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10 Aprile 2026 11:25

Mangiare sano costa oltre 200 euro al mese: forti differenze tra Nord e Sud e prezzi su del 20%

Uno studio su dati nazionali misura il costo della Dieta mediterranea: forti rincari negli ultimi tre anni, differenze territoriali marcate e aumenti soprattutto nei mesi primaverili ed estivi.

A cura di Francesca Fiore
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Seguire una dieta sana e sostenibile in Italia può arrivare a costare oltre 200 euro al mese, ma la cifra non è uguale per tutti e non resta stabile nel tempo. I prezzi cambiano con le stagioni, aumentano nei mesi primaverili ed estivi, e variano sensibilmente tra Nord e Sud del Paese, disegnando una geografia del cibo che riflette anche le disuguaglianze economiche. A rendere il quadro ancora più complesso è il trend degli ultimi anni, con un incremento medio dei costi intorno al 20% che ha inciso in modo trasversale su tutte le fasce della popolazione.

Mangiare secondo i principi della Dieta mediterranea, spesso indicata come modello ideale di alimentazione, sta diventando progressivamente più oneroso, trasformandosi da scelta salutare a vera e propria voce strutturale di spesa. È in questo contesto che si inserisce lo studio pubblicato su Quality & Quantity, che per la prima volta offre una misurazione sistematica e dettagliata del costo reale di una dieta equilibrata in Italia. I dati restituiscono un’immagine precisa ma anche problematica, in cui salute, inflazione e territorio si intrecciano in modo sempre più evidente.

Una dieta mediterranea sempre più cara

La ricerca, firmata da Stefano Marchetti dell’Università di Pisa insieme a Ilaria Benedetti dell’Università della Tuscia, Haoran Yang e Mathias Silva Vazquez, rappresenta uno dei tentativi più completi di quantificare il costo di un’alimentazione sana su scala nazionale. L’analisi ha preso in considerazione panieri alimentari costruiti secondo criteri nutrizionali coerenti con la Dieta mediterranea, differenziandoli per cinque gruppi della popolazione, dagli adulti agli anziani fino ai bambini.

Il periodo osservato, compreso tra agosto 2021 e marzo 2024, coincide con una fase di forte instabilità dei prezzi alimentari, rendendo ancora più significativo il lavoro di raccolta e sistematizzazione dei dati. In totale, lo studio si basa su oltre 326 mila rilevazioni relative a 167 prodotti alimentari distribuite in 107 province italiane, grazie alle informazioni dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Questa base empirica ampia consente di individuare non solo il livello medio dei costi, ma anche le loro variazioni nel tempo e nello spazio, offrendo una lettura dinamica del fenomeno. Il risultato è un quadro in cui il costo della qualità alimentare cresce in modo costante, mettendo sotto pressione i bilanci delle famiglie.

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Adulti i più colpiti: oltre i 200 euro nei mesi caldi

A sostenere il peso maggiore sono gli adulti, in particolare gli uomini, per i quali il paniere alimentare risulta sistematicamente più costoso. Nei mesi primaverili ed estivi la spesa supera stabilmente i 200 euro mensili, mentre nei mesi autunnali e invernali si attesta su livelli più contenuti ma comunque significativi, tra i 150 e i 160 euro verso la fine del periodo analizzato. Questo andamento riflette non solo le diverse esigenze nutrizionali, ma anche le dinamiche di prezzo dei prodotti freschi, che tendono a incidere maggiormente nei mesi caldi. Anche per le donne adulte si osserva una crescita marcata, con valori che nei mesi estivi superano i 200 euro partendo da circa 175 euro all’inizio del periodo, mentre nei mesi freddi si passa da circa 130 a oltre 150 euro. In entrambi i casi, l’aumento complessivo nel triennio si colloca intorno al 20%, confermando un trend generalizzato che non risparmia nessuna categoria. Questi numeri evidenziano come la spesa per una dieta equilibrata stia assumendo un peso sempre più rilevante, soprattutto nei nuclei familiari con più componenti adulti.

Anziani e bambini: costi più bassi, ma in crescita

Se gli adulti rappresentano la fascia più esposta, anche gli anziani non sono immuni dall’aumento dei prezzi, pur partendo da livelli di spesa più contenuti. Per questa categoria il costo della dieta si colloca in una fascia intermedia, raggiungendo nei mesi più caldi valori compresi tra 160 e 170 euro mensili, mentre nei mesi invernali si mantiene intorno ai 120 euro. Anche in questo caso, l’incremento complessivo registrato nel triennio si aggira attorno al 20%, a conferma di una dinamica diffusa e persistente. Il quadro cambia leggermente per i bambini piccoli, per i quali la stagionalità incide meno in modo marcato, rappresentando una delle poche eccezioni rilevate dallo studio.

Stagioni e territori: le differenze che pesano

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda la forte variabilità del costo della dieta in funzione della stagionalità e della collocazione geografica. I prezzi tendono ad aumentare nei mesi primaverili ed estivi, un andamento che può essere legato a fattori come la disponibilità dei prodotti, i costi di produzione e le dinamiche della domanda. A questa dimensione temporale si affianca quella territoriale, con differenze significative tra Nord e Sud Italia che contribuiscono a rendere disomogeneo il costo della dieta sana. Anche se lo studio non dettaglia ogni singola area, il dato complessivo evidenzia come il luogo in cui si vive possa incidere concretamente sulla possibilità di accedere a un’alimentazione equilibrata. Questa variabilità territoriale si inserisce in un quadro più ampio di disuguaglianze economiche e sociali, amplificando il divario tra diverse aree del Paese. In questo senso, il costo del cibo non è solo una questione di mercato, ma diventa un indicatore delle condizioni di accesso al benessere.

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Mangiare sano, una sfida sempre più economica

L’aumento progressivo del costo della dieta mediterranea pone una questione di fondo che va oltre la dimensione individuale e riguarda l’intero sistema socioeconomico. Se mangiare sano diventa più caro, cresce il rischio che una parte della popolazione sia costretta a orientarsi verso scelte alimentari meno equilibrate, con possibili conseguenze sulla salute pubblica. Il divario tra raccomandazioni nutrizionali e accessibilità economica si fa così sempre più evidente, trasformando il tema dell’alimentazione in una questione anche politica. I dati dello studio offrono una base empirica solida per riflettere su possibili interventi, che potrebbero andare dal sostegno diretto alle famiglie fino a politiche mirate sui prezzi e sulla filiera alimentare. In prospettiva, garantire l’accesso a una dieta sana potrebbe diventare uno degli obiettivi centrali delle politiche pubbliche, in un contesto in cui inflazione e disuguaglianze continuano a incidere sulla vita quotidiana. La sfida, oggi, è fare in modo che la qualità del cibo non diventi un privilegio, ma resti un diritto accessibile.

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