Alici di menaica: il piccolo tesoro del Cilento che rischiava di scomparire

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Foto dal profilo Instagram <em>aura.cilento</em>
Una rete speciale seleziona solo gli esemplari migliori, mentre la lavorazione immediata ne preserva il sapore e la particolare consistenza. Diventate primo Presidio Slow Food della Campania, sono un gioiello inestimabile della tradizione gastronomica cilentana.

Nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, più precisamente nel piccolo borgo marinaro di Marina di Pisciotta e in pochi altri tratti della costa salernitana, sopravvive una tradizione millenaria che regala al mondo uno dei prodotti gastronomici più preziosi e rari d'Italia. Parliamo delle alici di menaica, un'eccellenza che prende il nome dall'antica e particolarissima rete utilizzata per catturarle. Non si tratta di semplici acciughe, ma di un vero e proprio rito notturno che si tramanda di padre in figlio fin dai tempi degli antichi Greci. Il loro colore chiaro, che tende delicatamente al rosa, e il loro profumo intenso ma assolutamente privo di qualsiasi nota acida o amarognola, le rendono un capolavoro della natura e del sapiente lavoro umano, un prodotto da tutelare e amare.

La pesca notturna che seleziona solo le alici migliori

Il segreto di questo prodotto risiede in una tecnica di pesca rigorosamente artigianale, faticosa e profondamente rispettosa dell'ecosistema marino, lontana anni luce dalle logiche della pesca industriale. Tutto parte dalla menaica – o menaide -, una speciale rete caratterizzata da maglie larghe che permettono una naturale e fondamentale selezione del pescato. Quando i pescatori escono in mare, nelle notti tra aprile e luglio, calano queste reti in cui le maglie sono studiate appositamente per lasciar scappare le alici più piccole e giovani, intrappolando esclusivamente gli esemplari adulti e di dimensioni maggiori, pche hanno già completato la fase di riproduzione. Agitandosi per liberarsi dalla trappola, le alici perdono gran parte del loro sangue direttamente in mare: questo dettaglio cruciale, unito alla rapida decapitazione manuale e all'estrazione delle interiora che avviene direttamente sulle barche in legno, garantisce carni dolcissime e candide, completamente spurgate.

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Foto dal profilo Instagram <em>alici_di_menaica</em>

Una volta portate a riva, la lavorazione deve essere immediata e segue regole rigidissime: le alici non entrano mai a contatto con il ghiaccio o con l'acqua dolce, elementi che ne altererebbero il sapore e la consistenza.

Vengono lavate in una semplice salamoia e sistemate dentro i tradizionali terzigni di legno (o vasi di vetro), alternando strati di pesce a strati di sale marino. La stagionatura avviene poi nei freschi e umidi "magazzeni", i vecchi locali in pietra vicini al porto, dove i vasi riposano per almeno tre mesi pressati da dischi di legno e pesi, raggiungendo una maturazione semplicemente perfetta.

Una tradizione a rischio di estinzione diventata Presidio Slow Food

Negli anni questa affascinante pratica è stata minacciata sia dalla concorrenza spietata dei grandi pescherecci sia da assurdi equivoci burocratici che in passato hanno portato le autorità a confondere la storica rete di menaica con strumenti illegali. A salvare questo patrimonio inestimabile è stata la determinazione dei pescatori locali e un incontro che ha cambiato le sorti del borgo di Pisciotta. All'inizio degli anni Duemila, Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, si fermò a mangiare nella storica trattoria ‘A Tartana, gestita da Donatella Marino e dal marito pescatore Vittorio, e, assaggiando quelle alici straordinarie, capì di trovarsi di fronte a un tesoro gastronomico da tutelare a tutti i costi. Fu così che nel 2001 le alici di menaica divennero ufficialmente il primissimo Presidio Slow Food della regione Campania.

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Foto dal sito <em>www.alicidimenaica.it</em>

In cucina: come gustare le alici di menaica

A differenza delle acciughe comuni, la loro straordinaria purezza e dolcezza permette di consumarle freschissime, appena pescate, semplicemente condite con un generoso giro di olio extravergine d'oliva, succo di limone fresco, un pizzico di aglio e del prezzemolo tritato. Quando invece si sceglie la classica versione conservata sotto sale, la loro polpa rosata si presta a esaltare un sugo veloce con cui condire un bel piatto di spaghetti, arricchito solamente da pomodorini freschi, aglio e peperoncino.

Ma possiamo trovarle anche protagoniste di alcuni piatti storici cilentani, come le alici ammollicate, disposte a strati in teglia con un ricco composto di mollica di pane raffermo, aglio ed erbe aromatiche prima di essere passate al forno, oppure le golosissime ‘nchiappate, una preparazione in cui i pesci vengono aperti a libro, farciti con formaggio caprino, uova e prezzemolo, per poi essere infarinati e fritti, e, alcune volte, ricoperte da sugo di pomodoro.

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