Formaggi italiani fatti con latte straniero e diciture di origine fasulle. “Latte versato” è l’inchiesta di Report messa in onda dopo una lunghissima battaglia legale durata due anni per accedere agli atti del ministero riguardanti la materia prima per i formaggi italiani. Gli atti concessi dal Ministero si riferiscono solo ai mesi di marzo, aprile, maggio e giugno del 2017 e sono stati passati anche a Coldiretti, i dati sono però allarmanti: tanti i grandi marchi coinvolti in questa storia. La collega Rosamaria Aquino ha sentito Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, che afferma di volere solamente trasparenza: “Puoi utilizzare il latte proveniente alla Romania ma devi scrivere che è latte rumeno, è questo quello che chiediamo”.

La lista: multinazionali, discount e caseifici

Mozzarelle, formaggi similari, formaggi Dop: un lungo elenco sui formaggi italiani esposti al mercato con diciture di origine fasulle. Migliaia le aziende coinvolte, con la trasmissione di Rai 3 che ha sintetizzato con i nomi più altisonanti:

Prealpi acquista tonnellate di formaggi e cagliate dalla Germania, le mozzarella dalla Danimarca e i formaggi a pasta dura dalla Finlandia. A Report dice di mettere l’origine in etichetta

Granarolo acquista il latte da Francia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria

Galbani acquista cagliate dalla Lituania, mozzarelle dalla Francia e creme di latte dalla Spagna. L’azienda milanese si difende dicendo che solo l’1% della produzione viene dalle cagliate ed è utilizzato per formaggini e mozzarelle che riportano l’origine in etichetta e sono per la ristorazione.

Polenghi, Giglio e Torreinpietra, tutte e tre sotto il gruppo Newlat, prelevano il latte crudo dall’Ungheria.

Parmalat compra il latte da Croazia, Slovacchia, Slovenia, Belgio ed Ungheria mentre il 30% dei grattugiati di tutta la produzione è polacco ma lo indica in etichetta.

I produttori di mozzarella Cuomo e Francia le comprano dalla Germania. I secondi affermano che le mozzarelle tedesche sono destinate alla ristorazione

I caseifici del Grana Padano oltre alla produzione DOP fanno grattugiati misti e sono acquistati da Ungheria, Germania e Polonia. Quelli del Parmigiano vengono da Lituania e Lettonia

Il sospetto di Report è che per decenni si sia voluto coprire il segreto sul latte italiano, con tonnellate di latte straniero importato, per poi coprirne la provenienza mentendo sulla produzione del latte nazionale, arrivando alla falsificazione dei dati. Tutto ciò ha portato al fallimento di migliaia di allevatori che non si sono piegati a questa pratica e ad una multa di quattro miliardi e mezzo di euro nei confronti del Bel Paese.

Chi ha messo il segreto sulla lista?

Ad apporre il sigillo sull’elenco delle aziende italiane produttrici di formaggio che utilizzano latte straniero è stato Silvio Borrello, direttore generale della Sanità animale del Ministero della Salute, che ai microfoni di Report vacilla sulle domande dichiarando che “Non posso fornire dati privati e commerciali e che i provvedimenti li firma il direttore generale. Se faccio un danno economico ad aziende che non volevano l’ostensione dei dati, avrei subito una lunga serie di richieste di risarcimento danni” e tutto questo nonostante la sentenza del Consiglio di Stato che imponeva l’accesso alla lista “Senza indugio”.

La replica del Consorzio Tutela Grana Padano DOP

Il Direttore generale del Consorzio Tutela Grana Padano Dop Stefano Berni ha risposto in merito alla questione della provenienza del latte nel Grana Padano. "La notizia che sta circolando in questi giorni, circa il fatto che il Grana Padano possa essere prodotto con latte straniero, è una sciocchezza assoluta, per diversi motivi" ha affermato Berni. "Il primo motivo è che sarebbe illegale; ma ci sono anche motivazioni più tecniche: non è possibile usare latte che ha fatto tanti chilometri per un formaggio così pregiato, perché la qualità della materia prima decaderebbe, facendogli perdere caratteristiche fondamentali per la caseificazione. Soprattutto per un prodotto a latte crudo, che è molto delicato, è tecnicamente impossibile usare latte che ha percorso grandi distanze" ha sottolineato il Direttore generale. "Infine, terza importante motivazione da sottolineare: il Consorzio del Grana Padano e l'ente di controllo CSQA sono le strutture che meglio operano per quanto riguarda la verifica, la vigilanza e il controllo in materia alimentare in Europa, tanto che siamo spesso chiamati a dare una mano ad altre produzioni".