Lo sapevate che il Chianti in origine era bianco? E che Michelangelo aveva una tenuta nel Chiantigiano o che Giuseppe Verdi amava molto questo vino? Sul vino toscano Chianti e sulla zona in cui nasce c'è da dire moltissimo e gli inizi sono assai lontani. Quindi direi di mettervi comodi e di leggere tutta storia.

Cominciamo dall'origine del nome: secondo alcune versioni potrebbe derivare dal termine latino clangor, ovvero rumore, a ricordare il suono delle battute di caccia nelle foreste di cui era ricca la zona; secondo altre deriverebbe dall’etrusco clante, ovvero acqua, di cui il territorio è ricco. Due letture che ci fanno comprendere da subito la prosperità e la fertilità del territorio. A differenza di tante altre zone della nostra penisola, qui la viticoltura non è debitrice nei confronti dei Greci, bensì degli Etruschi che furono i primi a modificare il paesaggio chiantigiano, abbandonando la pastorizia in favore dell'agricoltura. La coltura vinicola proseguì generosa durante l’Impero Romano e sopravvisse anche dopo le devastazioni barbariche, grazie all’impegno dei monaci benedettini e vallombrosiani. A partire dall’anno Mille si diffuse ovunque, sia nelle terre dei monaci sia in quelle del clero secolare e dei signori laici, la coltura “specializzata” della vite, che veniva allevata in forme basse a filari. Il termine “Chianti” compare per la prima volta in una pergamena del 790, mentre le prime pergamene in cui si fa riferimento alla vinificazione in Chianti sono del 913.

È proprio nel Medioevo che la vocazione vinicola della zona del Chianti, sulla scia degli insegnamenti dei monaci, si rafforza: già nel XII secolo, famiglie i cui nomi ancora oggi sono ben noti nel mondo del vino, come i Ricasoli (a Brolio dal 1141) e gli Antinori (produttori di vino dal 1385) inauguravano la loro produzione vinicola. Documenti dell'epoca ci dicono anche che il Chianti era un vino bianco – pur partendo da uva a bacca rossa – ed è difficile capire esattamente quando ci fu il passaggio al colore vermiglio. Certo è che ben presto si sentì l'esigenza di tutelarne la tipologia, sia per proteggere il nome che la qualità: da qui l'impegno della Lega del Chianti fin dal XIV secolo.

Qui ha inizio anche la leggenda del Chianti legata all'immagine di un gallo nero, al centro delle lotte secolari tra Siena e Firenze. La storia parte dall'idea di fissare il confine tra le due repubbliche con una disfida "pacifica", ovvero facendo partire due cavalieri dalle rispettive città al primo canto del gallo. I fiorentini, più scaltri, usarono un gallo nero lasciato senza cibo per giorni e per questo canterino già prima dell'alba. Fu così che il cavaliere fiorentino partì per primo e arrivò fino a Fonterutoli prima di incontrare il rivale senese, spostando molto a sud il confine fra i due territori. Il luogo segna ancora oggi la divisione fra le due provincie.

Una svolta decisiva si ha con il bando di Cosimo III de’ Medici, il quale nel 1716 avvertì la necessità di fissare i confini delle zone vinicole del Chianti (oggi Chianti Classico), di Pomino nel Chianti Rufina, di Carmignano e di Valdarno di Sopra, per proteggerle dalle contraffazioni. Il bando granducale, di fatto, costituisce il primo esempio di delimitazione delle zone di origine dei vini.

Un’ulteriore spinta al controllo della lavorazione e degli uvaggi si deve al “Barone di ferro”, personaggio storico del Chianti, l'ex presidente del Consiglio Bettino Ricasoli esigeva infatti la separazione dei raspi dalle vinacce, la fermentazione in vasi chiusi e una svinatura rapida seguita dal “governo all’uso toscano” (pratica antica basata sull'aggiunta di mosto da uve appassite al vino che ha appena terminato la fermentazione, avviandone quindi una seconda che si prolunga fino a primavera). Sua la formula che prevedeva l'uso di tre vitigni: per sette decimi Sangiovese e per due Canaiolo, entrambi a bacca rossa, con Malvasia del Chianti – cui s’aggiungerà in seguito il Trebbiano toscano, anch’esso a bacca bianca – per il restante.

Nel 1924, i produttori fondarono il “Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca d’origine” per tutelarne la produzione. Il simbolo scelto fin da subito fu il Gallo Nero, storico emblema dell’antica Lega Militare del Chianti, riprodotto fra l’altro dal pittore Giorgio Vasari nella sua “Allegoria del Chianti” sul soffitto del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Nel 1932, attraverso uno specifico decreto ministeriale, fu aggiunto il suffisso “Classico” per distinguere il Chianti prodotto nella zona di origine. La sua notorietà all'estero è legata soprattutto a un particolare contenitore, al fiasco, che permetteva di spedirlo senza che si rompesse. Nel 1574 un bando granducale fissò la sua capacità a 2,280 litri corrispondenti a “mezzo quarto” ma fu nel 1922, con l’ideazione della tappatura ermetica che il fiasco divenne un perfetto contenitore da spedizione mettendo letteralmente le ali alle esportazioni dei vini toscani.