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29 Marzo 2023
15:00

Che cos’è il vino di palma: la bevanda alcolica quasi dimenticata che arriva dall’Africa

Che cos'è e come si ottiene il vino di palma? Si tratta di un drink un tempo particolarmente diffuso ma oggi quasi dimenticato, ottenuto dalla linfa di diverse varietà di palme. Ecco come si produce.

A cura di Alessandro Creta
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Palm wine ma anche palm toddy o semplicemente toddy. Vari termini per indicare la medesima bevanda, comunemente chiamata vino di palma. Nonostante il nome, però, non si tratta ovviamente di vino, per lo meno del vino che siamo abituati a bere (e che, per chiamarsi così, deve essere esclusivamente ottenuto dalla vitis vinifera). Si tratta di un drink sì alcolico ma ricavato, come si intuisce, proprio dalle palme. E non dai suoi frutti, bensì dalla resina che fuoriesce da specifici intagli applicati al tronco. Si tratta di un prodotto (nello specifico quello realizzato a Panama) entrato anche nell'Arca del Gusto di Slow Food.

Come si ottiene il vino di palma

Stiamo parlando di una bevanda particolarmente diffusa in alcune regioni dell'Africa, India meridionale, Filippine e Cambogia. Si ottiene da varie specie di palme: da quelle da dattero, quelle da olio così come quelle da cocco, solo per citare le più utilizzate. Certo, la palma non è esattamente la pianta a cui penseremmo quando parliamo di bevande alcoliche. A quanto pare però in non poche Regioni del mondo è abitudine (oggi un po' persa) ricavare dal loro fusto una sostanza che, fermentando, dà vita a un drink specialmente un tempo particolarmente diffuso e anche ricercato. Ma come si ottiene, di fatto, il vino di palma? Innanzitutto, nonostante non ci siano pervenute particolari testimonianze scritte, pare come già gli antichi Egizi riuscissero a ricavare da questo arbusto una bevanda leggermente alcolica. E oggi invece? Come detto questo vino si ricava non dai frutti delle palme ma dalla loro resina.

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Al tronco vengono applicati degli intagli, così da far fuoriuscire la linfa raccolta poi in appositi contenitori. In alcuni villaggi viene applicata una tecnica più rudimentale e maggiormente invasiva: i tronchi infatti vengono tagliati di netto, in questo modo si permette di accumulare una maggiore quantità di linfa nel più breve tempo possibile. Per evitare disboscamenti di palme comunque nel tempo si è sviluppata sempre di più la prima tecnica, quella che prevede un intaglio nella parte più alta del tronco, in prossimità di un germoglio (dove la resina è più presente).

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E dopo questa fase? Raccolto in un contenitore il denso liquido questo inizierà a fermentare nel giro di poche ore e un addetto (una sorta di enologo) orienterà il gusto e il grado alcolico (comunque difficilmente superiore all'8%) della bevanda in base al tempo in cui il tutto viene lasciato in fermentazione. Cosa ne esce? Un drink, da bere presto, più o meno acidulo in cui si percepisce un particolare retrogusto dato dall’infusione di differenti radici e legni per equilibrare la preponderanza zuccherina. La fermentazione, di base, non viene mai interrotta, per questo il drink si presenterà anche leggermente frizzantino. Ormai il vino di palma sta progressivamente scomparendo dai radar e, salvo eccezioni, lo si ritrova nei centri più piccoli e nei villaggi rurali delle zone di produzione. Scovarlo, insomma, potrebbe rivelarsi non proprio un gioco da ragazzi.

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A cura di
Alessandro Creta
Laureato in Scienze della Comunicazione prima, Pubblicità e Marketing poi. Giornalista gastronomico per professione e mangiatore seriale per passione, mi piace navigare tra le pieghe del cibo, perché il food non è solamente cucina, ristoranti e chef. Appassionato di olio evo ma anche di viaggi, sono particolarmente incuriosito da cibi strani e sconosciuti. Mi fate felice con un Verdicchio. Mi trovate su Instagram: @cretalex
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