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Un milione di euro di multa per la Lidl da parte dell’Antitrust per le informazioni fuorvianti sull’origine del grano duro utilizzato per la produzione della pasta di semola a marchio Italiamo e Combino di Lidl.  La motivazione dell'Antitrust è chiara: secondo l'ente negli ultimi 30 mesi Lidl avrebbe utilizzato semola ottenuta da miscele di grani duri provenienti sia dai paesi Ue che non Ue, in cui quello italiano rappresentava in media una quota del 40%. Al contrario, in etichetta ne avrebbe esaltato l'italianità.

L’Antitrust ha accolto gli impegni di quattro aziende produttrici di pasta ed ha poi deciso di multare solo il marchio tedesco: le altre sono Divella, De Cecco, Margherita (ex Auchan Spa) e Pastificio Cocco. Gli “impegni” consistono nella modifica delle etichette e dei siti internet al fine di garantire un’informazione completa al consumatore.

Cos'è successo con l'Antitrust

Il procedimento è stato presentato il 23 aprile 2019 per verificare l’esistenza di una presunta pratica commerciale scorretta. Sulle paste citate, nonostante l’enfatizzazione "dell’italianità" del prodotto, c’era ambiguità sulla provenienza del grano utilizzato. L’autorità ha riscontrato “comportamenti posti in essere dal professionista, consistenti nella promozione e commercializzazione – nei punti vendita Lidl e mediante il sito internet www.lidl.it – delle proprie linee di pasta di semola di grano duro a marchio ‘Italiano”'e ‘Combino', mediante confezioni che rappresentano in maniera ingannevole le caratteristiche di tale pasta, enfatizzando sulla parte frontale l’italianità del prodotto, in assenza di adeguate e contestuali indicazioni sull’origine anche estera del grano duro impiegato nella produzione della pasta”.

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In pratica l’italianità descritta dal prodotto non corrisponde agli ingredienti usati per fabbricare la pasta ed infatti la nota dell’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato prosegue dicendo che “Lidl ha utilizzato negli ultimi 30 mesi semola ottenuta da miscele di grani duri provenienti sia dai paesi Ue che non Ue, in cui quello italiano rappresentava in media una quota del 40%” quindi, quelle diciture “Specialità italiana” e “Prodotto in Italia”, sulle confezioni risultano ingannevoli.
I problemi sul sito aumentano ulteriormente perché, prosegue il comunicato, “è riportata soltanto la foto del lato anteriore delle confezioni di pasta, con l’indicazione del prezzo di vendita. Non è dunque possibile accedere alle informazioni sulla provenienza del grano, riportate di lato o nella parte posteriore delle confezioni”.

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Lidl si difende dicendo che “la qualità del grano italiano non è assoluta ed è anche inferiore a quella del grano proveniente da alcuni altri Paesi. La qualità della pasta italiana è data dalla capacità dei pastai di scegliere e miscelare la materia prima (grano) indipendentemente dalla sua origine geografica. La pasta italiana è da sempre stata fabbricata con una miscela di grani”. Non è del tutto sbagliato: il grano italiano non ha mai avuto una qualità eccelsa e molti marchi storici, fin dagli esordi hanno importato il grano dai Paesi dell’Est o dal Canada quando i voli transoceanici lo hanno permesso. Sul disciplinare della Pasta di Gragnano IGP non c’è un limite di grano “straniero” utilizzabile. L’antitrust dal canto suo non ha contestato la qualità del prodotto, bensì l’utilizzo di pubblicità ingannevole.

Durante l’istruttoria Lidl non ha presentato gli impegni e la pratica commerciale fraudolenta è stata accertata. La cifra di un milione di euro deriva dall’importanza attribuita dai consumatori all’origine delle materie prime e dalla diffusione capillare dei punti vendita della catena tedesca.