
Non ha bisogno di presentazioni il Carnevale di Venezia, evento iconico della città lagunare ormai famoso in tutto il mondo grazie alle sue maschere sfavillanti, ai balli in maschera, agli appuntamenti tradizionali. E, ovviamente, anche grazie al cibo. Come per i Carnevali di tutta Italia, non c’è una vera celebrazione senza delle ricette tipiche ad accompagnare i festeggiamenti e Venezia ne ha decisamente tante, praticamente tutte fritte e una più deliziosa dell’altra. Non una sorpresa, se pensi che in origine persino i coriandoli erano commestibili: i coriandoli moderni, infatti, derivano dall’antica usanza rinascimentale, particolarmente diffusa proprio a Venezia, di lanciare durante il Carnevale semi di coriandolo rivestiti di zucchero colorato, simili a piccoli confetti. La tradizione dei confetti commestibili durò fino al XIX secolo, quando vennero poi sostituiti con la carta a causa del costo elevato e della scomodità. Confetti a parte, Venezia durante il Carnevale offre la possibilità di assaggiare alcune delle ricette più buone della città, soprattutto dolci e per la maggior parte fritte. Ecco cosa mangiare in Laguna durante il Carnevale, tra un cicchetto e uno scartosso di pesce.
1. Fritole veneziane

Non esiste Carnevale a Venezia senza le fritole veneziane, una delle più antiche e iconiche ricette di questo periodo dell’anno. Nate nel Trecento e proclamate “dolce nazionale della Serenissima” nel Settecento, le fritole venivano preparate in passato solo dai membri della rinomata corporazione dei fritoleri, che si tramandavano la ricetta di padre in figlio, e venivano vendute agli angoli delle strade, infilate ancora bollenti in uno spiedino di legno per non ungersi le dita. Oggi si trovano in tutte le pasticcerie e i forni della città: la ricetta tradizionale le vuole rigorosamente fritte e vuote, preparate con un impasto di farina, latte, uova, zucchero e lievito di birra arricchito con pinoli e uvetta, il tutto spolverato con lo zucchero dopo la cottura. In città però se ne trovano tantissime varianti, per esempio cotte al forno, oppure farcite con crema pasticciera classica o al cacao. Qualcuno, negli ultimi anni, si è spinto ancora oltre e ha provato a proporre persino delle fritole salate, farcite con vari ingredienti e servite come cicchetto.
2. Galani

Pur somigliando alle chiacchiere, il dolce carnevalesco per eccellenza declinato con nomi e fogge diverse in tutta Italia, i galani veneziani hanno una forma particolare che ricorda i nastri, quelli che ornavano il collo e gli abiti delle donne, prima di tutto le dame, ma anche quelle meno abbienti che però potevano permettersi un nuovo fiocco colorato; “galan”, in veneziano, vuol dire proprio “nastro”. Conosciuti anche come crostoli, i galani hanno una frolla simile a quella delle chiacchiere diffuse in tutta Italia, ma si differenzia per l’aggiunta di due cucchiai di grappa all’impasto.
3. Crema fritta

Lo street food per eccellenza del Carnevale veneziano è la crema fritta, un dolcetto caratteristico che in realtà si inizia a consumare già dopo Natale. Si tratta della classica crema pasticcera solidificata dopo una permanenza in frigorifero di circa 6 ore, poi tagliata a cubi o a rombi e passata in uova, farina e pane grattugiato per poi essere fritta. La forma non è casuale, anzi è strettamente legata all’appartenenza del dolce alla città: il rombo, infatti, è una figura araldica molto usata che ha finito per dare il nome alla crema fritta per la somiglianza geometrica, ma anche perché divenne subito una leccornia tale da essere degna del Doge in persona, la figura di maggior spicco della Serenissima; non a caso, in città, questi dolcetti sono ancora conosciuti come “rombi del Doge”. Croccanti fuori e morbidi dentro, si preparano fino a martedì grasso e si gustano possibilmente accompagnati da un bel bicchiere di passito.
4. Castagnole

Già presenti nei ricettari cittadini risalenti al 1700, le castagnole sono un dolce tipico del Carnevale di Venezia, che come quasi ogni regione ha la sua personale versione di queste palline di pasta fritte dall’aspetto simile alle castagne (da cui il nome). A Venezia le trovi in diverse versioni: possono essere fritte o cotte al forno, vuote o più spesso farcite con ripieni come crema pasticcera, panna, cioccolato e spesso creme aromatizzate con del liquore. A prescindere dal ripieno o dalla cottura, la regola è sempre passarle in abbondante zucchero dopo la frittura.
5. Mammalucchi

È un dolce molto più raro rispetto ai precedenti, ma se sai cercare bene tra le strade della città potrai assaggiarlo in occasione del Carnevale: sono i mammalucchi, meno noti eppure molto ricercati, almeno dai più esigenti e informati sulle tradizioni della città lagunare. Per molti anni è circolata la storia di come questo dolce sia nato per errore, ma è stato il loro stesso inventore a spiegare che non è andata proprio così: Sergio Lotto, infatti, ha raccontato come i suoi mammalucchi siano nati negli anni '70 nella pasticceria Bonifacio con un impasto un po' "strambo" (motivo per cui lui stesso chiamò i dolci "mammalucchi", termine che indica una persona sciocca, stupidotta) composto di farina, zucchero, uovo, burro, uvetta e scorze d'arancia, ma su cui lavorò a lungo. Lotto, però, spiega come aggiungesse un tocco personale che non ha mai rivelato a nessuno, nonostante abbia lasciato la ricetta base a due sole pasticcerie, che poi l'hanno personalizzata nel corso degli anni e che, tutt'oggi, sono le uniche due dove si trovano i mammalucchi: la Pasticceria Bonifacio, dove nacquero, e la Pasticceria Bar Targa.