
Immagina di guardare un frutto, prepararti al suo consueto sapore e imbatterti, invece, in un gusto molto diverso. È il caso della merendella: una specialità che sembra una mela ma in realtà è una pesca. Questo particolare prodotto della natura si trova in Calabria, ma una varietà simile esiste anche in Sicilia e prende il nome di "sbergia". Per molto tempo esposta soltanto tra i mercati in provincia di Catanzaro, la merendella sta vivendo una nuova fase, passando per le mani di tanti chef e maestri gelatieri che, oltre a saperla valorizzare, l'hanno resa una delle protagoniste dei menu estivi tra marmellate, dessert e piatti a base di pesce.
La merendella calabrese, una delle pesche più particolari d'Italia
Le pesche sono frutti estivi molto versatili, disponibili in numerose varietà. Ognuna ha proprie tratti distintivi, come per esempio aspetto e consistenza, che possono dipendere da diverse condizioni climatiche oppure dal tipo di terreno; ma anche la selezione umana gioca un ruolo importante: infatti, nel corso dei secoli, l'uomo ha selezionato e ibridato le pesche per ottenere varietà con caratteristiche sempre più pregiate. Nel caso delle merendelle, queste sono una varietà pregiata delle pesche nettarine, perfette da consumare fresche in macedonie o per preparare insalate. Annoverabile tra le eccellenze italiane, la merendella ha una forma tondeggiante e una buccia bianco-gialla con sfumature rosse: e sono proprio loro le principali artefici dell'inganno, che inducono in un primo momento a pensare di avere tra le mani una mela.
Quanto al gusto questa materia prima calabrese è estremamente succosa e dolce, con una nota aromatica che richiama miele e agrumi, combinazione che la rende molto apprezzata per il consumo fresco. Non essendo vittima di estrema commercializzazione, inoltre, è impossibile trovare due frutti identici: infatti, le merendelle vengono coltivate con metodi tradizionali, in piccoli frutteti e raccolte soltanto quando perfettamente mature. Il risultato è un'esplosione di profumi e sapori, ben lontani dai prodotti derivanti dalle catene commerciali.

Come utilizzare la merendella in cucina
La merendella arriva sulle sponde del Mediterraneo con Alessandro Magno, che la importò dall'Asia. E proprio sulla costa ionica, questo particolare frutto trova il suo habitat ideale per svilupparsi. I consumatori locali l'hanno tradizionalmente gustata fresca, immersa nel vino nelle sere d'estate oppure trasformata in ottima marmellata. Nelle cucine casalinghe si presta anche a diventare confettura oppure sciroppo, macedonia, può persino essere abbinata con formaggi a pasta morbida. Di recente, però, qualcosa è cambiato: la merendella si è tolta la veste di tesoro locale per entrare nei radar dell'alta gastronomia. Diversi chef a Catanzaro, ma anche nel Lametino o nella Valle dell'Esaro, hanno iniziato a sperimentare con questo frutto nei loro menu estivi. È nata così un'intrigante tendenza che la vede accostata a crudi di crostacei o a pesci dal sapore deciso, giocando su quel sottile equilibrio che unisce il dolce e il salato.
Le varietà: Madonna di giugno, Madonna di luglio e Madonna di agosto
Piccola e profumata, la merendella racconta la biodiversità della Calabria. E, sulle rive del mar Ionio, ne crescono diversi tipi che prendono il nome dal mese di maturazione (e raccolta): la prima pesca merendella dell'anno è la Madonna di giugno, e si distingue per una buccia verde e un sapore rinfrescante. Successivamente spunta la Madonna di luglio, che si raccoglie in piena estate e ha sfumature rosa; infine, c'è la Madonna di agosto, che matura nel periodo più caldo dell'anno e ha una buccia molto più chiara. Quest'ultima, dato un profilo aromatico molto caratteristico, è spesso utilizzata per farcire dolci e crostate. Da qualche anno si è aggiunta alla famiglia anche la Madonna di settembre, con polpa e buccia più gialla.