Notare una confezione verde e pensare che il prodotto racchiuso in quel packaging sia naturale e/o sostenibile; vedere una mucca al pascolo e dare per scontato che quel latte venga prodotto con mucche libere di razzolare e mangiare erba. Il potere delle immagini nelle scelte di consumo è una materia indagata da anni da sociologi, psicologi sociali, esperti di neuromarketing. Immagini di questo tipo possono essere fuorvianti e portare il consumatore a scegliere un prodotto che ritene di alta qualità, magari pagandolo di più, ma senza nessun riscontro reale: anche per questo motivo arriva la proposta di Legambiente e Compassion in World Farming (CIWF) per un‘etichetta dedicata al latte che classifichi il prodotto secondo il metodo di allevamento utilizzato da chi lo produce

Mucche al pascolo e mucche in stalla

Che le qualità organolettiche e nutritive del latte da mucche al pascolo siano superiori a quelle del latte da mucche chiuse in stalla è ormai assodato: peggio ancora se si paragona questo prodotto a quello degli allevamenti intensivi. Da qualche anno la direzione è quella di migliorare sempre di più le tecniche di allevamento, seguendo i ritmi naturali di un animale che deve passare al pascolo una buona parte della sua vita. Ma, dal punto di vista della comunicazione, la strada è ancora lunga: le etichette oggi presenti sul mercato, secondo Legambiente e Compassion in World Farming (CIWF), sono poco chiare, disomogenee e non aiutano i consumatori a orientarsi verso il prodotto migliore.

La dismissione dei sistemi alla posta, dove le vacche trascorrono tutta la propria vita o quasi legate, e gli incentivi dell’accesso al pascolo, cosa che consente alle vacche di mettere in atto comportamenti naturali propri dei ruminanti, sono fondamentali sia per il benessere animale, sia per la qualità dell'alimentazione umana: le etichette in vigore, però, non mettono in luce questi principi. Per questo le due associazioni hanno proposto un'etichettatura volontaria, univoca e nazionale, che riesca descrivere, in modo sintetico e immediatamente percepibile, i diversi sistemi di allevamento delle vacche da latte.

Un'opportunità da PAC e Next Generation EU

Le due associazioni hanno spiegato come sia necessario che il governo appena insediatosi utilizzi parte dei fondi PAC e Next Generation EU a sostegno degli allevatori, in modo da valorizzare quegli imprenditori che si impegnano per sostenere la transizione a sistemi più rispettosi del benessere animale e più sostenibili. "I fondi che potevano essere indirizzati a favore del benessere animale – spiegano le due associazioni – nella scorsa PAC sono stati sottoutilizzati": per questo è fondamentale non perdere questa nuova opportunità.

"Sempre più cittadini sono consapevoli che il sottocosto, ossia quello che non si paga ‘al bancone’, lo paghiamo comunque, anche maggiorato e con soldi delle tasse, in danni alla salute e all’ambiente" ha spiegato Antonino Morabito, responsabile Benessere animale di Legambiente. "Per questo i fondi in arrivo con il Next Generation EU dovranno sostenere le diverse fasi della filiera dei prodotti di origine animale, puntando efficacemente alla crescita della sostenibilità e del benessere animale. Mettere i cittadini, grazie all’etichettatura con metodo di allevamento, in condizione di operare scelte utili alla transizione ecologica dell’allevamento italiano è urgente e prioritario per il comparto zootecnico, per tutelare l’autorevolezza del Made in Italy e, grazie all’effettivo benessere animale, per difendere la salute dei cittadini e dell’ambiente”.