
Promettono acqua più buona, meno cloro e, nei sistemi più sofisticati, anche la riduzione di nitrati e altri contaminanti. Ma i filtri per l’acqua domestica funzionano davvero? Altroconsumo l'ha verificato direttamente nelle case dei consumatori, analizzando l’acqua prima e dopo il trattamento di 12 impianti di diverse marche, tra cui Grohe, Culligan, Acqualife, Betterlife, IWM, Waterdrop e Seagull. Il risultato? Nel complesso le prestazioni sono buone, ma non tutti i sistemi fanno la stessa cosa e, soprattutto, non sempre installare un filtro è necessario.
Va fatta subito una precisazione: l'indagine non è una classifica e Altroconsumo non indica un vincitore o un “migliore del test”. Gli impianti analizzati erano già installati in abitazioni reali, in dieci diversi comuni italiani, e l’obiettivo era verificare sul campo che cosa cambia tra l’acqua del rubinetto e quella filtrata. Sono state effettuate 67 analisi tra microbiologia, sostanze chimiche e contaminanti. Più che cercare il migliore in assoluto, quindi, ha senso capire quali sistemi si sono comportati meglio rispetto alle diverse esigenze.
Carboni attivi o osmosi inversa? Dipende da cosa si vuole eliminare
Una delle indicazioni più chiare riguarda la tecnologia utilizzata: i filtri compositi a carboni attivi, infatti, si sono dimostrati molto efficaci nel ridurre cloriti e clorati, con effetti positivi anche sul gusto dell’acqua. Quando invece l’obiettivo è ridurre i nitrati, dall’indagine emerge una maggiore efficacia dell’osmosi inversa. Questa tecnologia, però, può eliminare anche una parte consistente dei sali minerali: un’acqua molto demineralizzata non è automaticamente un’acqua migliore.
Le differenze si vedono anche guardando i singoli prodotti. Grohe Blue Home, testato in tre abitazioni, offre acqua filtrata, refrigerata e gassata dallo stesso rubinetto e si è comportato bene sui composti del cloro, ma non ha rimosso i nitrati nei casi analizzati. Gli impianti a osmosi inversa Culligan Aqua Cleer Slim hanno invece mostrato una buona capacità di riduzione di nitrati e cromo. Per Acqualife, i modelli OsmoFiorGas e Gold Slim SZ hanno dato buoni risultati nella riduzione di alcuni metalli, mentre il Gold Slim SZ si è dimostrato efficace anche sui nitrati.
Buoni risultati sui parametri analizzati anche per Betterlife Alqua Frigo New, con riduzione di nitrati, trialometani e metalli pesanti e nessun problema microbiologico rilevato, a fronte però di un prezzo indicato nell’inchiesta di 4.300 euro, comprensivo di dieci interventi di manutenzione. IWM Osmotic Smart Concept pH Plus ha ridotto nitrati e composti del cloro, ma ha anche abbassato fortemente i sali minerali. Lo stesso limite emerge per Waterdrop G3 P800, sistema a osmosi inversa decisamente meno costoso – 512 euro in promozione e 811 euro di listino al momento dell’indagine – che nel campione analizzato ha dato buoni risultati su nitrati e, quando presenti, piombo e sodio. Seagull IV, infine, è un filtro composito più semplice, senza elettricità: ha mostrato un’ottima riduzione dei composti del cloro senza modificare calcio, magnesio e durezza, ma l’indagine non consente di stabilirne l’efficacia su metalli e nitrati.

Il calcare non è un problema per la salute. Occhio invece alla manutenzione
Proprio il calcare è uno dei motivi che più spesso spingono ad acquistare un sistema di trattamento dell’acqua. Ma Altroconsumo sottolinea un punto importante: il calcare non è dannoso per la salute. Eliminare il più possibile calcio e magnesio non significa quindi rendere l’acqua più salutare. Con alcuni sistemi a osmosi inversa il rischio, semmai, è quello opposto: ottenere un’acqua eccessivamente povera di minerali.
C’è poi una questione ancora più importante: la manutenzione. In due dei casi analizzati, un impianto Culligan a Guidonia e uno Acqualife a Cinisello Balsamo, nell’acqua trattata è stata rilevata la presenza di Pseudomonas aeruginosa, un batterio potenzialmente pericoloso soprattutto per i soggetti fragili. Secondo Altroconsumo, una contaminazione di questo tipo può essere collegata anche a una manutenzione insufficiente o a lunghi periodi di inattività. Cambiare le cartucce, effettuare l’igienizzazione e rispettare le indicazioni del produttore sono quindi parte essenziale dell’utilizzo di questi sistemi.

Quale filtro conviene davvero?
La conclusione dell’indagine è meno commerciale di quanto si potrebbe immaginare: il filtro migliore dipende prima di tutto da cosa c’è nell’acqua e da cosa si vuole ottenere. Nei campioni esaminati, per esempio, i metalli pesanti erano presenti solo in pochi casi, in concentrazioni molto basse e già ben al di sotto dei limiti di legge. Anche i 30 PFAS ricercati non sono stati rilevati: proprio per questo, però, l’indagine non permette di stabilire quanto i diversi filtri sarebbero efficaci nel rimuoverli.
Se il problema è soprattutto il sapore o l’odore legato al cloro, dunque, può essere sufficiente un filtro composito. Se invece esiste la necessità concreta di ridurre nitrati o determinati contaminanti, l’osmosi inversa può offrire qualcosa in più, tenendo conto della maggiore demineralizzazione e della necessità di una corretta regolazione e manutenzione.
Prima di spendere centinaia o migliaia di euro, insomma, la domanda da farsi non è soltanto “qual è il filtro migliore?”, ma soprattutto “che cosa devo davvero togliere dalla mia acqua?”. Conoscere la qualità dell’acqua che arriva al proprio rubinetto è il primo passo per capire se un impianto serve davvero e quale tecnologia abbia più senso scegliere.