
Varietà di uva da tavola diffusa prevalentemente nel Sud Italia, l’uva Pizzutella, conosciuta anche come Pizzutello, non passa inosservata per via dei suoi abbondanti grappoli ricchi di acini dolcissimi, a bacca bianca o nera e dalla particolare forma allungata, se non allungatissima, come di frequente viene definita senza esagerare, e a cui deve il caratteristico nome. L’aspetto è appuntito (pizzuto), ricurvo nella parte finale, tanto che la tipologia si fregia di numerosi epiteti, tra cui “uva corna”: viene così chiamata soprattutto in un’area dov’è considerata un prodotto di eccellenza da salvaguardare, strettamente legato al territorio e con un lungo passato alle spalle, ovvero la città di Tivoli nel Lazio e i suoi dintorni.
Uva Pizzutello di Tivoli: la sua storia
L’uva Pizzuttello di Tivoli fa parte dei Presidi Slow Food che tutelano l’unicità di produzioni agroalimentari (e non solo) che trovano la loro massima espressione in zone circoscritte e che rappresentano una parte importante di quella biodiversità andata man mano persa nel corso del tempo per i motivi più disparati. Stiamo parlando, infatti, di un vitigno storico, in questo caso a bacca bianca, di cui le origini non sono univoche, ma sembrano già collocarsi ai tempi degli antichi romani, con testimonianze che arrivano dal Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, che descriveva una tipologia di uva simile a quella del Pizzutello coltivata nel territorio di Tivoli e Pompei. Altre fonti ipotizzano, invece, natali francesi, con l’uva importata da Oltralpe nel XVI secolo dal Cardinale Ippolito d’Este: quel che è certo, è che all’epoca dei Grand Tour nobiliari, tra il Settecento e l’Ottocento, i viaggiatori difficilmente non restavano colpiti dagli affascinanti pergolati su cui crescevano queste viti, che probabilmente interessavano anche quelli della splendida Villa d’Este, dimora rinascimentale patrimonio Unesco, famosa per i suoi giardini con fontane e giochi d’acqua, voluti proprio da quel cardinale sopra citato.

Uva Pizzutello: una tradizione che si rinnova
L’area di Tivoli, tra il territorio tiburtino e la Valle dell’Aniene, è sempre stata favorevole alla presenza di questo vitigno grazie a condizioni ambientali che ne garantivano una crescita ottimale, con un clima asciutto d’estate e mite d’inverno: come indica Slow Food, nel secondo dopoguerra i terreni adibiti arrivavano a 120 ettari. A essere peculiare non è solo l’acino, ma anche la modalità di allevamento: non aspettarti i più classici filari, perché anche ai nostri giorni i coltivatori si avvalgono dei caratteristici pergolati che vengono abbracciati dalla vite, rispettando pratiche agronomiche tradizionali così descritte: “l’intelaiatura è costituita da pali di sostegno in castagno (forcinotti) che reggono le traversine su cui si adagiano le canne. I legacci con cui si fissano le canne sono di un'erba locale (Ampelodesmus mauritanicus) detta “cartica” in tiburtino”. Il panorama che si presenta, quindi, è quello del Pizzutello che adorna gli orti di Tivoli, elemento imprescindibile del paesaggio.
Usi in cucina: una delizia al naturale
Non è un caso che Tivoli celebri questa sua specialità da quasi 80 anni in una sagra dedicata che si svolge tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, oppure che nel centro della città, precisamente in via Sibilla 33, una suggestiva cantina ospiti il Museo del Pizzutello. Mettendo indietro le lancette dell’orologio, nell'800 e nel ‘900 gli abitanti offrirono in dono quintali di quest’uva sia a Papa Leone XIII (1878-1903), sia al successore (1903-1914), dandoci l’idea di quanto fosse preziosa. L’uva Pizzutello è tipica del mese di settembre e la si può trovare facilmente nei mercati locali, compresi quelli romani: l’acino “pizzuto” è succoso e dolce, con pochi semi, e una buccia verde chiaro, sottile, ma croccante (meglio, "scrocchiarella") e si presta a essere consumata così com’è o nelle macedonie o nelle insalate. Non mancano però gli abbinamenti con i formaggi, come per esempio il Pecorino Romano Dop, anche in versione confettura, in un mix perfetto di dolcezza, sapidità e freschezza.