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30 Gennaio 2026 16:00

Tutti i nomi regionali delle chiacchiere: come si chiamano i dolci del Carnevale da Nord a Sud

Bugie, galani, crostoli, frappe, cenci, ma manche sfrappe, lattughe, merveilles, gale, guanti, cunchielli, cioffe: sono tantissimi i modi con cui si può ordinare un vassoio di queste specialità carnevalesche in giro per l'Italia.

A cura di Federica Palladini
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Golose, croccanti, friabili: le chiacchiere sono probabilmente il dolce di Carnevale per antonomasia, quello che si trova in tutte le pasticcerie, i panifici e i supermercati della Penisola. In giro per l’Italia, però, queste sfoglie a base di farina, uova, burro, zucchero, spesso aromatizzate con succo di agrumi, liquore, grappa o vino e servite il più delle volte spolverizzate con zucchero a velo, si preparano in tante varianti, che portano a forme, dimensioni, spessori e profumi differenti, tipici del territorio. Ecco perché le chiacchiere – la cui origine spazia dall'antica Roma alla Regina Margherita di Savoia – prendono nomi diversi a seconda dell’area geografica in cui vengono prodotte tradizionalmente: in Piemonte, per esempio, si parla di bugie, in Veneto di crostoli e galani, mentre dalla Toscana arrivano i cenci e a Roma le frappe sono le protagoniste. Ma non è finita qui: proviamo a fare un grand tour per vedere come si ordinano da Nord a Sud.

Come si chiamano le chiacchiere al Nord: tra lattughe, crostoli e sfrappe

Partiamo dal Nord, dove il termine chiacchiere è quello più usato per comprare le golose sfoglie a Milano, ma non è l’unico che si trova in Lombardia. Tra Mantova e Brescia, infatti, vengono cbiamate lattughe: con le foglie dell’insalata hanno in comune solo la forma arricciata del bordo, da cui probabilmente deriva l'appellativo. Nella Bergamasca e a Sondrio compaiono come saltasù (salta so) o galarane, leggermente increspate. Continuando poi il viaggio dall’estremo ovest verso est, in Valle d’Aosta si dicono merveilles, sempre sottili e bollose, mentre in Liguria e in Piemonte sono le bugie, che si identificano anche in quei dolcetti fritti a forma di rombo ripieni di confettura o crema. In quest’ultima regione è possibile sentirle chiamare pure gasse nell’Alessandrino, risòle in terra cuneese e gale (che significa fiocco), tra Vercelli e Novara, proprio per il loro aspetto di nastri intrecciati. In Trentino, Veneto e Friuli le chiacchiere diventano i crostoli, che a seconda dei dialetti sfumano in grostoi, grostoli e cròstui. Sempre in Veneto, tra le province di Verona, Padova e Venezia, ecco che invece il termine più popolare è quello di galani: in generale, non manca mai un goccio di grappa nell’impasto. In Emilia Romagna, invece, spazio alle frappe, alle sfrappole (in particolare a Bologna), ma anche a intrigoni o intrigòun in dialetto reggiano, le sprelle a Piacenza, e a fiocchi, fiocchetti o fazzoletti sulla riviera romagnola.

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Come si chiamano al Centro: cenci e frappe

Continuiamo il giro d’Italia scendendo in Toscana, dove le chiacchiere sono conosciute come cenci, che significa “stracci” e spesso si usa il tipico vin santo per aromatizzare: nelle province di Pistoia e di Prato si chiamano pure donzelle. Nelle Marche spazio soprattutto alle sfrappe, dall’aspetto arricciato, mentre in Abruzzo convivono i termini di chiacchiere in quel di Chieti, cioffe nelle province di Teramo e L'Aquila e in minor presenza frappe. Per quanto riguarda Roma e il Lazio, invece, è proprio la parola frappe e farla da padrona, così come nella maggior parte dell’Umbria, dove possono avere una guarnizione di liquore Alchermes (da cui prendono tonalità rossastre) e miele.

Come si chiamano al Sud: conosci i cunchielli?

La “fantasia” linguistica non manca neppure nel meridione, nonostante in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia sia chiacchiere l’appellativo più noto. Qualche eccezione? In Molise ritroviamo le cioffe, ma anche la new entry dei cunchielli, mentre in certe zone montane del casertano spuntano come guanti: stesso nome nel comune calabrese di Bisignano, in provincia di Cosenza. Non ci stiamo dimenticando della Sardegna: sull’isola ricorda di chiedere un vassoio di maraviglias per celebrare il Carnevale.

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