18 Novembre 2022 11:00

Com’è nato il gesto della torta in faccia? Dal cinema muto a simbolo di protesta

Nato come gag comica nell'Ottocento in America, il gesto della torta in faccia diventa protagonista del cinema muto e della comicità statunitense per poi trasformarsi in un simbolo di protesta in tutto il mondo.

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Lanciare una torta in faccia a qualcuno è un simbolo universale della comicità. Fa ridere vedere il bellimbusto beccarsi in pieno volto tutta quella panna, un gesto di sprezzo e forza, spesso associato proprio agli atti di ribellione. Ma perché proprio la torta? Da dove viene questa usanza? La prima testimonianza ufficiale dell'uso delle torte nella comedy è datato 1909, quindi neanche tanto tempo fa. In piena Belle Époque e agli albori dell'epopea del cinema.

La storia delle torte in faccia come simbolo di derisione

Il primo film in cui vediamo qualcuno lanciare una torta in faccia a qualcun altro è Mr.Flip, film del 1909 in cui il protagonista viene colpito da un dolce dopo aver tentato di corteggiare una donna. A partire dal 1913 questa pratica comincia a diventare di moda in tutti i cortometraggi comici, delineando l'aspetto goliardico e dispettoso dell'usanza. Il grande "divulgatore" del gesto è Mark Sennett, regista di film muti, che nel 1913 sintetizza la cosa con una frase emblematica: "Le mamme non possono mai essere colpite da una torta alla crema, le suocere invece sì".

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In realtà questo gesto ha radici un po' più antiche: nell'Ottocento i comici teatrali del genere Vaudeville si lanciano torte per far ridere il pubblico. Tra questi ci sono anche nomi noti come Jimmy Durante (antesignano del Saturday Night Live), Bob Hope (uno dei comici più celebri della storia), i fratelli Marx e Charlie Chaplin, tutti a inizio carriera. A "codificare" il gesto sarebbe poi stato Fred Karno, noto come "il padre di tutti gli showman", un attore e impresario che ha scoperto alcuni dei talenti più luminosi del cinema come Chaplin per l'appunto, o Stanlio e Ollio. Tutti i nomi citati sono autentici miti del cinema muto perché è il modo migliore per far ridere le persone senza parlare.

Ma perché questa cosa dovrebbe far ridere? In realtà non c'è una spiegazione: pare che del potere comico della torta in faccia se ne sarebbe resa conto, per puro caso, Mabel Normand che infastidita per non essere riuscita a far ridere Ben Turpin gli lancia contro una meringa che trova sul tavolo, ricoperta di panna, colpendolo in pieno volto. Inizia a ridere e inserisce la gag nel film anche se è un "fuori scena": è l'assurdità, l'inaspettato, che strappa la risata al pubblico.

Dal 1927 in poi le torte in faccia sono la copertina di Linus di tutti i comici che cercano una facile risata. Col tempo perde potere questo gesto, diventando sinonimo di sciatteria nel materiale degli attori e relegando questo gesto al mondo dei clown: non a caso è il numero classico di Krusty, il pagliaccio dei Simpson, non proprio uno stakanovista.

La torta in faccia come gesto di ribellione

I giovani degli anni '60 e '70 non stanno con le mani in mano dinnanzi alla guerra in Vietnam, la crisi nucleare e tutti i soprusi che l'Occidente perpetua in ogni parte del mondo: impazzano le proteste. Il primo grosso caso documentato è quello di Jim Retherford, un editore americano, che lancia una torta in faccia a Clark Kerr, presidente dell'Università della California reo di aver stilato delle regole che limitano la libertà di parola degli studenti. Nei due anni seguenti diventa una protesta simbolo degli yippie perché il gesto ha una matrice goliardica, costa poco e non fa fisicamente male all'altra persona, quindi persegue la filosofia della non violenza. Col tempo questo potere si affievolisce, fino agli anni '90, quando in America questo gesto ha avuto grossa risonanza nel 1998: una scena storica con protagonista Bill Gates, colpito colpito da una torta alla panna mentre è in visita a Bruxelles per incontrare i funzionari dell'Unione Europea. L'autore del gesto, un noto anarchico, lo avrebbe fatto anche a Jean-Luc Godard, Nicolas Sarkozy e Bernard-Henri Lévy.

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Altro caso molto importante lo vediamo nel 2001 quando a essere colpito è Carlo XVI Gustavo di Svezia, attuale re della nazione scandinava. Il protagonista del gesto è un ragazzo di 16 anni ma non avrebbe avuto motivi politici. Discorso diverso dieci anni dopo con Rupert Murdoch, il magnante americano, colpito da una torta in faccia in Inghilterra per la propaganda a favore del Partito Repubblicano. In America si torna a parlare delle torte come simbolo della rivoluzione e, tornando a parlare dei Simpson, anche Homer si trasforma in un supereroe che per difendere i più deboli lancia torte ai cattivi: Pie Man, l'Uomo Torta. Negli Stati Uniti diventa una vera e propria mania: vengono colpiti sindaci, attivisti, comici, criminali. Chiunque abbia un minimo di notorietà rischia di essere colpito da una torta in pieno volto. Pensa che Donald Trump era così preoccupato delle torte in faccia da aver creato una task force di sicurezza,  affermando sotto giuramento che "potrebbe uccidere qualcuno se ciò gli accadesse". Non è successo durante il suo mandato ma siamo sicuri che qualcuno, da qualche parte, un pensierino deve avercelo fatto.

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