Obiettivi semplici e concreti: garantire la ripresa delle attività assicurando allo stesso tempo la tutela della salute dei lavoratori e dell’utenza. Questi i punti nevralgici dei documenti tecnici pubblicati sul sito dell’Inail, realizzati in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità. Per ora sono solo bozze e ci sono tante criticità, ma grossomodo sarà questa la modalità di riapertura dei ristoranti in Italia.

La pubblicazione è stata approvata dal Comitato tecnico scientifico della Protezione civile. Si legge che "l’Italia conta circa 1,2 milioni di addetti, ad assumere un aspetto di grande complessità è la questione del distanziamento sociale. Durante il servizio, infatti, non è evidentemente possibile l’uso di mascherine da parte dei clienti. Lo stazionamento protratto, inoltre, in caso di soggetti infetti da Sars-CoV-2 può contaminare  superfici come stoviglie e posate". Altro aspetto sotto la lente di ingrandimento è il ricambio d’aria, la ventilazione dei locali e dei bagni che spesso non hanno aerazione naturale.

Cosa dice il documento

Il documento presenta misure specifiche per i lavoratori e per i clienti: ad esempio, vanno rimodulate le disposizioni dei tavoli e dei posti a sedere con una capienza massima ben precisa. Lo spazio previsto per ogni cliente è di 4 metri quadrati con la possibilità di inserire barriere divisorie artificiali per i locali troppo piccoli. La prenotazione sarà obbligatoria in quanto strumento di prevenzione utile ad evitare gli assembramenti al di fuori del locale.

Per leggere il documento completo basta cliccare qui, andiamo però nello specifico degli oneri:

  • Ogni misura di allentamento prevede una durata di 14 giorni: in pratica se salgono i contagi o nascono dei focolai si torna indietro;
  • le misure di prevenzioni sono decise direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità;
  • il documento ribadisce l’importanza della responsabilità individuale e collettiva dei singoli settori;
  • tra ogni tavolo ci dovranno essere almeno 2 metri di spazio;
  • la distanza di sicurezza va tenuta anche tra i clienti allo stesso tavolo;
  • i tavoli possono essere organizzati in base ai presenti: i familiari firmeranno un’autocertificazione;
  • eliminati i servizi a buffet;
  • dovranno cambiare i menu cartacei: esempio menù scritti su lavagne, consultabili via app e siti, menù del giorno stampati su fogli monouso;
  • i clienti dovranno indossare sempre le mascherine salvo al tavolo;
  • incoraggiare i pagamenti elettronici;
  • dovranno essere presenti tanti prodotti igienizzanti per clienti e personale anche in più punti in sala e, in particolare, per l’accesso ai servizi igienici che dovranno essere igienizzati frequentemente;
  • dopo ogni servizio al tavolo questo dovrà essere igienizzato. Prodotti quali saliere, pepiere o cose simili dovranno essere igienizzati a loro volta;
  • soprattutto nella prima fase, dove possibile, incoraggiare i tavoli all’aperto.

Le criticità del documento

Il documento dell’Inail presenta numerose criticità, su tutte quelle dei rapporti familiari. L’autocertificazione vale per i congiunti che, leggiamo dal vocabolario Treccani, risulta essere un "affine, consanguineo, familiare, parente". Andare a cena con gli amici o semplicemente in coppia non permette l’istanza di autocertificazione e questo creerà grossi problemi e imbarazzi ai clienti e ai ristoratori, senza contare la questione morale delle famiglie arcobaleno.

Non si capisce se la presenza di nuclei familiari potrà aumentare il quoziente di densità (1 cliente ogni 4 metri quadri) complessivo oppure no. Ricordiamo che questo documento è ancora solo un’ipotesi e viste queste criticità non è escluso un cambio di passo in corso d’opera per evitare discriminazioni, come successo con Conte e i congiunti nelle scorse settimane. Tra l’altro si vocifera una riapertura per il 18 maggio ma è impensabile avvisare i ristoratori con così poco preavviso.

Come abbiamo raccontato, misure così stringenti non sono state messe in atto neanche in Cina, il centro mondiale del contagio, quindi se l'Inail si rifà davvero all'Organizzazione Mondiale della Sanità non dovrebbe prevedere tante limitazioni per l'Italia.