
Negli ultimi anni c'è stata una crescente consapevolezza dei consumatori in merito all'impatto ambientale e sanitario degli allevamenti intensivi, un modello produttivo che ha radicalmente cambiato il panorama dell'industria alimentare. Questo sistema, nato nel XX secolo con l’obiettivo di soddisfare la domanda globale di carne e derivati a basso costo, ha alimentato una crescita esponenziale dell’industria zootecnica, ma allo stesso tempo ha portato con sé conseguenze devastanti sia per l’ambiente sia per la salute pubblica.
Il fenomeno dell’allevamento intensivo è strettamente legato all’espansione dell’industrializzazione agricola, che ha spinto verso un sistema produttivo sempre più focalizzato sull’efficienza e sull’ottimizzazione dei costi. Tuttavia, l’impatto di tale modello è diventato sempre più evidente, con un crescente numero di studi scientifici che evidenziano la sua responsabilità rispetto ai numerosi problemi ecologici e sanitari. Secondo FAIRR Initiative, che ha analizzato le emissioni globali di metano, il settore agricolo e, in particolare quello degli allevamenti intensivi, è responsabile di circa il 44% delle emissioni globali di metano, un gas con un effetto serra molto più potente della CO2.
Questo dato è particolarmente significativo, considerando che il metano è un gas serra con un effetto riscaldante di circa 25 volte più forte rispetto alla CO2 su un periodo di 100 anni. Le emissioni di metano provengono principalmente dai processi digestivi degli animali ruminanti, come mucche e pecore, che rilasciano il gas attraverso un processo noto come "eruttazione enterica" o "fermenzaione enterica". Questo fenomeno, unito alla gestione dei letami, contribuisce in maniera sostanziale al riscaldamento globale.
Oltre al metano, gli allevamenti intensivi sono anche una delle principali fonti di inquinamento atmosferico, soprattutto a causa dell'ammoniaca, prodotta dalle deiezioni animali. Questo sistema, che pare essere responsabile del 75% delle emissioni di ammoniaca in Italia, può contribuire all'acidificazione dei suoli e alla formazione di polveri sottili. Le polveri, a loro volta, rappresentano una minaccia per la salute umana, in particolare nelle aree densamente popolate dove sono concentrati gli allevamenti industriali. A tutto questo si aggiunge alla perdita di biodiversità dovuta alla conversione delle terre per la coltivazione di mangimi, che sta devastando ecosistemi vitali.

Cosa sono gli allevamenti intensivi?
Gli allevamenti intensivi sono una forma di produzione animale caratterizzata da ambienti confinati dove gli animali vivono e sono alimentati in spazi ristretti, lontano dalle pratiche tradizionali di pascolo. Questo sistema si è strutturato nel corso del XX secolo, con l’obiettivo di aumentare la produttività di carne, uova e latticini in modo industriale. In Italia, l’allevamento intensivo ha avuto un’esplosione dopo la Seconda guerra mondiale per rispondere alla crescente domanda di carne a prezzi bassi.
Gli animali sono allevati in strutture chiuse come stalle o capannoni, dove l'alimentazione è strettamente controllata per massimizzare la produzione e ridurre i costi. Questo modello ha reso possibile la diffusione della carne e dei suoi derivati a livello globale, ma con conseguenze enormi per l’ambiente, la salute animale e quella umana.
Le tipologie di allevamento
Esistono diversi tipi di allevamento, ognuno con impatti differenti sull’ambiente:
- Allevamento a pascolo zero: gli animali non hanno accesso al pascolo, vivono in spazi ristretti e sono alimentati con mangimi artificiali.
- Allevamento con accesso limitato al pascolo: in questo caso gli animali vivono in ambienti chiusi, ma con limitati periodi di accesso al pascolo.
- Allevamento estensivo: gli animali sono liberi di muoversi all'aperto per gran parte della loro vita, seguendo un modello che più si avvicina a quello naturale.
Inoltre, esiste anche l'allevamento biologico, che limita l'uso di pesticidi e antibiotici, cercando di ridurre l'impatto ambientale e migliorare le condizioni di vita degli animali, pur non garantendo sempre gli stessi standard di benessere identici a quelli degli allevamenti estensivi.

Gli impatti ambientali degli allevamenti intensivi
Gli allevamenti intensivi sono tra le principali cause di inquinamento ambientale. Oltre a produrre gas serra come metano, protossido di azoto e CO₂, questi allevamenti contribuiscono in modo significativo al riscaldamento globale. In particolare, il metano, prodotto principalmente dalla digestione degli animali ruminanti, è molto più potente della CO₂, con un impatto sul clima che è 25 volte maggiore rispetto al CO₂ nel lungo periodo. Anche il protossido di azoto, che proviene dalla gestione dei letami e dai fertilizzanti, ha un effetto serra molto forte, circa 273 volte più potente della CO₂.
Ma gli impatti non si fermano qui: il sitema degli allevamenti intensivi, infatti, è responsabile anche della perdita di biodiversità. Per coltivare mangimi come la soia e il mais, necessari per nutrire gli animali, vengono distrutti grandi spazi di terra, spesso a danno di ecosistemi naturali come le foreste tropicali: questo riduce gli habitat naturali per molte specie e minaccia l'equilibrio degli ecosistemi globali. L'intensificazione dell'agricoltura, quindi, non solo cambia l'uso del suolo, ma accelera anche il cambiamento climatico e la perdita di specie.
Inoltre, gli allevamenti intensivi hanno un impatto diretto sulla qualità dell'acqua e del suolo. I fertilizzanti e i letami, ricchi di azoto, finiscono spesso nei fiumi e nei laghi, creando problemi di inquinamento e danneggiando gli habitat acquatici: la produzione di carne richiede anche una quantità enorme di risorse naturali, come acqua e terra, che vengono sfruttate in modo intensivo, mettendo sotto pressione le risorse naturali di cui abbiamo bisogno per sopravvivere.
In sintesi, gli allevamenti intensivi non sono solo un problema per il benessere degli animali, ma sono anche una delle principali cause del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità e dell’inquinamento delle risorse naturali. È quindi fondamentale considerare alternative più sostenibili e rispettose dell'ambiente per il nostro futuro e quello del pianeta.

I problemi sanitari legati agli allevamenti intensivi
Gli allevamenti intensivi non hanno solo un impatto sull’ambiente, ma anche sulla salute umana. Per evitare che gli animali si ammalino in ambienti troppo affollati, spesso vengono somministrati antibiotici in grandi quantità: questo uso eccessivo porta alla resistenza agli antibiotici, un problema che rappresenta una delle principali minacce per la salute globale, poiché rende più difficile trattare le infezioni negli esseri umani. Inoltre, i prodotti che arrivano dagli allevamenti intensivi generalmente possono risultare meno ricchi di alcuni nutrienti rispetto a quelli da allevamenti estensivi, perché gli animali non hanno una dieta naturale e vivono in condizioni di stress.
La normativa europea e il benessere animale
Per cercare di migliorare la situazione, l’Unione Europea ha adottato diverse leggi per garantire il benessere animale negli allevamenti: una di queste è la Direttiva 98/58/CE, che stabilisce i principi generali per la protezione degli animali negli allevamenti. Ci sono anche normative specifiche per galline ovaiole, polli da carne, vitelli e suini.
Queste leggi sono state pensate per ridurre la crudeltà e migliorare le condizioni di vita degli animali, ma, nonostante questi sforzi, gli allevamenti intensivi continuano a sollevare preoccupazioni etiche. Gli animali sono spesso costretti in spazi ristretti e non possono esprimere comportamenti naturali, il che solleva gravi interrogativi sulla loro qualità di vita.

Perché dovremmo evitare gli allevamenti intensivi?
Gli allevamenti intensivi hanno effetti devastanti su molti aspetti della nostra vita. Ecco alcune delle principali ragioni per cui dovremmo ridurne il consumo:
- Crudeltà verso gli animali. Gli animali sono rinchiusi in spazi ristretti, dove non possono comportarsi in modo naturale.
- Inquinamento ambientale. Gli allevamenti intensivi emettono gas serra che contribuiscono al cambiamento climatico e riducono la disponibilità di risorse naturali.
- Problemi sanitari per i consumatori. I prodotti provenienti da questi allevamenti sono spesso meno nutrienti e possono contenere residui di farmaci, come antibiotici, che sono dannosi per la salute umana.
- Sostenibilità compromessa. Il modello intensivo riduce la biodiversità e danneggia le comunità locali che dipendono dall’agricoltura sostenibile.
Gli allevamenti intensivi sono responsabili di enormi danni all’ambiente, alla salute animale e alla nostra salute. Nonostante alcune leggi europee per migliorare la situazione, il sistema continua a essere una delle principali cause di inquinamento, perdita di biodiversità e problemi sanitari. Per costruire un futuro più sostenibile, dobbiamo orientare la nostra attenzione verso sistemi di produzione più rispettosi degli animali, dell'ambiente e della nostra salute, come gli allevamenti estensivi o biologici, oppure adottare pratiche agricole più rigeneranti e sostenibili.