11 Novembre 2022 11:00

Come scegliere i legumi al supermercato: scatola, vetro e a cosa fare attenzione

Come scegliere i legumi al supermercato? Meglio optare per quelli confezionati in vetro oppure in scatole di latta? Quali accorgimenti dovremmo adottare per comprare un prodotto migliore possibile? I consigli.

A cura di Alessandro Creta
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Risultano tra gli alimenti più consumati in Italia, preziosa fonte di proteine vegetali oltre che buoni e sostanziosi. I legumi ricoprono una parte importante della nostra dieta, sempre più gente li consuma e ormai rappresentano quasi un quarto di tutte le proteine assunte sulle tavole dello Stivale. Nell'ultimo decennio è esponenzialmente cresciuto il numero di consumatori di legumi: secondo dati Istat rispetto al passato è aumentato del 47% il quantitativo di italiani che li mangia almeno una volta a settimana (specialmente quelli conservati), mentre sono almeno tre le porzioni settimanali consigliate dalle linee guida nutrizionali del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria). I giovani sembrano non avere ancora una passione alimentare per questo tipo di prodotto, i più grandi invece ne fanno sempre più uso, anche per la facile reperibilità e la semplicità di utilizzo e fruizione. Questo specialmente per quanto riguarda i legumi già pronti, in vetro oppure in scatola, che necessitano di veloci passaggi in cucina prima di essere mangiati (a differenza, invece, di quelli secchi per i quali sono richieste molte ore in ammollo).

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Lenticchie, ceci, piselli, fagioli solo per citare i più acquistati e consumati. In Italia abbiamo circa 150 mila ettari coltivati a legumi, per quanto la produzione nazionale si sia drasticamente ridotta rispetto al passato, accentuando la dipendenza dall’estero. Anche per questo in fase di scelta e acquisto al supermercato è necessario prestare attenzione ad alcune indicazioni per potersi portare a casa un buon prodotto, biologico e possibilmente italiano.

Legumi in Italia: per la maggior parte sono stranieri

"In piena pandemia da Covid – si legge in una nota di Coldiretti – le importazioni di legumi in Italia hanno superato i 400 milioni di chili, in crescita del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con un balzo del 16% per i piselli, sulla base dei dati Istat relativi ai primi dieci mesi del 2021″. Tradotto in numeri spiccioli: oggi tre piatti di legumi su quattro (in particolare fagioli, lenticchie e ceci)  sono di derivazione straniera, specialmente Stati Uniti e Canada, ma anche Messico e Turchia.

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E non sempre i criteri qualitativi, tra coltivazione e lavorazione post raccolta, sono gli stessi vigenti anche nel nostro Paese. "Occorre assicurare che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri – continua Coldiretti – garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute". Detto ciò come possiamo comportarci in fase di scelta pre acquisto al supermercato? Come scegliere i giusti legumi, nello specifico quelli già cotti e pronti al consumo?

Come scegliere i legumi: a cosa fare attenzione

Come sempre è importante leggere l'etichetta dei prodotti. Questo discorso vale per i legumi così come per qualsiasi altro alimento, dalla passata di pomodoro fino al tonno in scatola (o in vetro), solo per fare un altro paio di esempi. A cosa bisogna prestare attenzione?

I legumi pronti presentano valori nutrizionali leggermente inferiori a quelli freschi, in quanto hanno subito un precedente processo di cottura in acqua bollente prima del confezionamento, per facilitarne la conservazione. Restano tuttavia un'ottima fonte di proteine, una valida e più veloce alternativa alla carne. Detto ciò, però, ceci, fagioli, piselli di questo tipo sono conservati in un liquido (chiamato di governo, comunque commestibile) salato, quindi bisogna fare attenzione alla quantità di cloruro di sodio presente in ogni confezione (e considerare la quantità massima consigliata dall'Oms, pari a 5 grammi giornalieri totali). Non solo, in alcune scatole (così come in vetro) vengono anche utilizzate dosi di zucchero e glutammato monosodico come correttori di sapore. Anche per questo è consigliabile sciacquare in acqua corrente il prodotto prima di consumarlo, seppur in senso assoluto sarebbe meglio scegliere marche che contengono poco sale ed evitare quelle che addizionano zucchero e glutammato.

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Contenitori in vetro o latta? Sicuramente il primo è migliore per il confezionamento e la conservazione dei legumi, poiché meno soggetto a deperire e rovinarsi. In questo caso prestare attenzione al mantenimento del sottovuoto: per capirlo basterà esercitare una leggera pressione con le dita sulla parte centrale del tappo. Se questa emetterà un ‘click‘ significa allora che dell'aria è entrata nella confezione, quindi meglio sceglierne un'altra (ed eventualmente segnalare il tutto a un inserviente). Le scatolette di alluminio per vari motivi invece potrebbero arrugginire, deformarsi, ammaccarsi e rompersi, favorendo l'ingresso dell'ossigeno (capace di deteriorare il contenuto interno) oppure il rilascio di sostanze chimiche dannose per la salute.

Per non rischiare cerchiamo di optare per lattine prive di un additivo chimico chiamato bisfenolo A (tra i più utilizzati per i rivestimenti interni), certificate con la dicitura Bpa Ni o Bpa Free. In questo modo saremo sicuri che non verranno rilasciate nella confezione sostanze potenzialmente dannose. Occhio inoltre alla data di confezionamento dei legumi: meglio che questa non sia antecedente a 24 mesi prima del loro consumo.

Come detto, poi, attenzione alla provenienza del prodotto. In alcuni Paesi esteri esportatori esistono linee meno stringenti rispetto all'Italia per quanto riguarda l'utilizzo di sostanze chimiche in fase di coltivazione e mantenimento delle piante (tra pesticidi e fertilizzanti poco naturali) e, anche per questo, sarebbe preferibile optare per prodotti biologici, riconoscibili dalla fogliolina verde. L’indicazione dell'origine è obbligatoria per i prodotti da agricoltura bio, segnalati da diciture come  ‘agricoltura Italia', ‘agricoltura UE', oppure ‘extra UE'. Negli altri casi invece non la legge non prevede l'informazione sulla provenienza, ed è per questo che l'eventuale origine italiana viene inequivocabilmente comunicata sulla confezione.

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