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22 Febbraio 2026 15:00

Viticoltura eroica: cos’è davvero e perché racconta il lato più duro del vino

Viticoltura eroica non è un vezzo narrativo: è coltivare la vite in condizioni estreme, dove ogni bottiglia nasce da fatica, territorio e scelte radicali.

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La viticoltura eroica è una di quelle espressioni che incuriosiscono subito, soprattutto quando si parla di vini nati in luoghi spettacolari. Il problema è che spesso ci si ferma lì, all’immagine suggestiva. Parliamo, invece, di un modello agricolo concreto, fatto di lavoro manuale, costi elevati e di una resistenza quotidiana che va in direzione opposta rispetto alla produzione intensiva. Guardarla da vicino aiuta a leggere il vino partendo dal territorio e dalle persone, non solo dall’etichetta. Oggi proviamo a capire cosa significa davvero viticoltura eroica, cosa comporta per chi lavora la vigna e perché dietro questa definizione non c’è nulla di romanticizzato.

Cos’è la viticoltura eroica e perché viene definita così

La viticoltura eroica è una classificazione tecnica ben precisa, che identifica la coltivazione della vite in contesti pedoclimatici estremi. Il termine “eroica” non nasce come trovata di marketing, ma come descrizione della natura del lavoro richiesto al viticoltore, costretto a operare in luoghi dove la meccanizzazione è spesso impossibile o ridotta a soluzioni molto specifiche, come le monorotaie a cremagliera o i verricelli. In questi vigneti la quasi totalità delle operazioni avviene manualmente, dalla potatura invernale alla vendemmia.

I numeri aiutano a capire la portata dello sforzo: se in un vigneto di pianura altamente meccanizzato sono sufficienti circa cento ore di lavoro per ettaro all’anno, in un vigneto eroico il fabbisogno sale facilmente tra le ottocento e le millequattrocento ore, con punte che in contesti particolarmente complessi possono superare queste stime. È una sproporzione che rende evidente perché, secondo logiche puramente industriali, questa viticoltura risulterebbe anti economica.

A fissare i parametri ufficiali e a tutelare questo patrimonio è il CERVIM, il Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura di Montagna, con sede in Valle d’Aosta, che ha codificato i requisiti necessari per definire un vigneto come eroico e ha creato un marchio collettivo di tutela.

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Le caratteristiche dei territori eroici tra pendenze, altitudine e clima

Per rientrare nella viticoltura eroica non basta trovarsi in una zona suggestiva. I criteri stabiliti dal CERVIM delineano un paesaggio agricolo di difficile accessibilità, dove il lavoro dell’uomo è centrale. Rientrano in questa categoria i vigneti con una pendenza superiore al 30%, quelli situati oltre i 500 metri sul livello del mare, esclusi gli altipiani facilmente lavorabili, le coltivazioni su terrazze sostenute da muretti a secco e le viticolture delle piccole isole, segnate da difficoltà strutturali e logistiche.

Orografia estrema e ruolo del viticoltore

Le terrazze e i gradoni non sono solo una soluzione funzionale, ma una forma di ingegneria agricola costruita nel tempo. I muretti a secco richiedono manutenzione continua e la loro presenza garantisce la stabilità dei versanti. In assenza di questo lavoro costante, il rischio di erosione e dissesto idrogeologico aumenterebbe in modo significativo. Il viticoltore eroico, quindi, non è soltanto un produttore di vino, ma un vero manutentore del territorio.

Clima, esposizione ed effetti sul profilo dei vini

Le condizioni estreme influenzano direttamente anche il risultato nel bicchiere. Le forti pendenze assicurano un’esposizione solare diretta e un drenaggio naturale efficace, riducendo l’umidità e l’incidenza delle malattie fungine. L’altitudine favorisce invece un’ampia escursione termica tra giorno e notte, uno stress positivo che preserva l’acidità e stimola la sintesi dei precursori aromatici. È uno dei motivi per cui molti vini di viticoltura eroica, soprattutto quelli di montagna, mostrano freschezza, precisione aromatica e una notevole capacità di evoluzione nel tempo.

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Le principali zone di viticoltura eroica in Italia e nel mondo

Una volta chiariti i criteri, è naturale chiedersi dove questa viticoltura trovi la sua massima espressione. L’Italia è uno dei Paesi simbolo della viticoltura eroica, grazie a una varietà di territori che va dalle Alpi al Mediterraneo.

L’Italia, tra montagne, coste e isole

In Valtellina, in Lombardia, si estende la più vasta area terrazzata vitata d’Italia. Qui il Nebbiolo, localmente chiamato Chiavennasca, cresce su versanti ripidi esposti a sud, sostenuti da chilometri di muretti a secco. In alcune zone, durante la vendemmia, il trasporto delle uve avviene ancora tramite elicottero, a causa della difficoltà di accesso ai vigneti.

In Valle d’Aosta si trovano alcuni dei vigneti più alti d’Europa, come quelli di Morgex et La Salle, dove il Prié Blanc viene coltivato a piede franco fino a circa 1200 metri di altitudine. Spostandosi verso il mare, la viticoltura eroica assume forme diverse ma altrettanto impegnative, come nelle Cinque Terre e in Costiera Amalfitana, dove le viti sono allevate su terrazze a strapiombo sul mare e raggiungibili solo a piedi o tramite monorotaie. Nelle isole, Pantelleria rappresenta un caso emblematico: l’alberello pantesco, coltivato in conche scavate nel terreno per proteggere la pianta dal vento, è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

I grandi esempi internazionali

Anche fuori dall’Italia la viticoltura eroica trova espressioni radicali. In Germania, lungo la Mosella, si trovano alcuni dei vigneti più ripidi d’Europa, come il Calmont, dove il Riesling matura su suoli di ardesia nonostante la latitudine. In Spagna, la Ribeira Sacra in Galizia è spesso descritta, non a caso, come la "viticoltura della vertigine", per i vigneti che scendono nei canyon dei fiumi Sil e Miño, mentre il Priorat catalano produce vini intensi su pendii scoscesi di ardesia scura. In Portogallo, la Valle del Douro mostra un paesaggio modellato da secoli di terrazzamenti, così come avviene in Svizzera nel Lavaux, dove i vigneti a picco sul Lago di Ginevra sfruttano anche il calore riflesso dall’acqua.

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