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9 Febbraio 2026 12:30

Cibi ultra processati come sigarette? Uno studio (che fa discutere) li ha messi a confronto

Uno studio americano ha paragonato i cibi ultra processati alle sigarette: sarebbero progettati per creare dipendenza e spingere i compratori al consumo compulsivo.

A cura di Enrico Esente
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Cibi ultra processati e sigarette, due mondi che sembrano lontani, ma che forse così distanti non sono. L'idea che quello che mettiamo nel piatto possa assomigliare, per effetti e meccanismi, a ciò che molti associano alle sigarette, ha sollevato un acceso dibattito tra nutrizionisti, medici e persone interessate al settore. Una recente ricerca americana ha portato al centro della scena i cibi processati. Pubblicata su The Milbank Quarterly, si può leggere che la diffusione degli alimenti industriali, i modi in cui vengono venduti e progettati e l'impatto sulla salute pubblica, meritino lo stesso livello di attenzione riservato al tabacco delle sigarette.

Cosa dice lo studio

Intitolato From Tobacco to Ultraprocessed Food: How Industry Engineering Fuels the Epidemic of Preventable Disease, lo studio esplora le possibili analogie tra le sigarette e i cibi ultra processati (UPF). Secondo gli autori, tra cui ricercatori di Harvard, dell'Università del Michigan e di Duke, molti alimenti fortemente industriali non sono semplici alimenti, ma prodotti studiati per piacere obbligatoriamente al consumatore. Per ottenere questo risultato, le fabbriche utilizzano dosi ottimali di zuccheri raffinati, grassi e altri ingredienti: una volta mangiati, il cervello viene "manipolato" così come accade quando fumiamo le sigarette con la nicotina.

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Secondo gli scienziati questo approccio contribuisce a un consumo compulsivo e ossessivo che va oltre la semplice scelta individuale e che può avere enormi complicazioni per la salute. Obesità, diabete, malattie cardiovascolari e altri disturbi associati ai modelli alimentari dei cibi ultra processati, sono solo alcuni dei rischi possibili in cui si può incorrere senza una dovuta attenzione. L'obiettivo dello studio è far capire al consumatore che non è solo questione di “mangiare meno schifezze”: si tratta di riconoscere come certi prodotti siano progettati per favorire abitudini difficili da rompere, niente di diverso da una dipendenza vera e propria.

Per fare un piccolo ripasso, è giusto ricordare che i cibi ultra processati, sono alimenti ottenuti attraverso una evidente trasformazione industriale. È praticamente impossibile replicare a casa esattamente il sapore della merendina confezionata preferita. Questo perché gli ingredienti utilizzati sono tantissimi e, in una cucina domestica, non penseremo mai di utilizzare zuccheri super raffinati, grassi lavorati, addensanti e additivi. Un'altra cosa negativa di questi prodotti è che sono pieni di sale, zuccheri e grassi, oltre a essere poco salutari e poveri di nutrienti essenziali come proteine, fibre, vitamine e minerali. Ne fanno parte biscotti e snack confezionati, bibite gassate, cereali per la colazione, piatti pronti, yogurt zuccherati e anche diversi prodotti percepiti come “salutari”, inclusi alcuni alimenti vegani industriali.

Le parole degli scienziati

Un articolo del The Guardian, che ha intervistato gli scienziati coinvolti nello studio, ha aggiunto una "prospettiva umana" al discorso. La professoressa Ashley Gearhardt dell'Università del Michigan, specialista in psicologia delle dipendenze, ha raccontato come molti dei suoi pazienti esprimano sentimenti simili di dipendenza tra bevande gassate, dolci confezionati e sigarette. La dottoressa spiega come i prodotti ultra processati siano stati concepiti per agire profondamente sui circuiti del piacere e del desiderio, creando una forma di attaccamento così "morbosa" da essere difficile da spezzare.

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D'altra parte, Martin Warren, direttore del Quadram Institute, ha spiegato al quotidiano britannico che invece lo studio potrebbe essere eccessivo. Infatti, il professore ha precisato che non ci sono prove ufficiali che cibi ultra processati e sigarette causino la stessa forma di dipendenza. Per questo motivo, gli autori suggeriscono che misure di regolamentazione – dal controllo del marketing alle restrizioni di vendita codificate per ridurre il danno – potrebbero dover guardare alla storia del controllo del tabacco per trovare esempi efficaci di intervento.

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