
Il bagolaro è uno di quegli alberi che molti italiani hanno probabilmente visto centinaia di volte senza conoscerne il nome: il Celtis australis è infatti molto utilizzato nei parchi, nei giardini e lungo i viali cittadini perché tollera bene il caldo, la siccità e l'inquinamento. È diffuso in tutta Italia, anche allo stato spontaneo o subspontaneo, e può raggiungere dimensioni considerevoli.
C'è però una caratteristica molto meno conosciuta: il bagolaro produce dei piccoli frutti commestibili, chiamati comunemente bagole e indicati localmente con diversi altri nomi, come ad esempio perle. Sono piccole drupe tondeggianti, grandi circa un centimetro, che da verdi diventano rossastre e infine bruno-nerastre con la maturazione. All'interno hanno un nocciolo piuttosto grande, mentre la quantità di polpa è ridotta. Proprio per questo oggi difficilmente vengono considerati veri e propri frutti da tavola, nonostante in passato fossero conosciuti e consumati.
Il bagolaro, del resto, non è affatto una presenza recente nel nostro territorio. È una specie tipica dell'area mediterranea e il suo rapporto con l'uomo è molto antico: è stato coltivato per secoli non soltanto per i frutti, ma anche per l'ombra e soprattutto per il suo legno resistente ed elastico. Oggi, invece, è molto più facile incontrarlo come albero ornamentale che associare quelle piccole sfere scure che pendono dai suoi rami a qualcosa di commestibile.
Che sapore hanno le bagole e quando si possono mangiare
Le bagole sono vere e proprie drupe e diventano commestibili quando raggiungono la piena maturazione e assumono una colorazione scura, tendente al bruno o al nero. Il loro sapore viene descritto come dolciastro e leggermente astringente; il limite principale è la scarsità della polpa rispetto al nocciolo, motivo per cui non hanno il rendimento di ciliegie, susine o altri piccoli frutti coltivati.
In passato venivano consumate fresche oppure essiccate, mentre oggi sono soprattutto gli uccelli a cibarsene, contribuendo anche alla dispersione dei semi. È quindi uno di quei casi curiosi in cui un frutto commestibile non è realmente scomparso: continua a crescere anche in contesti urbani, ma il suo utilizzo alimentare è stato in gran parte abbandonato.
Perché si chiama Celtis australis se non viene dall'Australia?
Il nome scientifico del bagolaro può facilmente trarre in inganno: australis non significa “australiano”, ma deriva dal latino e significa “meridionale” o “del Sud”. Il nome Celtis australis fu attribuito da Linneo nel XVIII secolo e fa riferimento alla distribuzione della specie nelle regioni meridionali. Inoltre, non è corretto considerare il bagolaro una specie esclusivamente endemica del Mediterraneo: il suo areale naturale è molto più ampio e si estende dall'Europa meridionale e dal Nord Africa fino all'Asia occidentale e all'Iran settentrionale. Il termine australis, quindi, non indica un luogo d'origine preciso, ma identifica questa specie come il Celtis delle regioni meridionali.

Il nocciolo delle bagole veniva usato per costruire rosari
La parte più curiosa delle bagole potrebbe essere proprio quella che non si mangia: il frutto contiene infatti un nocciolo molto duro e in alcune zone del Mediterraneo questi piccoli noccioli venivano utilizzati per realizzare le corone dei rosari. Da questa pratica deriva uno dei nomi popolari attribuiti al bagolaro, “albero dei rosari”.
Gli usi tradizionali della pianta, però, erano numerosi. Il suo legno, duro ma allo stesso tempo elastico, era particolarmente adatto alla fabbricazione di oggetti sottoposti a forti sollecitazioni, come manici di attrezzi, ruote, remi e fruste. In Sicilia esisteva persino un uso decisamente più semplice delle bagole: nella Conca d'Oro i bambini utilizzavano i piccoli frutti come proiettili per le cerbottane costruite con pezzi di canna.

Perché il bagolaro viene chiamato “spaccasassi” e “albero dei coralli”
Il bagolaro è conosciuto con diversi nomi popolari, alcuni legati alle caratteristiche della pianta: uno dei più diffusi è “spaccasassi”, dovuto al suo apparato radicale molto robusto, capace di svilupparsi anche in terreni sassosi e di penetrare nelle fessure delle rocce. In città questa caratteristica può creare qualche problema, perché le radici possono arrivare a sollevare marciapiedi e pavimentazioni. Tra le denominazioni attribuite alla pianta si incontra anche “albero dei coralli”, associata ai piccoli frutti tondeggianti portati dai rami, mentre “albero dei rosari”, come già detto, deriva dall'antica abitudine di utilizzare i durissimi noccioli delle bagole per realizzare le corone dei rosari.