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29 Luglio 2026 9:59

Il Brasile dice addio al foie gras: stop a produzione e vendita in tutto il Paese

Il presidente Lula ha firmato una legge federale che blocca la produzione e la vendita di prodotti derivanti dall'alimentazione forzata di anatre e oche.

A cura di Rossella Neiadin
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Il Brasile bandisce il foie gras. Il paese Sudamericano entra nella storia dei diritti animali con la firma da parte del presidente Luiz Inacio Lula da Silva della legge 15.475 del 23 luglio 2026, un provvedimento che vieta su tutto il territorio nazionale non solo la produzione, ma anche la commercializzazione di questo discusso prodotto e di qualsiasi altro alimento ottenuto tramite la pratica dell'alimentazione forzata, il cosiddetto gavage.

Con l'approvazione di questa norma il Brasile il primo Stato dell'America Latina a mettere fuori gioco con una norma federale tanto gli allevamenti quanto il prodotto a scaffale, un doppio fronte che, come sottolineano le associazioni animaliste, nessuna nazione dell'emisfero occidentale aveva finora aperto. Poiché la filiera brasiliana è minuscola, lo stop al commercio equivale di fatto alla fine delle importazioni dalla Francia, primo produttore mondiale. Il testo diventerà operativo 180 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, avvenuta il 24 luglio, ovvero a fine gennaio 2027.

Una battaglia durata sei anni

La firma non è un fulmine a ciel sereno ma il culmine di una mobilitazione civile cominciata nel 2020. A guidare la campagna è stata la filiale brasiliana di Animal Equality, supportata da attivisti, consumatori e un'opinione pubblica sempre più attenta alle tematiche del benessere animale.

L'obiettivo dell'associazione era chiaro: sensibilizzare legislatori e cittadini su una pratica di allevamento considerata da tempo incompatibile con gli standard moderni di tutela degli animali. Il disegno di legge 90/2020, a firma del senatore Eduardo Girão, ha superato la commissione Ambiente del Senato nel 2022 ed è stato licenziato in via definitiva dalla commissione Giustizia della Camera il 28 aprile 2026, senza passare per l'aula: un voto che i diplomatici brasiliani hanno descritto come unanime, e che non lasciava al presidente margini per accogliere le pressioni francesi a favore del veto.

Che cos'è il gavage e perché fa discutere

Per capire la portata della notizia bisogna fare un passo indietro e guardare a come nasce questa specialità di origine francese. Il foie gras (letteralmente "fegato grasso") si ottiene dal fegato di anatre e oche sottoposte a un procedimento chiamato, appunto, gavage, cioè un'alimentazione forzata e innaturale.

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Gli animali vengono nutriti almeno due volte al giorno (le oche fino a quattro) con un mangime a base di mais e grassi, somministrato tramite un tubo lungo venti-trenta centimetri inserito direttamente nella gola, con lo scopo di provocare una steatosi epatica, ovvero un accumulo patologico di grasso nel fegato. L'organo arriva così a ingrossarsi a dismisura, assumendo quella consistenza burrosa e quel sapore ricco tanto apprezzati nell'alta cucina.

Cosa succede nel resto del mondo

La decisione del Brasile, riportata dall'agenzia Reuters e ripresa dalla stampa di tutto il mondo, riaccende i riflettori su un dibattito che vede l'opinione pubblica sempre più spaccata.

In Francia il foie gras è tutelato per legge come parte del patrimonio culturale e gastronomico nazionale, e non stupisce che il via libera di Lula abbia irritato Parigi, dove i produttori francesi parlano apertamente di una violazione dell'accordo commerciale UE-Mercosur, il trattato di libero scambio tra Ue e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Nel resto d'Europa, però, il gavage è fuorilegge in molti Paesi: resta consentito solo in Francia, Ungheria, Bulgaria, Spagna e, in Belgio, nella sola Vallonia. Al contrario Italia, Germania e Regno Unito lo hanno proibito da decenni per ragioni di crudeltà, pur continuando a consentire importazione e vendita del prodotto finito.

A bloccarne anche l'ingresso sono finora India e Cina, ma per ragioni opposte: Delhi ha vietato le importazioni nel 2014 su spinta animalista, Pechino le tiene fuori perché produce in proprio circa il 30% del foie gras mondiale. Il Brasile si colloca da un'altra parte ancora: non inaugura la doppia interdizione (l'India ci è arrivata prima) ma è il solo Stato ad averla iscritta in una norma federale che colpisce il metodo di lavorazione, non il prodotto.

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