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Castagne, raccolto quasi azzerato in Puglia: perché la produzione è crollata di oltre il 90%

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A cura di Francesca Fiore
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La stagione delle castagne è appena iniziata, ma in alcune zone della Puglia il raccolto è già praticamente azzerato. Sul Gargano, una delle principali aree castanicole della regione, la produzione è diminuita di oltre il 90% rispetto alle annate ordinarie, a causa della prolungata siccità e delle temperature elevate che hanno impedito ai frutti di svilupparsi correttamente. A peggiorare la situazione contribuisce anche la presenza di un parassita che da anni danneggia i castagni. A lanciare l'allarme è Coldiretti Puglia, che in un comunicato descrive quella attuale come una delle peggiori annate per il settore. Una crisi che non riguarda soltanto i produttori locali, ma che potrebbe avere conseguenze anche sulla disponibilità delle castagne italiane e sul ricorso ai prodotti importati.

Perché il raccolto delle castagne è crollato di oltre il 90%

La causa principale del crollo produttivo è la prolungata mancanza d'acqua, accompagnata dalle temperature elevate che hanno sottoposto i castagni a un forte stress. Come spiega Coldiretti Puglia, gli effetti sono visibili direttamente sulle piante: molti ricci, gli involucri spinosi che contengono le castagne, sono rimasti piccoli e non sono riusciti a portare i frutti a maturazione. Il risultato è una raccolta ridotta ai minimi termini, con zone in cui si riescono a recuperare soltanto pochi chili di castagne rispetto ai quantitativi abituali. Le aree maggiormente interessate si trovano sul Gargano, in particolare nei territori di Vico del Gargano, Carpino, Ischitella e Cagnano Varano, ma difficoltà vengono segnalate anche in altre zone castanicole pugliesi. Il calo superiore al 90% è una stima del monitoraggio di Coldiretti riferita soprattutto alle aree del Gargano e non deve quindi essere interpretato come un dato relativo all'intera produzione italiana.

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Non solo siccità: il parassita che sta danneggiando i castagni

A rendere ancora più difficile la situazione è il cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus), un piccolo insetto originario della Cina che rappresenta da anni una minaccia per questa coltura. Il parassita attacca i germogli e provoca la formazione di particolari rigonfiamenti, chiamati galle, che ostacolano la crescita dei nuovi rami e possono compromettere la produzione dei frutti. Le piante già indebolite da questi attacchi risultano particolarmente vulnerabili quando devono affrontare periodi prolungati di siccità e caldo intenso. Secondo Coldiretti, a questi problemi si aggiungono altre patologie che possono causare il disseccamento delle foglie e la caduta prematura dei ricci. È quindi la combinazione tra condizioni climatiche sfavorevoli e problemi fitosanitari ad aver aggravato la crisi dei castagneti pugliesi.

Ci saranno meno castagne italiane nei supermercati?

Il crollo della produzione pugliese potrebbe avere ripercussioni anche sul mercato, soprattutto per quanto riguarda la disponibilità di castagne locali. Coldiretti teme che la scarsità del raccolto possa favorire un maggiore ricorso alle importazioni dall'estero, proprio nel periodo autunnale in cui aumenta la domanda di questo prodotto. Per questo l'associazione chiede controlli più rigorosi sull'origine e sulla tracciabilità delle castagne, per evitare che quelle importate vengano commercializzate come italiane. Questo non significa, però, che le castagne spariranno dai supermercati o che i prezzi aumenteranno necessariamente in tutta Italia: la situazione pugliese non può essere estesa automaticamente alle altre regioni produttrici. La preoccupazione principale riguarda soprattutto il futuro dei castagneti locali, già messi alla prova dalle malattie, dall'abbandono delle aree rurali e dagli effetti delle condizioni climatiche estreme. Secondo Coldiretti, servono interventi di prevenzione, monitoraggio e sostegno ai produttori per evitare che una crisi produttiva così grave comprometta anche le prossime stagioni.

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