
Nel villaggio olimpico di Livigno sta succedendo una cosa abbastanza insolita: gli atleti fanno la fila non per un’autografo o per un gadget ufficiale, ma per un piatto di pizzoccheri. Sciatori, snowboarder e staff tecnico arrivano dopo gli allenamenti e si mettono in coda con l’obiettivo chiaro di assicurarsi una porzione. Molti li provano per curiosità, ma poi tornano il giorno dopo, e quello dopo ancora. I social fanno il resto: video di assaggi, reazioni entusiaste e commenti divertiti stanno trasformando un piatto tradizionale della Valtellina in uno dei simboli gastronomici più discussi di queste Olimpiadi.
Un piatto locale che piace a tutti
I pizzoccheri sono da sempre uno dei piatti più rappresentativi della cucina valtellinese. Sono fatti con pasta di grano saraceno tagliata a strisce, cotta insieme a patate e verza, poi condita con burro fuso, aglio e formaggi locali come il Valtellina Casera o il Bitto. Non è un piatto leggero e non ha mai avuto la pretesa di esserlo: nasce come cucina di montagna, pensata per dare energia e saziare chi viveva e lavorava in condizioni dure, soprattutto nei mesi freddi. Oggi però, proprio questa caratteristica sta diventando un punto di forza anche per gli atleti olimpici, che si allenano in quota e consumano moltissime calorie ogni giorno.
Parliamo di un piatto ricco di carboidrati e grassi, quindi perfetto dopo uno sforzo intenso. Il grano saraceno, oltre a essere tipico della zona, è una fonte energetica importante e si adatta bene a chi ha bisogno di “carburante” senza dover mangiare quantità enormi. In un evento come le Olimpiadi, dove gli atleti seguono regimi alimentari controllati, trovare un piatto tradizionale che funziona anche dal punto di vista nutrizionale è un vantaggio. Non a caso molti lo scelgono come pasto principale dopo l’allenamento o in vista di una gara.
L’effetto social e la “pizzoccheromania”
A far esplodere la mania è stato anche l’aspetto mediatico. I video di atleti stranieri che provano per la prima volta i pizzoccheri sono diventati virali: la scena tipica è sempre simile, prima lo sguardo dubbioso, poi il primo boccone e infine l’espressione sorpresa. La “pizzoccheromania” olimpica ha ormai superato i confini italiani: anche Reuters ha raccontato il fenomeno, pubblicando sul proprio account ufficiale TikTok un video dedicato al piatto simbolo della Valtellina. Un segnale di come i pizzoccheri siano diventati non solo un caso gastronomico, ma anche un contenuto virale seguito dalla stampa internazionale.
Milano-Cortina e la scelta di puntare sul territorio
A differenza di altre edizioni olimpiche, dove il cibo nei villaggi è stato criticato perché troppo standardizzato, Milano-Cortina 2026 ha scelto di valorizzare i prodotti locali. Non solo i grandi classici italiani come pizza e pasta, ma anche piatti più legati alle zone ospitanti. I pizzoccheri, in questo senso, sono perfetti: rappresentano la cucina di montagna e raccontano immediatamente il territorio di Livigno e della Valtellina.
La loro presenza nel menu olimpico non sembra quindi una semplice scelta culinaria, ma una strategia precisa: far vivere agli atleti e ai visitatori un’esperienza italiana autentica, legata alle aree che ospitano le gare.
Dai villaggi olimpici ai ristoranti di Milano
Il successo nelle mense olimpiche ha avuto un effetto immediato anche fuori dai villaggi. Diversi ristoranti, soprattutto tra Milano e le località alpine coinvolte nei Giochi, hanno iniziato a proporre pizzoccheri nei menu, spesso come piatto del giorno. In alcuni casi si tratta di versioni fedeli alla tradizione, in altri di reinterpretazioni più moderne, pensate per un pubblico curioso che vuole provare “il piatto del momento” anche lontano dalle piste. Questo dimostra quanto velocemente un evento sportivo internazionale possa influenzare le tendenze gastronomiche, soprattutto quando il prodotto è riconoscibile e legato a un’identità precisa.
