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21 Febbraio 2026 16:00

Tramezzino, 100 anni di un’icona dello street food italiano: da Torino al mondo in un morso

Nel 2026 il tramezzino compie 100 anni: nato in un caffè di Torino nel 1926, è diventato un simbolo italiano da celebrare per storia, gusto e identità.

A cura di Enrico Esente
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Nel 2026 il tramezzino compie cento anni. Un traguardo significativo per uno dei cibi più iconici dell'intero panorama gastronomico italiano. Un secolo esatto da quel 1926 quando, in un caffè di appena trentuno metri quadrati, nel cuore di Torino, nacque un panino destinato a diventare un vero simbolo nazionale. Una storia che ha anche un risvolto letterario importante, con un celebre poeta come Gabriele D'Annunzio che ne ha inventato e consacrato il nome. Scopriamo e festeggiamo questo prodotto che, dal centro della città sabauda, ha viaggiato per arrivare ai bacari veneziani e oltreconfine.

Le origini "americane" e il genio di Angela Demichelis

La storia comincia oltreoceano, negli Stati Uniti, precisamente a Detroit. Angela Demichelis è una ragazzina italiana di 15 anni che, come tanti piemontesi, all'inizio del Novecento parte per l'America in cerca di fortuna. Lì trova lavoro, prende la patente e conosce Onorino Nebiolo, ristoratore piemontese più grande di lei. I due si sposano e hanno due figli nati negli States ma, qualche anno dopo, l'idea di rientrare in Italia si fa sempre più vivida. Tornare a Torino con un gruzzolo di dollari e l'esperienza maturata nella ristorazione permette alla coppia, nel 1925, di acquistare il Caffè Mulassano, storico locale del centro, a due passi da Piazza Castello, pagando solo la licenza di 300 mila lire.

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Angela Demichelis, per differenziarsi dalla concorrenza, voleva stupire i suoi nuovi clienti con una novità proveniente dagli Usa: la macchina per fare i toast. L'idea si rivela però un buco nell'acqua: tostare il pane richiedeva tanto tempo e il servizio era poco pratico. A questo punto arriva l'intuizione geniale della donna: usare quel pancarrè sofficissimo (pensato per la tostatura) e privarlo della crosta per farcirlo con ingredienti semplici e saporiti. È il 1926 ed è l'anno in cui nascono i primi "paninetti" con burro e acciughe. Dal momento che negli Stati Uniti si chiamavano sandwich, essendo in pieno periodo fascista, la parola di matrice anglosassone è totalmente bandita. 

È qui che interviene Gabriele D'Annunzio, un cliente abituale del Mulassano. Il poeta, di passaggio al bar, chiede "uno di quei golosi tramezzini". Secondo varie interpretazioni, il nome deriverebbe dalle tramezze di legno della sua casa o al fatto che quel panino si gustasse "in mezzo" tra un pasto e l'altro o ancora per i ripieni racchiusi in mezzo a due fette di pane. Da allora il termine resta e non è un dettaglio marginale.

Dal Mulassano a Venezia, tra varianti e rivendicazioni

Nonostante, come appena raccontato, la casa del tramezzino è la città di Torino, questo prodotto ne trova una seconda a Venezia, dove diventa "el tramesin". Più grande, più farcito, meno "ortodosso" rispetto all'originale torinese, tanto che qualcuno provò persino a rivendicarne le origini. La versione piemontese resta però quella codificata per prima e documentata. Nel luglio 1936 La Cucina Italiana pubblica la prima ricetta ufficiale, segnando la consacrazione nazionale del prodotto.

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Nel 1938 i coniugi Nebiolo vendono il locale per occuparsi di cinematografi, ma il tramezzino è ormai diventato un simbolo torinese. Oggi al Mulassano se ne vendono tra i 200 e i 250 al giorno, in una ventina di varianti. I rettangoli restano i più classici, con qualche concessione al triangolo o a formati più piccoli e rotondi.

Perché piace a tutti e qual è la differenza con il sandwich

Il tramezzino funziona ancora alla perfezione, a distanza di cento anni dalla sua invenzione, perché è un prodotto immediato e mai banale. Si mangia senza posate, non sporca e si presta a infinite combinazioni. È uno street food elegante che si può gustare in qualsiasi momento della giornata. Non ha la gloria della pizza né la ritualità della pasta, ma possiede una qualità rara: mette d’accordo tutti. La sua forza sta anche nella differenza rispetto al sandwich anglosassone da cui prende ispirazione: qui il pane è morbidissimo, rigorosamente senza crosta, tagliato in rettangoli o triangoli compatti e non viene tostato. 

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Questa identità così definita e ben strutturata lo ha consacrato a simbolo nazionale e a prodotto riconoscibile all'estero. CNN Travel, in una delle sue guide, lo ha inserito tra i migliori panini al mondo, consacrandolo come unico rappresentante italiano in una classifica globale.

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