
La feta, uno dei simboli della gastronomia greca e uno dei formaggi più conosciuti a livello internazionale, sta attraversando un momento difficile. Alla base della crisi c'è un'emergenza sanitaria che ha colpito gli allevamenti di pecore e capre del Paese, mettendo sotto pressione una filiera che dipende proprio dalla disponibilità di latte ovino e caprino. A causare la situazione è la diffusione del vaiolo ovino e caprino, una malattia che ha interessato numerosi allevamenti greci e che ha portato all'abbattimento di centinaia di migliaia di animali. Le conseguenze non riguardano soltanto gli allevatori coinvolti direttamente, ma anche tutto il comparto legato alla produzione della feta, dalla raccolta del latte fino alla trasformazione nei caseifici.
È bene specificare subito però che l'emergenza non riguarda la sicurezza alimentare: il vaiolo ovino e caprino colpisce gli animali ma non è una malattia trasmissibile all'uomo. Il problema riguarda soprattutto la disponibilità della materia prima necessaria per produrre il formaggio e la difficoltà di ricostruire gli allevamenti dopo le perdite subite.
L'epidemia mette sotto pressione gli allevamenti greci
L'emergenza è iniziata nell'estate del 2024 e, nel corso dei mesi, la diffusione della malattia ha coinvolto numerosi allevamenti del Paese, creando una situazione complessa per molti allevatori greci. Per contenere il contagio sono stati adottati interventi drastici, tra cui l'abbattimento degli animali presenti negli allevamenti colpiti: il numero degli animali eliminati ha superato quota 450mila, con migliaia di aziende coinvolte. Per chi lavora nel settore, la perdita degli animali rappresenta un danno che va oltre l'immediata riduzione della produzione: ricostruire un gregge richiede infatti tempo e investimenti, mentre la produzione della feta dipende da un equilibrio molto preciso tra allevamento, territorio e trasformazione artigianale.

La feta è un prodotto strettamente legato alla tradizione agricola greca e la sua realizzazione richiede latte proveniente da pecore e capre allevate secondo regole specifiche. La riduzione degli animali disponibili potrebbe quindi avere effetti sull'intera filiera, coinvolgendo non solo gli allevatori ma anche i produttori che trasformano il latte nel celebre formaggio. Per non parlare delle eventuali ripercussioni sul mercato internazionale, considerando che la feta è uno dei prodotti greci più conosciuti e richiesti fuori dai confini nazionali: una minore disponibilità di materia prima, quindi, potrebbe influenzare la produzione e, nel tempo, anche i prezzi per i consumatori.
Il vaccino contro il vaiolo ovino: una scelta difficile per la Grecia
Uno dei nodi più delicati della gestione dell'emergenza riguarda l'utilizzo dei vaccini contro il vaiolo ovino e caprino. Da una parte, la vaccinazione potrebbe rappresentare uno strumento utile per proteggere gli allevamenti e limitare la diffusione della malattia; dall'altra, il suo impiego comporta valutazioni legate anche al commercio internazionale. Il timore delle autorità greche, infatti, riguarda il rischio della Grecia di perdere lo status di Paese indenne dal vaiolo ovino, con possibili ripercussioni sulle esportazioni del prodotto: in un settore fortemente legato ai mercati esteri, ogni cambiamento nelle condizioni di produzione può avere effetti economici rilevanti. Secondo l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), le strategie vaccinali possono contribuire al controllo delle epidemie di vaiolo ovino e caprino, ma devono essere accompagnate da altre misure di gestione, come il controllo degli spostamenti degli animali e il monitoraggio dei focolai.

La situazione resta quindi complessa: da una parte c'è la necessità di proteggere gli allevamenti e fermare la diffusione della malattia, dall'altra quella di preservare una produzione che rappresenta un elemento importante dell'economia e della cultura gastronomica greca. La crisi della feta dimostra ancora una volta quanto siano fragili alcune eccellenze alimentari legate al territorio: dietro un prodotto conosciuto in tutto il mondo non ci sono soltanto ingredienti e tecniche di lavorazione, ma anche allevatori, animali e comunità rurali che contribuiscono ogni giorno a mantenerne vivi alcuni dei simboli delle culture gastronomiche locali.