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16 Giugno 2026 10:15

Il Chianti diventa rosé: nasce la nuova versione Docg e la sottozona Terre di Vinci

Dopo cinque anni di lavoro arrivano le nuove regole per il Chianti: più controlli sull'origine del vino e il riconoscimento ufficiale di Terre di Vinci, il territorio che ha dato i natali a Leonardo.

A cura di Francesca Fiore
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Il Chianti cambia e, per la prima volta nella sua storia, apre al rosé. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle modifiche al disciplinare di produzione, la storica Docg toscana potrà essere commercializzata anche nella versione rosata. Una novità che segna una svolta per una delle denominazioni più conosciute del vino italiano, con oltre 70 milioni di bottiglie prodotte ogni anno e una forte presenza sui mercati internazionali.

L'approvazione del nuovo disciplinare porta con sé anche il riconoscimento della sottozona Terre di Vinci e un rafforzamento delle regole sui controlli e sulla tracciabilità. Per il Consorzio Vino Chianti si tratta del più importante aggiornamento degli ultimi anni, frutto di un percorso iniziato nel 2020 per adeguare la denominazione ai cambiamenti del mercato e alle nuove esigenze del settore.

Perché il Chianti punta sul rosé

La scelta di introdurre il Chianti Rosé arriva in un momento di profonda trasformazione del mercato del vino: negli ultimi anni i consumi di vini rossi hanno mostrato segnali di rallentamento in diversi Paesi, mentre i rosati continuano a registrare una domanda sostenuta, soprattutto tra i consumatori più giovani e nei mercati esteri. Secondo l'Osservatorio del vino di Unione Italiana Vini e i dati dell'Organizzazione internazionale della vite e del vino (Oiv), il rosato rappresenta una delle categorie più dinamiche del comparto, grazie alla sua versatilità e alla capacità di intercettare nuove occasioni di consumo.

Per il Chianti, storicamente associato al vino rosso, l'ingresso in questo segmento rappresenta un'opportunità per ampliare l'offerta e presidiare una fascia di mercato in crescita, soprattutto durante il periodo estivo. "Il nuovo Rosé ci permette di entrare in un segmento in espansione", ha dichiarato il presidente del Consorzio Giovanni Busi, sottolineando come la nuova tipologia possa contribuire a rafforzare la presenza della denominazione in momenti dell'anno tradizionalmente meno favorevoli alle vendite dei vini rossi.

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Come sarà il nuovo Chianti Rosé

Il nuovo vino sarà prodotto principalmente con uve Sangiovese, il vitigno simbolo del Chianti, nel rispetto dell'identità territoriale della denominazione; le aziende potranno utilizzare già le uve della vendemmia 2025 per le prime produzioni.

Secondo le stime del Consorzio, a regime il Chianti Rosé potrebbe arrivare a rappresentare fino a 10 milioni di bottiglie, una quota significativa all'interno della produzione complessiva della Docg, ma sarà il 2026 il primo anno utile per capire la reale risposta del mercato. L'obiettivo non è sostituire il Chianti tradizionale, ma affiancargli una nuova proposta capace di intercettare consumatori diversi e occasioni di consumo differenti.

Terre di Vinci diventa una nuova sottozona

Tra le novità approvate figura anche il riconoscimento ufficiale della sottozona Terre di Vinci. L'area entra così a far parte della geografia del Chianti Docg accanto a Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli e Rufina. Il riconoscimento arriva dopo anni di richieste da parte dei produttori locali e punta a valorizzare un territorio che lega il proprio nome alla città natale di Leonardo da Vinci. Per le aziende della zona si tratta di uno strumento importante per rafforzare il legame tra vino e territorio e per differenziare ulteriormente la propria offerta sul mercato.

Negli ultimi anni, infatti, molte denominazioni italiane hanno investito sul riconoscimento delle identità territoriali più specifiche, rispondendo a una crescente attenzione dei consumatori verso l'origine e le caratteristiche dei luoghi di produzione.

Il nuovo disciplinare introduce anche misure volte a rafforzare i controlli lungo la filiera. Tra queste, l'obbligo di ottenere il certificato di idoneità prima della commercializzazione di alcune partite di Chianti e Chianti Superiore e la comunicazione preventiva per determinati trasferimenti di vino ancora in fase di fermentazione.

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