneo-arabo nel Marais.

La pizza a Parigi

Oltre a Bijou, che abbina una gastronomia francese di alto livello con un know-how napoletano, la capitale presenta numerose altre pizzerie di alto livello: segnaliamo Iovine’s di Nicola Iovine, o Magna, il cui proprietario ha parlato proprio al New York Times. "Parigi è diventata un El Dorado per i napoletani", ha detto Julien Serri, chef-proprietario franco-napoletano di Magna, “siamo come una famiglia qui”.

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C’è anche spazio per la pizza al femminile con Graziella Buontempo, con un elegantissmo locale rivestito con piastrelle Art Nouveau vintage, fino ad arrivare a Guillaume Grasso che ha una parentela storica a Napoli. I Grasso sono la famiglia di Gorizia 1916, uno degli indirizzi più antichi e rinomati della città partenopea.

L’elenco degli indirizzi utili del New York Yimes

Il lungo articolo termina con una lista di posti consigliati dai critici della rivista americana: tra i ristoranti troviamo Ignazio Messina col suo Les Amis, un ristorante siciliano molto chic; oppure Templienti, con Francesca Feniello, una cuoca di origini sarde che propone cucina italiana. Alessandra Olivi invece punta sul vino e la cucina toscana, vera madre della cucina francese grazie a Caterina de’ Medici.

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Per le pizzerie oltre a quelle già citate, la rivista si affida a Cucina Italiana Senza Frontiere, un’organizzazione enogastronomica torinese, che è andata alla ricerca delle migliori Margherite di Parigi, indicando La Massara come vincitrice del concorso e Dalmata, una pizzeria di proprietà francese ma con staff italiano.

Infine i bar perché il NYT ha citato l’aperitivo ed Aperol come grande viatico per la cultura italiana all’estero. Dopo gli Stati Uniti, proprio Parigi sta vivendo la nascita dell’aperitivo come momento di convivialità tra i giovani e quindi i bar della nuova leva italiana in Francia sono sotto l’occhio vigile dei critici. Il primo nome citato si rifà sempre al mondo della pizza, con Oscar Quagliarini al Grazie, un pioniere della formula pizza-cocktail. Grande attesa poi per Amaro, il nuovo locale di Philippe Baranes, nipote di Amedeo Modigliani: sala a tema veneziano dedicata agli alcolici italiani e ai classici snack bar veneziani.