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5 Maggio 2026 15:00

Sannakji, la particolare tradizione coreana di mangiare un polpo (quasi) vivo

Polpo ancora in movimento nel piatto: il sannakji coreano tra tradizione gastronomica, rischi e polemiche social.

A cura di lorenzonapolitano
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Viaggiare per il mondo permette di abbracciare culture nuove, scoprire luoghi e assaporare tradizioni culinarie ben differenti da quelle a cui si è abituati. Una delle esperienze più forti in tal senso si può vivere in Corea del Sud, patria del sannakji. Questo piatto non è da consumare con leggerezza, bensì con la massima attenzione dato che il polpo, protagonista di questa ricetta, viene servito ancora… "vivo". In realtà, non si tratta di un polpo vivo nel senso letterale, ma quasi: dato che è stato ucciso pochissimo tempo prima è ancora in movimento per via dell’attività nervosa residua.

Considerato una prelibatezza dai locali, il sannakji ha catturato l'attenzione di tantissimi turisti grazie anche alla diffusione di video sui social: provare questa pietanza è diventato una vera e propria challenge, che si sta diffondendo su Instagram e Tiktok, nonostante sia considerata pericolosa e immorale.

Cos'è e come si mangia il sannakji: un'esperienza che può rivelarsi mortale

Il sannakji fa parte della categoria degli hoe, una famiglia di piatti a base di pesce crudo tagliato a piccoli pezzi e intinto in vari condimenti: in questo caso prevalentemente olio di sesamo, ma anche salsa di soia e aceto. È un piatto diffuso in tutta la Corea del Sud, che si può trovare in diversi locali, con un costo variabile tra i 15.000 e 30.000 won, l'equivalente di una fascia di prezzo che oscilla tra i 10,00 e i 17,00 euro. Lì viene considerato una vera e propria prelibatezza, carica non solo di gusto ma anche di significato: per i coreani infatti non è crudeltà, ma una vera tradizione radicata nella cultura gastronomica, fatta di rispetto per l'ingrediente e la sua origine marina. Molti però lo associano anche a benefici simbolici come ad esempio virilità, forza e resistenza.

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Il piatto si presenta, nella maggior parte dei casi, come un insieme di tanti piccoli pezzi di polpo ancora in movimento. Ciò però non vuol dire che sia realmente vivo, almeno in questo caso: infatti, sia locali che turisti tendono a gustare un piatto composto da tanti piccoli pezzi di polpo che si muovono per mezzo del suo sistema nervoso altamente distribuito, con gangli nei tentacoli, cosa che permette ai nervi di continuare a contrarsi. Il sale, poi, che spesso viene messo sul polpo, a contatto con le terminazioni nervose sensibili, contribuisce a creare l'effetto inquietante del movimento.

Viscido e molliccio, il sannakji è accompagnato da contorni croccanti come cetrioli, carote e rape sott'aceto. Non è mancata la versione più "strong" di quest'esperienza, che ha alimentato il dibattito internazionale per i metodi di preparazione e consumo. Come si vede in alcuni video, c'è anche chi mangia il polpo intero, vivo, arrotolandolo intorno alle bacchette.

In entrambi i modi, i rischi a cui si va incontro non sono da sottovalutare: le ventose infatti possono restare attaccate ai denti, alla gola o al palato, provocando un soffocamento che si può rivelare mortale. Gli esperti infatti consigliano di tagliare i tentacoli in pezzi ancora più piccoli e masticarli a lungo prima di ingoiare, così da neutralizzare la potenza delle ventose. Di conseguenza, è altamente sconsigliato provare il sannakji in stati di alterazione psicofisica, come per esempio, da ubriachi.

Questo piatto, inoltre, è pericoloso anche per un altro motivo: il consumo di prodotto crudo non trattato. In alcuni mercati di Seoul, capitale del Paese, è perfino possibile acquistare il polpo che si preferisce e portarlo direttamente al ristorante che lo trasforma in sannakji.

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La differenza con la tradizione barese: la celebre "merenda dei pescatori"

Il tribunale dei social ha emesso sentenze contrastanti. Se da un lato c'è chi si indigna dinanzi a certe pratiche, dall'altro lato c'è anche chi coglie similitudini con la tradizione barese. Bari, infatti, è famosa per la sua pesca ed il polpo è tra i principali prodotti dell'Adriatico.

Cosa succede, di preciso, nel capoluogo pugliese? Qui il polpo viene consumato "crudo", ma soltanto dopo la secolare tecnica dell'arricciatura. La prima fase del processo è la sbattitura, un po' cruenta, in cui l'animale viene ucciso sbattendolo sugli scogli ripetutamente, fin quando i tentacoli non risultano distesi e ammorbiditi. Ripulito dalle interiora, poi, si passa a percuoterlo con una paletta di legno piatto per eliminare eventuali residui. Infine, il polpo si strofina sullo scoglio e si risciacqua in mare, conservandolo in una bacinella – contenente acqua salata – e lo si culla. In questo modo si formeranno dei "riccioli", da qui deriva proprio il nome di polpo arricciato.

Ci sono quindi differenze significative: in Corea il polpo è tagliato, vivo, a piccoli pezzi e servito subito. In Puglia invece viene sottoposto ad un trattamento manuale che rende la carne tenera e croccante senza alcuna cottura; notiamo, tuttavia, un trattamento che porta sofferenze all'animale da entrambe le parti.

Sannakji, la crudeltà virale sui social

Chiarite le differenze, c'è da approfondire l'agghiacciante tendenza di riprendersi mentre si mangiano polpi vivi: turisti, influencer e creator, infatti, giunti in Corea, si fiondano all'assaggio del sannakji. Il piatto, prima di diventare popolare per la proliferazione massiccia di video, è stato presentato sul grande schermo con il film OldBoy (2003), in cui il personaggio Choi Min-sik mangia un polpo vivo in un bar. Da quel momento, i clienti scelgono l'animale da piccoli acquari spesso sovraffollati, consumando un piatto che nella maggior parte dei casi viene anche cestinato dopo il primo assaggio. Così la sofferenza si trasforma in spettacolo social-dipendente e acchiappa like, senza considerare, tra le altre cose, che i polpi sono tra gli animali più intelligenti e sensibili della terra, con ben nove cervelli – o meglio un cervello più 8 gangli principali – e tre cuori. Insomma, mangiarli vivi per puro intrattenimento è una pratica fortemente criticata, ma a maggior ragione considerando stime locali che contano circa 6 morti l'anno in Corea per soffocamento da sannakji.

Al di là della curiosità e dell’attrazione mediatica, il sannakji resta un piatto che richiede consapevolezza: non solo per i rischi legati al consumo, ma anche per le implicazioni culturali ed etiche che porta con sé. Più che una semplice “sfida” da social, è una tradizione complessa, che merita di essere compresa prima ancora che giudicata o imitata.

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