Nuovo Dpcm diffuso dal premier Giuseppe Conte in un’attesa conferenza stampa domenicale. Nuovi orari per tutte le attività di ristorazione, secondo quanto stabilito dal governo, e piccoli sensibili accorgimenti per stoppare la curva del contagio dovuta alla seconda ondata di Covid-19. Il decreto entra in vigore oggi, lunedì 19 ottobre.

Ecco cosa cambia per ristoratori e clienti

I cambiamenti nel nuovo decreto sono pochi a dir la verità. Potrebbe essere visto come un'integrazione del Dpcm del 13 ottobre. In sintesi vediamo che

  • Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5 del mattino alle ore 24 con consumo al tavolo;
  • massimo di sei persone per tavolo;
  • locali aperti sino alle ore 18 in assenza di consumo al tavolo;
  • resta intatta la possibilità di continuare le consegne a domicilio e il servizio d'asporto ma "con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze dopo le ore 21″; fatte esclusioni le regioni che hanno norme più stringenti;
  • alle 21 scatta invece il divieto di vendere alcolici da asporto;
  • è fatto obbligo per gli esercenti di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti.

Nuovo decreto: tra chiusure e delivery, il Dpcm spiegato nel dettaglio

Le attività commerciali legate al food&beverage dovranno chiudere tassativamente entro le ore 24 e potranno riprendere la loro attività solamente a partire dalle ore 5 del mattino. In accordo col Comitato Tecnico Scientifico, Conte ha stabilito che le attività di pub, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie sono consentite solo ed esclusivamente dalle 5 alle 24 se il consumo avviene ai tavoli. Se il locale non dispone di servizio al tavolo la somministrazione è permessa fino alle ore 18, dopodiché gli esercenti possono affidarsi solo al delivery.

L'asporto e il delivery sono consentiti fino a mezzanotte. Nei ristoranti, al tavolo potranno esserci 6 persone al massimo a prescindere da nuclei familiari oppure no. I ristoranti, inoltre, dovranno affiggere cartelli con il numero massimo di persone ammesse nel locale secondo le disposizioni vigenti.

Fanno eccezione alle regole legate agli orari tutte le attività di ristorazione negli ospedali, negli aeroporti e lungo le autostrade. Il nuovo Dpcm entra automaticamente in vigore in tutta Italia, fatta eccezione per le regioni che hanno già regole più stringenti di quelle emanate da Giuseppe Conte.

Stretta anche a sagre e fiere locali: divieto assoluto per tutte le manifestazioni di carattere nazionale e internazionale, sospesi anche i congressi che non si svolgono a distanza.

Il nuovo dpcm "corregge" il precedente

Come si è potuto constatare, il nuovo decreto ha cambiato davvero poco per il mondo della ristorazione, ma Conte è dovuto intervenire ugualmente, perché? Perché il decreto del 13 ottobre presentava un vuoto normativo "sfruttato" da alcuni commercianti in questa settimana. Nel dpcm precedente i locali avevano effettivamente la chiusura obbligatoria alle 24 ma non era previsto alcun orario di apertura.

Il caso più eclatante è avvenuto a Catanzaro dove Aldo Manoieri, titolare del Bar Plaza Cafè di Catanzaro Lido, è diventato una vera star dei social perché ha "beffato" il Dpcm "anti movida". Alla mezzanotte del 14 ottobre Manoieri ha chiuso il locale e lo ha riaperto 15 minuti dopo. I vigili urbani intervenuti non hanno potuto far altro che dargli ragione dopo aver preso in esame il decreto.

Il caso di Catanzaro è stato "preso ad esempio" anche in Emilia Romagna e si è applicato a quei locali che, in tempi di "pace" sono aperti 24 ore su 24. A differenza degli altri, non hanno esposto l'orario di apertura e chiusura. Ecco quindi che il Dpcm, nel loro caso, non aveva "valore". Il nuovo decreto emanato da Conte cambia le carte in tavola correggendo questa piccola falla normativa.

I dubbi del Comitato Tecnico Scientifico

Sebbene nella serata di ieri Conte abbia parlato a nome del governo e del Comitato Tecnico Scientifico quest’ultimo, soli 6 giorni fa, aveva espresso numerose perplessità sul precedente Dpcm.

Come scritto dal Corriere della Sera "per quanto riguarda la proposta di limitazione alla partecipazione nei ricevimenti connessi alle cerimonie civili e religiose a un massimo di 30 persone, il Cts, rilevando l’attuale assenza di evidenze scientifiche, prende atto del numero indicato dallo schema del Dpcm, improntato al principio di massima precauzione al fine di contenere il contagio da SARS-CoV-2 nell’assoluto rispetto delle misure precauzionali e di stretta osservanza delle procedure e delle norme vigenti".

Stessa cosa per le raccomandazioni sulle feste private, per cui c'è ancora il limite di 6 persone, di conseguenza la limitazione di 6 posti per tavolo al ristorante potrebbe non aver trovato un parere positivo del comitato. Quest’ultimo la settimana scorsa si è limitato a "prendere atto" delle decisioni di Conte per quanto riguarda la ristorazione e gli eventi sportivi.