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30 Maggio 2022 15:00

Cos’è il Pirlo, l’aperitivo tutto bresciano e (forse) padre dello Spritz

Si chiama Pirlo, ma non è un omaggio all'ex calciatore della Nazionale. Potrebbe sembrare uno Spritz, ma guai a confondere i due drink. Alla scoperta del tipico aperitivo bresciano, che sarebbe nato prima proprio dello Spritz.

A cura di Alessandro Creta
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L'happy hour di Brescia è all'insegna del Pirlo, un drink mix di leggerezza e amaro simbolo degli aperitivi in città. E sarebbe anche il "padre" dello Spritz veneziano. Ma sulla laguna potrebbero non prenderla tanto bene…

Se in tutta Italia, o forse meglio dire in tutto il pianeta, il nome di Pirlo è legato in modo indissolubile al mondo del calcio, dalle parti di Brescia (tra l’altro, provincia in cui l’ex centrocampista è nato e cresciuto) Pirlo non è solo un cognome illustre legato al pallone, ma un qualcosa al quale i locali sono strettamente legati ancor prima che il Maestro diventasse calciatore. Se, infatti, c’è un Pirlo conosciuto in tutto il mondo, ce ne è un altro ben meno noto ma di cui i bresciani sono fieramente gelosi.

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Brescia

Stiamo parlando, in questo secondo caso, di uno degli aperitivi più caratteristici della città lombarda: il Pirlo, manteniamo la maiuscola, è un drink dal quale ogni giovane del capoluogo è passato almeno una volta nella vita.

Una specie di Spritz, in estrema sintesi e per rendere meglio l’idea, anche se dal confronto qualcuno potrebbe rimanere offeso. Dal tipico aperitivo veneziano infatti differisce per alcuni aspetti. Il principale? Nel Pirlo viene utilizzato il vino bianco, frizzante o fermo a seconda delle preferenze. L’importante è che non sia Prosecco, must indiscutibile invece dello Spritz. Una differenza sostanziale, un trabocchetto in cui non cadere: se ci si trova a Brescia, insomma, la parola d’ordine per l’aperitivo è solamente una, Pirlo.

Come si fa il Pirlo

Potere del campanilismo di cui noi italiani siamo fieri portabandiera, da sempre esiste questo dualismo tra lo Spritz e il Pirlo. A Brescia affermano come sia nato per primo il loro cocktail, a Venezia sostengono invece come lo Spritz abbia preceduto il drink lombardo. Certo è come sia il secondo più noto a livello nazionale, con il suo successo trainato sicuramente anche dalla maggiore popolarità della città sulla laguna.

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Nel 2017 però il New York Times ha eletto proprio il Pirlo come cocktail dell’anno, favorendo una maggior diffusione (e soprattutto conoscenza) della versione bresciana. Se, tra l'altro, dobbiamo seguire le indicazioni della classificazione internazionale dei cocktail da parte dell’Iba (International Bartenders Association), il Pirlo sarebbe nato prima del suo cugino veneto.

Anche se, almeno all’occhio, possono sembrare simili, Pirlo e Spritz giocano le loro personali partite su campi differenti, e probabilmente è solamente il campanilismo della gente ad averli messi uno contro l’altro. Come detto, infatti, nel drink bresciano si utilizza il vino bianco fermo o frizzante, mentre in quello veneziano è d’obbligo il Prosecco. Il Pirlo poi chiama il Campari, mentre il classico Spritz è a base di Aperol, a meno di specifiche varianti da parte del cliente.

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I vini bianchi maggiormente utilizzati per realizzare il Pirlo? Doc come la Lugana (solo il fermo secco), Curtefranca bianco, Capriano del Colle bianco, oppure vini Igt quali Valcamonica, Montenetto o Ronchi di Brescia.

Perché si chiama Pirlo

Apparentemente potrebbe sembrare quasi un omaggio all’ex calciatore azzurro, ma ovviamente Andrea Pirlo, pur bresciano, non c’entra niente con il drink suo omonimo. Secondo la tradizione il nome deriverebbe dall’espressione dialettale pirlare, vale a dire cadere, e si riferirebbe al Campari che, versato nel vino bianco, si mescola prima cadendo in fondo al bicchiere prima di risalire verso la superficie in un dolce movimento circolare.

Qualora si dovesse transitare per Brescia, insomma, meglio evitare figuracce durante l’happy hour. Chiedete un Pirlo, non confondetelo con lo Spritz e state certi che nessun barista vi guarderà storto.

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