Tra i fenomeni virali imposti dall'avvento di Internet c'è sicuramente la diffusione di video tutorial per diventare esperti in ogni settore, da quello per diventare deejay a quello per preparare un croissant perfetto. Non esistono più ostacoli di spazio e di tempo che possano impedire a chiunque di imparare qualsiasi cosa. Iniziare a suonare la batteria a 30 anni non è impossibile se si ha a disposizione un maestro a tutte le ore: nessuno pretende di diventare Phil Collins, ma per migliorare c'è sempre tempo e modo.

Una risata salverà il mondo

La tecnologia però non può insegnare a ridere e a far ridere. Perché ridere è tra le caratteristiche uniche che rendono l'uomo quello che è. Gli animali non ridono: nemmeno le iene che, in realtà, con le loro "risate" macabre si limitano a comunicare rango ed età. Del resto sembra che anche Aristotele avesse scritto che “L’uomo soltanto, tra gli animali, ride” e che il suo pensiero sul riso e sulla commedia fosse custodito nel perduto secondo libro della ​Poetica​. Su queste ipotesi si basa la corposa trama de ​Il nome della Rosa​, il fortunato romanzo di Umberto Eco ambientato nel 1327. Eco stesso parlando di umorismo considerava “il comico una faccenda difficile: a capirlo si è risolto il problema dell’uomo su questa terra”.

Insomma, un tutorial non basta per imparare a far vibrare quella corda sottile e misteriosa che provoca il sorriso. E per esaltare il lato comico della vita bisogna essere aperti, conoscere persone, frequentarle e, soprattutto, stare con gli amici.

Dalla stand-up comedy nasce una nuova convivialità

Proprio le nuove correnti della comicità nostrana stanno andando a ricreare un tipo di socialità che sembrava ormai perduto. Le atmosfere del vecchio Derby milanese, dei caffè in cui nasceva la cultura e dei cabaret, a poco a poco stanno rinascendo nei locali che coltivano gli spettacoli di stand-up comedy: questa forma espressiva importata dagli USA sta rinnovando il linguaggio della comicità finalmente anche in Italia. Il monologhista sta “in piedi” (stand-up, appunto) e, messi da parte tormentoni e battute sulla suocera, sfida l’audience a rimettere in discussioni le proprie certezze su qualsiasi argomento, proponendo nuovi angoli di visuale, tanto originali quanto esilaranti. Ma per fare presa, il comico ha bisogno di un contatto diretto, intimo con gli spettatori: ha bisogno sostanzialmente di tornare a esibirsi dal vivo. Più che di spettatori, ha bisogno di amici a cui rivolgersi. Gli stessi amici che si mettono attorno a un tavolo ad ascoltare racconti divertenti e battute ironiche sui fatti della vita di tutti i giorni.

Gli amici e l'alchimia della risata

Non esiste nulla di più ineffabile dell'alchimia positiva che si crea tra amici: racconti, risate e chiacchiere chiassose che non stancano mai. E sono proprio armonia ed equilibrio che Stanislao Cobianchi ha ricercato nella creazione di Amaro Montenegro, l'amaro dell'amicizia, perché schietto, sincero. In una parola: autentico. La sua ricetta, invariata dal 1885, ha un “sapore vero” poiché celebra chi vuole condividere un sorriso e stare insieme. Gli uomini da sempre amano stare insieme e ridere, e certamente continueranno a farlo anche nel futuro, sebbene l’evoluzione tecnologica tenda ad isolarli. Per questo Amaro Montenegro, all'interno della sua campagna #HumanSpirit, ha lanciato la Call For Ideas: un contest per makers che cerca nella tecnologia un modo per facilitare le esperienze sociali nuove e autentiche.

Dalla comicità volontaria a quella involontaria: purché si rida!

Anche se la tecnologia può isolare e spersonalizzare, a volte diventa occasione di risate per chi se ne serve. Per un’intelligenza artificiale, ad esempio, capire l’ironia è impossibile e le richieste più basiche – quando non sono formulate correttamente – possono portare a finali comicissimi. Chi di noi non ha giocato a prendere in giro gli assistenti vocali? Da Ok Google a Ok Ugo, il passo è breve: provate a chiedergli di pulire la vostra stanza o di cantarvi “Tanti Auguri”… potrebbe stupirvi. Proprio come in questo video dei The Jackal. Guardatelo per capire come sono andate le cose e se forse non sia il caso di dire che la tecnologia magari non sa ridere… ma sa far ridere “di brutto”.