
Difficile non riconoscerla: la torta mimosa compare nelle vetrine di tantissime pasticcerie in tutta Italia nel periodo che precede l’8 marzo, il Giorno Internazionale della donna (detto anche Festa della donna). Si tratta di un dolce scenografico e semplice al tempo stesso, caratterizzato dalla tipica decorazione realizzata con parte del pan di Spagna spezzettato che richiama i delicati fiori gialli della pianta. La farcitura e la copertura sono a base di una crema pasticciera o crema diplomatica, soffici e vellutate. Non ne esiste una sola versione: il pan di Spagna può essere aromatizzato alla vaniglia e bagnato con un liquore, tipo Grand Marnier, Maraschino o Marsala, oppure avere una bagna all’ananas, con tanto di pezzetti di ananas sciroppata ad arricchire gli strati interni. Non mancano neppure le varianti vegane, così come quelle senza glutine, per venire incontro alle esigenze alimentari di tutti.
La nascita della torta mimosa: tra Rieti e Sanremo
In realtà, della vera torta mimosa non sapremo mai la ricetta. Il motivo? A custodirla gelosamente sono proprio tre donne, Maria Rosaria, Alessandra e Paola, ovvero le figlie del suo inventore, il pasticciere reatino Adelmo Renzi, scomparso nel 2023 a 93 anni, che l’ha sempre voluta tenere segreta. Una creazione che risale ai primi anni ‘60, quando il signor Renzi, dopo un periodo di formazione a Roma, era tornato a Rieti: qui aveva contribuito a fondare l'istituto alberghiero, per poi gestire fino al 1989 il famoso ristorante all’interno del Teatro Flavio. L’occasione è un concorso di pasticceria nel 1962 in quel di Sanremo, la città dei fiori per antonomasia, dove ai partecipanti veniva richiesto di realizzare una torta originale. Il dolce nasce nel periodo in cui le mimose sbocciano, alla fine dell’inverno: il colore giallo è il suo preferito e Adelmo vive appunto circondato dalla presenza femminile della moglie Maria Luisa e delle tre figlie.

La “mimosa” viene presentata, ma arriva seconda, eppure diventa una vera e propria star a Rieti. Inizia a essere servita nell’intervallo degli spettacoli teatrali insieme ad altre golose specialità quali tortine frangipane e bavaresi al caffè, facendosi conoscere piano piano a livello nazionale. Quando il locale chiude, Paola apre una torteria con la mamma, ma nel 2005 anche l’avventura di questa bottega finisce e la produzione si limita a quella casalinga, per parenti e amici. La notorietà arriva nuovamente nel 2015: dal Giappone la famiglia viene contattata per un documentario sulla torta mimosa, in quanto la pianta è una delle più amate nel Sol Levante. Un moto d’orgoglio per le tre sorelle (ma anche per tutti i reatini) che decidono di tornare a servire il dolce: si inaugura nel 2018 un altro laboratorio, dove lo stesso Adelmo andava a verificare se il risultato fosse uguale al suo, come racconta spesso la figlia Maria Rosaria, in particolare assaggiando la crema e tastando la morbidezza del pan di Spagna.
Quando è diventato il dolce simbolo dell’8 marzo?
L’associazione tra la torta mimosa e quella che comunemente (ed erroneamente) è chiamata Festa della donna viene naturale: il fiore è il simbolo della ricorrenza e il dolce ne simula l’aspetto. Il legame tra la mimosa e la Giornata Internazionale della donna è un fatto tutto italiano, che viene scelto per la prima volta nel 1946, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Se la torta, infatti, ha un “papà”, la mimosa come icona floreale di questa giornata ha tre “mamme” e sono Teresa Mattei, Teresa Noce e Rita Montagnana, femministe, partigiane, deputate dell’Assemblea Costituente (che ne contava 21, di cui Mattei era la più giovane) e membri dell’Unione Donne Italiane (Udi) che la proposero al posto della violetta suggerita pare da Luigi Longo (che nel 1964 diventerà segretario del Pci) perché più economica, popolare, facile da trovare nei campi, oltre a essere contemporaneamente fragile e forte, visto che come accennato in precedenza l’Acacia dealbata, questo il nome scientifico, fiorisce quando ancora non è primavera, resistendo agli ultimi freddi.
La mimosa nel tempo ha perso questo significato profondo, con il marketing che ci ha messo lo zampino, facendo diventare il rametto un dono – il più delle volte fatto dall'uomo – alla stregua della scatola di cioccolatini o delle rose a San Valentino. Invece, è bene ricordare che è stata scelta per testimoniare la lotta per i diritti e l’emancipazione femminile, un argomento sempre attuale e che, ovviamente, non si esaurisce nell’arco di quelle 24 ore in cui si può gustare anche un’ottima fetta di torta.