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28 Novembre 2022 15:42

Crisi olio: perso un terzo della produzione nazionale. Aumentano costi e prezzi

Cala di circa un terzo rispetto allo scorso anno la produzione nazionale di olio extravergine di oliva. Alla base della crisi l'aumento dei costi di materie prime, siccità ed eventi atmosferici estremi. Si alzano i costi per le aziende e i prezzi per i clienti.

A cura di Alessandro Creta
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L'ipotesi era stata paventata qualche settimana fa ma ora è praticamente ufficiale. Dalla campagna olivicola 2022 uscirà appena un terzo dell'olio rispetto allo scorso anno: circa 207 mila tonnellate contro le 315 che avevano chiuso la stagione 2021. In estrema sintesi: è stata persa quindi più di una bottiglia di extravergine di oliva su tre, con annesso aumento dei costi che si riverserà poi sui prezzi al dettaglio per i clienti. È direttamente Coldiretti a lanciare l'allarme in occasione della Giornata mondiale dell'olio nuovo, pubblicando un dossier redatto dalla stessa Coldiretti assieme a Unaprol su dati Ismea in riferimento a "… un anno – si legge nella nota pubblicata – profondamente segnato dai cambiamenti climatici, fra maltempo e siccità con il moltiplicarsi degli eventi estremi, dalle tensioni internazionali con la guerra in Ucraina e dai rincari di energia e materie prime che pesano su aziende e famiglie".

Crisi dell'olio: al Sud le maggiori perdite

I cali più significativi si registrano al Sud Italia, in particolar modo nelle Regioni più vocate all’olivicoltura. Tra tutte Puglia alla Calabria, che da sole rappresentano il 70% della produzione a livello nazionale.

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In Puglia, cuore dell’olivicoltura italiana, "si arriva a un taglio del 52% a causa prima delle gelate fuori stagione in primavera e poi dalla siccità" comunica Coldiretti, mentre il Salento ha dovuto fare i conti con la "… Xylella, che ha bruciato un potenziale pari al 10% della produzione nazionale". Non se la passano meglio la Calabria (-42% rispetto al 2021) e la Sicilia, alle prese con un -25%. Perdite in parte controbilanciate dagli aumenti produttivi delle Regioni del Centro Italia. In Lazio si registra un +17% mentre Umbria e Toscana si appaiano con un +27%. Situazione simile al Nord: l'Emilia Romagna cresce del 40% rispetto al 2021 mentre la Liguria si assesta sul +27%.

Poco olio e molti costi: aziende in perdita

In un contesto del genere a pagare il prezzo più alto della crisi dell'olio sono le aziende olivicole, in particolar modo quelle che producono olio extravergine di qualità. Da una parte i rincari di materie prime ed energia (+170% per i concimi, +129% per il gasolio nelle campagne mentre il vetro costa oltre il 30%, e l'elettricità quintuplica rispetto all'anno scorso), dall'altra siccità e eventi atmosferici estremi a danneggiare ulivi e frutti. "In questo scenario – informa Coldiretti – i costi delle aziende olivicole sono aumentati in media del 50% e quasi 1 realtà su 10 (9%) lavora in perdita con il rischio di chiusura, secondo dati Crea". A pagarne le conseguenze anche i clienti finali, chiamati a mettere ulteriormente mano al portafoglio pur di acquistare un olio extravergine di oliva di qualità.

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