4 Agosto 2022 16:00

I giovani ristoratori scappano dalla provincia perché abbandonati dalle istituzioni

Un gruppo di giovani imprenditori con grande talento per la cucina costretti a chiudere a causa di continue minacce. Ciò che fa più male è però il silenzio: forze dell'ordine, istituzioni, politica, mai un afflato di supporto. Per questo LiLo lascia la provincia di Salerno per sempre.

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Se i giovani scappano dalla provincia italiana, spesso è colpa della solitudine a cui sono condannati. Questo è quanto emerge dal caso LiLo, un locale innovativo di Sala Consilina, in provincia di Salerno, che dopo sei anni di attività e la menzione su numerose guide gastronomiche di settore, si vede costretto a chiudere, con rimorso ma senza ripensamento.

Minacce continue da parte di bulletti locali, iniziative mai supportate dall'amministrazione, invidie e gelosie tipiche della nostra nazione hanno fatto prendere una dolorosa e inevitabile decisione. Tony Granieri, Antonio e Daniel Esposito, i tre soci del locale, si dicono tristi ma sono fermi nella propria decisione: LiLo – Libero Locale non riaprirà mai più. Un ristorante nato con l'entusiasmo di chi vuole fare qualcosa di buono per la propria terra: tutti e tre under 40, tutti con importanti curriculum, decisi a creare un polo di lavoro in una piccola città al confine tra la Campania e la Basilicata. Sei anni dopo finisce in un nulla di fatto. Impossibile o quasi poter far sbocciare una rosa a queste condizioni.

Sostegno in piazza, solidarietà ma nessuna risposta dalle istituzioni

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è avvenuta qualche settimana fa: il gestore di un vicino bar che da tempo minaccia i tre titolari ha deciso di passare dalle parole ai fatti. In un'affollata domenica sera, con il ristorante pieno, ha deciso di minacciare con un coltello il cuoco del locale, davanti a tutti i clienti terrorizzati. Il malintenzionato è stato arrestato e immediatamente rilasciato dalle forze dell'ordine, il suo bar è stato chiuso e immediatamente riaperto. A conti fatti oggi le minacce di quest'uomo continuano impunite.

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Quest'episodio ha però convinto i titolari di LiLo a dire basta a causa delle "condizioni di abbandono, spopolamento e degrado". Queste aggressioni avvengono "da qualche anno, ogni estate. Abbiamo reso noto al sindaco e alle forze dell'ordine gli episodi di cattiva civiltà che allontanano la clientela o la spaventano. Quest'anno — dicono in un comunicato — il copione non è cambiato e come ogni anno anche le nostre ragioni sono cadute nel vuoto e inascoltate fino all'epilogo di domenica sera, quando abbiamo subito un'aggressione fisica e verbale, corredata da numerose minacce verso di noi e i nostri cari, rei di aver parlato, scritto e denunciato il mal costume. Da 6 anni, con grande sacrificio, Li.Lo. si è posto come baluardo di buona ristorazione ma ancor prima come segnale culturale di resilienza, come faro in una piazza buia da anni. Abbiamo lottato le nostre battaglie, abbiamo creato una realtà apprezzata a livello nazionale e questo ci riempie di orgoglio e ci ha sempre spronati a vedere più opportunità che problematiche, a continuare ad investire consapevoli di aver scelto un luogo affascinante ma non facile, non comodo, non commerciale ma da domenica sera le cose sono inevitabilmente cambiate". I titolari soffrono della solitudine istituzionale in cui sono stati lasciati: di fatto non vengono tutelati neanche all'interno delle mura, non sono liberi di lavorare in sicurezza né di garantire la sicurezza dei clienti.

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I cittadini onesti si sono adoperati per i fratelli Esposito e Granieri scrivendo una lettera al prefetto di Salerno: "Un grido di dolore e una richiesta di aiuto che non possono essere più ignorati. Il recente episodio è solo la punta di un iceberg ben più grande, fatto di inciviltà, degrado, incuria, mancanza di tutela e garanzia dei valori primari del vivere civile diffusi su tutto il territorio comunale, ci impone di alzare la voce! Il nostro paese è diventato, negli ultimi anni, teatro di episodi di quotidiana inciviltà, in balia di qualche personaggio che, evidentemente impunito, pensa di poter fare il bello e il cattivo tempo, favorito da un clima di completa incuranza ed immobilismo delle Istituzioni e delle Autorità locali". Il prefetto di Salerno non ha risposto alla "richiesta d'aiuto" e al "grido di dolore", evidentemente è sordo. A questa lettera è seguito un sit-in di solidarietà e un'incredibile risposta del sindaco di Sala Consilina, Francesco Cavallone, che pur esprimendo dispiacere per l'accaduto dice che chi parla di "un clima di violenza e in balia di personaggi criminali, denota un evidente scollegamento con la realtà delle cose". Abbiamo provato a contattare il sindaco con e-mail e numerose chiamate, per dargli la possibilità di spiegare la solitudine in cui sono stati lasciati i tre ragazzi ma non c'è stato alcun riscontro.

Cosa succederà ora a LiLo – Libero Locale

La pagina Facebook del ristorante è deprimente: ci sono decine di foto piene d'entusiasmo, uno staff giovane e preparato che accoglie col sorriso tutti i clienti, ricette e piatti colorati, invitanti, per tutte le tasche e poi un messaggio in bianco, su sfondo nero, in cui si annuncia la chiusura. Mette davvero tristezza perché ci fa fare i conti con la realtà: l'Italia dei piccoli centri urbani deve fare i conti con retaggi che rimandano agli anni '60.

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Lo scoramento è tanto perché questa storia è davvero incredibile: a un mese dalla denuncia, correlata da circa due ore di video di tutte le risse e i tafferugli provocati all'esterno del pub-ristorante, non c'è stata ancora alcuna risposta da parte delle autorità competenti. In realtà circa una settimana dopo il misfatto i tre avrebbero deciso di riaprire ma il bulletto ha perpetuato le proprie azioni, con minacce alle famiglie dei soci: vista la sordità dei tutori della legge hanno deciso che non ne vale più la pena.

Questo è lo scoramento più grande: i fratelli Esposito proseguiranno con le proprie attività imprenditoriali, Granieri probabilmente andrà in una grande città (prima di LiLo ha fatto anche una fruttuosa esperienza all'Hisa Franko, 34° ristorante al mondo per la 50 Best), e Sala Consilina perderà un punto d'approdo per a Valle di Diano e la Basilicata orientale. In questi anni sono stati migliaia i clienti che da Salerno, Potenza e da tutto il Cilento hanno conosciuto Sala Consilina grazie a questi coraggiosi imprenditori: ora è tutto finito. L'ennesima piccola cittadina che perde un pezzo di storia contemporanea a vantaggio dei grandi centri urbani. Che peccato.

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Quello che i piatti non dicono
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