
Durante gli ultimi giorni c'è stato un allarme internazionale riguardo diversi marchi di latte artificiale per i neonati, prodotti da Nestlé e Danone. Si pensava una possibile contaminazione e, dopo aver manifestato una certa prudenza, è arrivata la notizia dalla Food Standards Agency (FSA). L'autorità britannica ha difatti confermato la presenza di una tossina chiamata cereulide, sostanza prodotta dal batterio Bacillus cereus, che può provocare disturbi gastrointestinali. A questo punto il ritiro dal mercato dei prodotti interessati sembrava scontato, con la stessa agenzia che ha suggerito di trovare delle alternative per motivi di sicurezza alimentare.
Cosa sta succedendo e da dove arriva la contaminazione
Tutto è iniziato durante i primi giorni dell'anno, quando la FSA britannica ha pubblicato un avviso sul richiamo dal mercato di alcune formule di latte artificiale di Nestlé poiché contenevano cereulide. In una nota riportata dal The Guardian ci sono le dichiarazioni di Jodie Wild, responsabile dell'unità incidenti della FSA, che ha spiegato che l'agenzia sta rintracciando con urgenza tutti i prodotti che potrebbero aver utilizzato ingredienti da questo fornitore. "Dobbiamo assicurarci che tutti i lotti interessati vengano rimossi dal mercato con urgenza – ha spiegato Wild – I richiami sono dovuti alla presenza di cereulide, una tossina che può causare vomito e nausea e, se saranno necessari ulteriori richiami, li annunceremo immediatamente".

Con alcune indagini aggiuntive, gli scienziati hanno scoperto l'origine della contaminazione: l'olio di acido arachidonico (ARA), un additivo usato per arricchire le formule infantili perché favorisce lo sviluppo neurologico dei neonati. Questo ingrediente viene fornito da un produttore esterno con sede a Wuhan, in Cina. La città è nota anche per essere stata quella in cui è iniziato il calvario del Covid-19. Non solo Nestlé utilizza questo tipo di olio, ma anche altri produttori come Danone, portando così a richiami multipli di diversi marchi in molti Paesi.
Nel Regno Unito, i prodotti Nestlé finiti sotto richiamo comprendono diverse referenze della linea SMA: SMA Advanced First Infant Milk, SMA Advanced Follow-On Milk, SMA Anti Reflux, SMA Alfamino, SMA First Infant Milk, SMA Little Steps First Infant Milk, SMA Comfort e SMA Lactose Free. Sul fronte Danone, invece, l’allerta riguarda un solo prodotto Aptamil: la confezione da 800 grammi di First Infant Formula.
Anche Lactalis ha annunciato qualche giorno fa il richiamo volontario di 6 lotti del proprio marchio di latte per neonati Picot Lactalis Nutrition Santé (LNS) disponibili in farmacia e nei supermercati e distribuiti in 18 Paesi. Come spiegato nel comunicato ufficiale della multinazionale, il ritiro è avvenuto "a causa della presenza di cereulide in un ingrediente proveniente da un fornitore". I lotti interessati sono in vendita da gennaio 2025, con date di scadenza fino a marzo 2027.
La morte di due neonati in Francia ha attirato diversi sospetti
La questione ha preso un risvolto drammatico in Francia, dove le autorità sanitarie hanno avviato un'indagine su due neonati deceduti dopo aver consumato latte in polvere rientrante nei lotti richiamati. I casi riguardano un bambino nato a Natale e morto l’8 gennaio e una bambina di 27 giorni deceduta il 23 dicembre. Al momento però non è stato dimostrato un nesso causale certo tra la contaminazione e le morti, e le indagini continuano.

Secondo gli avvisi dell'FSA, la contaminazione da cereulide ha coinvolto prodotti venduti in decine di Paesi europei e, stando alle analisi di alcuni media, il ritiro potrebbe essere stato globale arrivando anche in Africa, America e Asia, oltre chiaramente all'Europa. L'agenzia britannica ha invitato i genitori che hanno acquistato i prodotti interessati a smettere di usarli immediatamente e a consultare un medico se il bambino ha già ingerito il latte.
In merito alla vicenda, Nestlé ha pubblicato sul proprio sito alcuni aggiornamenti ufficiali. Qui si può leggere che l'azienda ha individuato e sottoposto a test l'olio di acido arachidonico, utilizzato nella produzione delle formule sospette, e di aver attivato fornitori alternativi. Al momento però, fanno sapere di non aver riscontrato casi di malattia legati ai lotti richiamati. L'azienda ha inoltre affermato di aver completato le analisi necessarie e di aver aumentato la sua capacità produttiva per mitigare eventuali interruzioni di approvvigionamento.