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La CIFW, l’organizzazione internazionale per il benessere degli animali da allevamento, denuncia un sistema ibrido che coinvolge le galline allevate a terra. Questa dicitura infatti sarebbe sbagliata perché le galline sarebbero allevate “quasi” a terra, tramite un subdolo escamotage dovuto a sistemi chiamati “gabbie combinate”. In pratica gli uccelli vivono su un piano ma in qualsiasi momento il recinto può chiudersi e, quando le gabbie sono chiuse, la densità abitativa delle galline nelle gabbie è paragonabile ad un qualsiasi allevamento vecchio stampo, facendo soffrire agli animali la stessa frustrazione dovuta alla mancanza di spazio e all’impossibilità di fare il nido e razzolare. Pur essendo etichettati con codice 2, ovvero “a terra”, i sistemi combinati sono equivalenti a una “gabbia potenziale” che limita fortemente la libertà delle galline di muoversi. L’organizzazione da anni incoraggia le aziende a non utilizzare le gabbie, né i vecchi allevamenti intensivi, né tantomeno questi sistemi che danneggiano il benessere degli animali e prendono in giro i compratori.

Gli allevamenti “a terra” e le aziende virtuose

Le galline in questo tipo di allevamento vivono libere in capannoni su un massimo di 4 livelli, con un nido ogni 7 animali, dove si trovano mangiatoie e abbeveratoi. Il sistema più comune è comunque a livello singolo che si compone di una grata inclinata, con alla base una fossa biologica. La densità è di circa 10 animali per metro quadro.

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Negli ultimi anni il mercato ha richiesto sempre più uova di galline allevate a terra, un tipo di allevamento più umano ma certamente più costoso, così sono nati questi ibridi. La Ciwf con questa denuncia mette in guardia i consumatori sulla dicitura ‘allevato a terra': "Chiediamo ai consumatori desiderosi di comprare prodotti solo da sistemi più rispettosi del benessere animale di consultare la nostra lista di aziende che hanno escluso i sistemi combinati dalle loro filiere. Per le restanti, il rischio della presenza di sistemi combinati è alto”, dichiara Annamaria Pisapia, direttrice di Ciwf Italia Onlus ad Adkronos.

In Italia le aziende che si sono impegnate a escludere dalle filiere i sistemi combinati sono Aldi, Lidl, Barilla e Chef Express.