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8 Luglio 2026 12:36

Diabete e cibo ultraprocessato: perché il tribunale Usa ha dato ragione alle multinazionali

Seguito da uno studio legale importantissimo, Brian Martinez ha perso la causa contro alcuni colossi del settore, come Kraft Heinz e PepsiCo. Il giudice americano ha escluso la responsabilità delle multinazionali per mancanza del nesso di causalità.

A cura di Lorenzo Napolitano
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Negli ultimi anni si sta sviluppando un crescente dibattito legale e scientifico intorno ai cibi ultraprocessati: appetitosi, pronti al consumo e accattivanti, rappresentano spesso una soluzione a cui è difficile rinunciare. Accanto a questi "pregi", però, ci sono delle insidie nascoste e rischi concreti per la salute. E, negli Stati Uniti, Brian Martinez ha deciso di intentare una causa contro i giganti del settore alimentare, tra cui Kraft Heinz e PepsiCo, provando a dimostrare che il suo diabete di tipo 2 e la steatosi epatica non alcolica fossero conseguenza di anni di consumo di prodotti ultraprocessati.

Pochi giorni fa, dal Tribunale distrettuale della Pennsylvania, è arrivata la risposta definitiva: la causa è stata respinta – tra l'altro, per la seconda volta – perché secondo i giudici americani una semplice correlazione tra assunzione frequente di cibi ultraprocessati e sviluppo di queste patologie non equivale a un rapporto di causalità.

Il caso: Martinez contro Kraft Heinz e altri colossi alimentari

Brian Martinez aveva già adito il Tribunale nel dicembre 2024, ma il giudice aveva respinto la denuncia ritenendola gravemente carente. Assistito dal celebre studio legale Morgan & Morgan, tra i più importanti negli Stati Uniti e specializzato in lesioni personali, negligenza medica e class action, il cittadino americano stavolta ha incluso maggiori dettagli sul suo consumo di alimenti ultraprocessati, elencando ben 179 prodotti ingeriti durante la giovinezza e specificando addirittura la frequenza. Tra le righe, Martinez ha anche affermato che ingredienti di alcuni prodotti, come il formaggio Kraft, causavano infiammazione sistemica, che nel tempo ha compromesso la funzionalità degli organi e desensibilizzato la segnalazione del recettore dell'insulina.

Il Tribunale distrettuale, dal canto suo, ha stabilito che il querelante non è comunque riuscito a dimostrare in modo definitivo che i prodotti alimentari confezionati abbiano causato il suo diabete di tipo 2 e la sua steatosi epatica non alcolica. Infatti, nella sentenza si spiega che la semplice menzione di prodotti non è sufficiente a provare che abbiano causato dei danni. Nel respingere la richiesta il giudice ha specificato che, il querelante, nell'intentare una causa contro produttori di alimenti per illeciti civili, deve dimostrare che i prodotti specifici consumati hanno causato il danno subito.

Le associazioni di categoria hanno accolto questa notizia come una grande vittoria: Linda Kelly, responsabile legale della National Association of Manufacturers, sul tema, ha dichiarato: “Le cause legali prive di fondamento e guidate da programmi ideologici non migliorano la salute pubblica o la sicurezza dei prodotti. Al contrario, creano confusione e aumentano i costi per i consumatori e minano la certezza normativa di cui i produttori hanno bisogno per fornire alimenti sicuri e nutrienti che siano accessibili ed economici per le famiglie americane”.

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Le altre sfide legali contro i cibi ultraprocessati

L'archiviazione di questo caso rappresenta un'altra vittoria per i colossi del confezionato, che si trovano ad affrontare un numero crescente di contenziosi e normative statali incentrate sulla tutela dei consumatori. Nell'ultimo anno, infatti, i produttori sono riusciti a bloccare l'obbligo di etichettatura in Texas, che imponeva avvisi in caso di coloranti artificiali o additivi, e a congelare un provvedimento analogo in West Virginia: in quest'ultimo caso, una sentenza ha sospeso una riforma innovativa che avrebbe limitato l'uso di sette additivi dal 2028.

Questa giurisprudenza non fa ben sperare per un altro ricorso molto seguito in Usa, depositato ad aprile contro altri produttori a New York. Presentata al Tribunale distrettuale del Wisconsin orientale, questa azione mira a collegare i problemi di salute di una consumatrice agli ingredienti dei cibi. Nel frattempo, mentre i singoli cittadini incontrano grandi difficoltà a far valere le proprie ragioni, il settore si prepara ad affrontare la sfida più complessa: la prima offensiva governativa, intentata dalla città di San Francisco, che ha trascinato in tribunale alcune multinazionali accusandole di vendere alimenti ultraprocessati dannosi per la salute pubblica.

Questa giurisprudenza non fa ben sperare per un'altra causa molto seguita in Usa, intentata ad aprile, contro altri produttori di alimenti ultraprocessati. Presentata al Tribunale distrettuale del Wisconsin orientale, questo ricorso mira a collegare i problemi di salute di una consumatrice agli ingredienti di questi alimenti. Nel frattempo, mentre i singoli consumatori incontrano grandi difficoltà a far valere le proprie ragioni, il settore si prepara ad affrontare la sfida posta dalla prima causa governativa intentata da San Francisco. La città californiana ha infatti fatto causa ad alcune multinazionali alimentari presenti negli States, accusandole di produrre e vendere alimenti dannosi per la salute delle persone: nel mirino, ci sono ancora una volta i cibi ultraprocessati.

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