
In casa ci sono diversi oggetti che accumulano batteri e in cima a questa particolare lista c’è di certo la spugna che utilizzi per lavare i piatti: a forza di lavarla, di usarla, di toccarla, l’accumulo di batteri diventa molto alto in un tempo piuttosto breve. Questo avviene perché l’umidità di cui la spugna rimane impregnata, e che in generale caratterizza la zona del lavandino, diventa l’ambiente ideale per il proliferare di tutta una serie di batteri pericolosi. Ma perché la spugna li assorbe con questa grande facilità.
È tutta una questione legata alla sua stessa composizione come ha spiegato dai suoi social Francesco Poliandri, chef consulente ed esperto in sicurezza alimentare: “Le spugne hanno una struttura porosa, trattengono umidità e nutrienti, creando un ambiente ideale (incubatore) per la proliferazione di batteri patogeni come Salmonella, Campylobacter, E. coli, Staphylococcus e Listeria. Oltre alla porosità, i batteri all'interno delle fibre creano una matrice protettiva chiamata biofilm, che li scherma dall'azione dei normali detergenti, rendendo la semplice pulizia superficiale del tutto inutile".

Proprio per questo motivo è fondamentale non solo cambiare spesso la spugna, ma anche sterilizzarla a cadenza periodica: non basta sciacquarla sotto l’acqua per eliminare questo tipo di batteri, soprattutto una volta che la spugna è entrata in contatto con il cibo, quindi diventa necessario sterilizzarla ad alte temperature, le uniche che riescono ad abbattere quasi il 100% dei batteri presenti sulla spugna stessa. Quali sono i metodi migliori e quali, invece, quelli da evitare? Ecco tutti i consigli dell’esperto.
I metodi migliori per disinfettare le spugne
Le temperature molto elevate sono il sistema migliore per scongiurare la minaccia batterica sulle spugne da cucina. Infatti i metodi migliori per disinfettare le spugne sono 3 (secondo studi scientifici specifici, tra cui quelli del Dipartimento di agricoltura statunitense) e tutti prevedono metodi che impiegano alte temperature, come spiega Poliandri:
- Forno a microonde (il più efficace), garantisce l'eliminazione del 99,999% dei microbi.
- Lavastoviglie, un ciclo completo ad alta temperatura (con asciugatura) è un metodo quasi alla pari del microonde.
- Bollitura in acqua per qualche minuto, un metodo valido per la disinfezione termica.
Sono tre procedimenti davvero molto semplici e che accontentano sia chi ha a disposizione i due elettrodomestici, sia chi invece non li ha e cerca comunque un modo efficace per sterilizzare le spugne. Il microonde rimane il metodo più efficace per la sterilizzazione, un consiglio di cui si fa promotore anche uno studio condotto dal Dipartimento di agricoltura statunitense; Poliandri suggerisce che “la spugna deve essere completamente bagnata (intrisa di acqua, non solo umida), e messa nel microonde alla massima potenza per 1 minuto. Il vapore generato è ciò che uccide i batteri nel cuore della spugna.”

Anche la lavastoviglie è un’opzione piuttosto valida, che assicura un risultato quasi simile a quello del microonde: un ciclo completo ad alta temperatura, e con asciugatura, ti permette una di sterilizzare bene la tua spugna, in modo di poterla ancora riutilizzare prima di doverla sostituire. In mancanza di disponibilità di microonde o lavastoviglie, va benissimo anche il caro vecchio metodo della bollitura: porta una pentola d’acqua a ebollizione e immergi la spugna per circa 5 minuti, un modo semplice ma efficace per sconfiggere i batteri che ha accumulato. Ricorda, però, il monito dell’esperto: “Se la spugna è stata usata per pulire residui rischiosi come uova crude, carne cruda ecc., la scelta più sicura è gettarla via immediatamente.”
Ogni quanto bisogna disinfettare la spugna?
All’atto pratico, ogni quanto la spugna va disinfettata e ogni quanto, invece, è bene sostituirla? Una buona regola è disinfettare le spugne della cucina ogni 2-3 giorni e sostituirle completamente ogni 1-3 settimane, a seconda dell'uso, perché accumulano batteri e muffe rapidamente anche se igienizzate e in ogni caso, a forza di sterilizzarle, finiscono per rovinarsi e quindi anche a diventare meno efficaci nel rimuovere lo sporco. In generale, il segnale di allarme per capire che è il momento di sostituire la spugna è la comparsa di cattivi odori, segno certo che ha accumulato un’alta carica batterica. Poliandri suggerisce una pratica piuttosto utile per allungare la vita delle tue spugne, ovvero rotazione e asciugatura: “Usa due spugne a giorni alterni: mentre una è in uso, l'altra deve asciugare completamente all'aria. L'asciugatura blocca la moltiplicazione microbica".
Metodi da evitare nella pulizia delle spugne
Ricorda che non stiamo parlando di una pulizia superficiale ma di una vera e propria sterilizzazione: per questo servono metodi che impiegano alte temperature, mentre sono del tutto inefficaci, se non addirittura dannosi, alcuni metodi adatti ad altra situazione ma che, in questo caso, sono del tutto da evitare. L'esperto raccomanda di non utilizzare metodi naturali, per esempio l’immersione in aceto, limone, bicarbonato o in soluzioni come l’ammoniaca: “Questi prodotti naturali o domestici si sono rivelati del tutto inefficaci per la disinfezione profonda delle fibre". Si tratta, infatti, di prodotti che sgrassano e deodorano ma che non sono sufficienti a eliminare tutti i batteri e i patogeni annidati nelle spugne.

Meglio evitare l’utilizzo di candeggina su una spugna sporca. “Immergere una spugna sporca in una soluzione di candeggina (ipoclorito) è spesso inefficace”. Specifica Francesco Poliandri: “La grande quantità di materiale organico (grassi e proteine) presente nella spugna ‘sequestra' e neutralizza il cloro, impedendogli di agire. La candeggina funziona solo su spugne già preventivamente sgrassate e pulite”. Inoltre, proprio in funzione della natura spugnosa dell’oggetto in questione, i residui di prodotto possono rimanere intrappolati nelle fibre porose della spugna portando potenzialmente a un rischio di intossicazione alimentare quando a contatto con le stoviglie e gli alimenti, soprattutto perché il risciacquo completo è difficile da garantire.