
Il cavallo non è solo un animale da allevamento: è sport, tradizione, turismo, ippica, lavoro agricolo. Ma in alcune regioni italiane è anche carne, consumo, filiera produttiva: un equilibrio delicato che ora rischia di cambiare radicalmente. Il Parlamento torna infatti a discutere di un tema che da anni divide politica, associazioni animaliste e operatori del settore: vietare la macellazione degli equini e riconoscere loro lo status giuridico di animali d’affezione. Una proposta che, se approvata, cancellerebbe definitivamente la carne di cavallo dalla filiera alimentare italiana, con conseguenze normative, economiche e culturali ancora tutte da valutare. È in questo contesto che approda in Senato il nuovo disegno di legge bipartisan: vediamo cosa dice.
Cosa prevede la proposta
È approdata in commissione al Senato della Repubblica una proposta di legge bipartisan che punta a vietare la macellazione degli equini e a togliere alla carne di cavallo lo status di alimento legale in Italia. Il provvedimento, presentato da Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs), con l’appoggio di proposte analoghe di esponenti come Michela Brambilla (Noi Moderati), mira a riconoscere a cavalli, pony, muli, asini e bardotti lo status giuridico di "animale di affezione".
Secondo le norme attualmente all’esame della Commissione Ambiente a Palazzo Madama, questi animali verrebbero classificati come “Non Dpa”, ovvero non destinati alla produzione alimentare. La proposta prevede pene severe per chi alleva equidi con finalità di macellazione: reclusione da tre mesi a tre anni e multe tra 30mila e 100mila euro, con un aumento di un terzo della pena se le carni vengono immesse sul mercato.
Un altro punto centrale del disegno di legge è la tracciabilità: entro due mesi dall’entrata in vigore, tutti gli equidi dovrebbero essere iscritti nel Registro anagrafico nazionale e identificati tramite microchip sottocutaneo. La mancata iscrizione comporterebbe una sanzione tra 20mila e 50mila euro. Gli animali iscritti sarebbero automaticamente esclusi dalla filiera alimentare.

Animalisti in pressing e dati sul consumo
Il provvedimento arriva dopo anni di campagne di associazioni animaliste, in particolare di Animal Equality Italia, che nel 2023 ha raccolto oltre 247mila firme per fermare la macellazione degli equini e ha portato in evidenza – anche con inchieste filmate – presunte violazioni delle norme sul benessere animale nei trasporti e nei macelli.
Negli ultimi anni il consumo e la macellazione sono già in forte calo: mentre nel 2012 in Italia furono macellati oltre 4.600 cavalli (tra nazionali e importati), nel 2025 il numero è sceso a circa 2.012 capi. Le regioni con il maggior numero di macellazioni sono Puglia, Emilia-Romagna e Veneto.
Il fronte politico e le ragioni alla proposta
I promotori parlano di un “passaggio politico rilevante e atteso”, sottolineando che il Parlamento affronta apertamente un tema che in passato era rimasto marginale. Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, ha definito la macellazione degli equini “una pratica opaca e crudele”, sollevando anche questioni legate alla salute pubblica.
Non mancano richiami ai modelli legislativi esteri: in Grecia, per esempio, dal 2020 la macellazione dei cavalli è vietata riconoscendo loro uno status giuridico simile a cani e gatti, con divieti di macellazione, allevamento e commercio di prodotti derivati.
La proposta non è univocamente accolta: alcuni osservatori sottolineano che vietare la carne di cavallo potrebbe colpire filiere tradizionali, artigiani della gastronomia locale e gli allevatori che attualmente operano nel rispetto delle norme veterinarie. In alcune regioni italiane – e non solo in quelle citate – piatti a base di carne equina sono parte della tradizione gastronomica.
Inoltre, non è ancora chiaro come verrebbero gestiti gli impatti occupazionali e strutturali di un divieto totale su un mercato già in contrazione, se non con strumenti come fondi di riconversione previsti da alcune versioni del testo di legge per supportare gli allevatori verso attività alternative.
Il provvedimento è ora incardinato in Commissione e dovrà affrontare l’iter legislativo, con possibili audizioni, emendamenti e confronti tra maggioranza e opposizione. Se approvato, segnerà una svolta nella legislazione italiana sulla gestione e tutela degli animali e potrebbe chiudere definitivamente la porta alla carne di cavallo dal piatto degli italiani.