
Si è appena conclusa la settima serata di MasterChef Italia 15, lo show Sky Original prodotto da Endemol Shine Italy, in onda tutti i giovedì in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, sempre disponibile on demand. Una serata all'insegna della sostenibilità, con il ritorno di Chiara Pavan – e la sua Green mystery box – e di un Invention test apparentemente semplice, ma in realtà ricco di insidie. Il campo dello Juventus Stadium è diventato la cucina per la prova in esterna, al termine della quale si è svolto il temutissimo Pressure test, in cui le erbe selvatiche hanno messo davvero a dura prova i concorrenti.
Chi avrà conquistato la Golden pin e chi ha dovuto abbandonare per sempre la cucina di MasterChef? Scopriamo nel dettaglio cosa è successo nelle ultime due puntate del cooking show più amato della televisione.
"Il vegetale deve essere il protagonista": la Green mystery box
Un ritorno tanto amato quanto odiato, quello di Chiara Pavan e della sua Green mystery box, new entry di questa quindicesima stagione. I concorrenti devono subito confrontarsi con un'idea di cucina legata al risparmio e alla sostenibilità, proprio come quella della chef veneta, con una doppia possibilità di vincita: i giudici, infatti, annunciano che in palio ci sono sia la Green pin sia la Golden pin.
Sotto la Green mystery box, gli aspiranti chef scoprono cosa ha portato la chef Pavan per loro: al centro troviamo delle ostriche, oltre a bietola da costa, farina di spinaci, fernet, alga nori, alga lattuga di mare, yuba – che la chef spiega essere la pellicina del latte di soia, quella che si forma quando il latte sobbolle – peperoni verdi, succo di uva dorona fermentato – un tipo di uva acerba della vigna che la Pavan ha di fronte al suo ristorante -, curry di laguna, ossia un mix di erbe del suo giardino e acetosella. Una prova basata esclusivamente sul vegetale e solo su una proteina animale: vien da sé, come spiegano gli chef, che il vegetale deve essere il protagonista, mentre l'ostrica deve servire da contorno. Per la Pavan, infatti, dare più importanza alla parte vegetale rispetto a quella animale è un'ottima soluzione per cucinare in modo più sostenibile. I concorrenti dovranno utilizzare tutti gli ingredienti a propria disposizione, come la stessa Chiara Pavan: infatti, la chef veneta cucinerà insieme agli aspiranti chef, che non dovranno replicare il suo piatto, ma rispettare i tempi dettati da lei. Ciò significa che il piatto dovrà essere finito nello stesso momento in cui lei stessa lo terminerà. I concorrenti cominciano subito ad assaggiare alcuni degli ingredienti presenti nella box, cercando di capire come poterli cucinare e abbinare. Con loro, anche la Pavan si mette all'opera e la sfida ha inizio. I concorrenti, nonostante non abbiano la stessa velocità e dimestichezza di una chef stellata, riescono a terminare i loro piatti: Carlotta e Dorella non riescono a utilizzare tutti gli ingredienti, inserendo nove ingredienti su dieci. La prima a presentare il piatto è, ovviamente, la chef Pavan: "Bietola, curry, uva e ostrica" in cui la bietola è ripiena di crema di bietola e gambi della bietola stessa, fritta in tempura, con una salsa curry adagiata sopra realizzata con peperoni, curry di laguna e succo di dorona acerba e, infine, un'emulsione alle ostriche e acetosella.

Dopo il consueto giro tra le cucine dei concorrenti, i quattro giudici sono pronti a chiamare i tre migliori. Il primo a presentarsi davanti ai giudici è Teo e il suo "Guscio di Camargue", dove il guscio dell'ostrica è stato ricreato con la yuba, in cui all'interno è adagiata una salsa di bietola, dei peperoni e una tartare di ostrica. Il piatto convince tutti i giudici che apprezzano particolarmente la sua idea innovativa e la creatività del giovanissimo concorrente. Il secondo migliore di questa Green mystery box è Matteo R.: "Un'esperienza nel verde" è composto da rollè di ostriche, biete, alga nori su crema di biete e crema di insalata di mare, yuba fritta e peperoni in agrodolce. Un piatto in cui la Pavan ritiene che l'ostrica sia rimasta un po' troppo protagonista, ma ritenuto comunque buono e molto equilibrato. Il terzo e ultimo piatto a essere presentato al cospetto dei giudici è il "Viva green" di Dounia, con un rollè di yuba, alga nori con bieta e peperoni al curry di laguna adagiato su crema di spinaci e crema di ostrica. Tranne per qualche piccolo difetto nella presentazione, il piatto viene giudicato molto positivamente dai giudici, soprattutto per la yuba arrostita.
È proprio Dounia a vincere la Green mystery box e ad aggiudicarsi la tanto desiderata Golden pin. Con grande sorpresa da parte di tutti, Dounia guadagna anche la Green pin, che può utilizzare in qualsiasi momento, ottenendo 10 minuti in più nel corso di una sfida. Come di consueto, grazie alla vittoria della Mystery box, avrà a disposizione un grande vantaggio nel successivo Invention test.
Un Invention test che ha il profumo di pane
Il temuto Invention test è arrivato e i tre giudici svelano subito quale sarà l'oggetto della prova: i panini. Ospite di questa prova è colui che viene soprannominato "il cuoco dei panini": si tratta di Alessandro Frassica, proprietario di ‘Ino a Firenze. Era il lontano 2006, racconta Locatelli, quando Frassica ha un'intuizione destinata a cambiare la sua vita: il futuro del cibo di strada sarà all'insegna della qualità. Per Alessandro "un panino è una magia" ed è lui stesso a spiegare come, nella sua semplicità, può essere un vero e proprio piatto. Dounia, in quanto vincitrice della Mystery, ha la possibilità di provare una delle proposte di Frassica e, tra i molti, sceglie un panino composto da gambero rosso, capocollo e stracciatella, un abbinamento molto utilizzato in Puglia.
Ai 12 aspiranti chef viene chiesto di realizzare un panino di qualità e originale, proprio come quelli presentati da Alessandro. E per fare un panino, da cosa possiamo partire se non dal pane? Ecco che arriva una seconda ospite, proprietaria del panificio artigianale Pandefrà a Senigallia: Francesca Casci Ceccacci, che racconta come, dopo essersi laureata in Giurisprudenza, ha capito di dover mettere le mani in pasta. "Il pane non è un oggetto, è un organismo vivente. Il pane è attesa, pazienza e ascolto" spiega Francesca, con gli occhi pieni d'amore che ha solo chi ama davvero ciò che fa. Per la prova, quindi, i concorrenti devono preparare del pane, da lasciar lievitare tutta la notte e realizzare, il giorno seguente, un panino a testa che avrà come base proprio il loro panificato. Due concorrenti, però, dovranno preparare due panini, con due basi e due farciture diverse. A scegliere i due svantaggiati è Dounia: per lei Alessandro e Iolanda dovranno affrontare una doppia sfida.

La sfida ha inizio e i concorrenti hanno 10 minuti per fare l'autolisi, una tecnica che Francesca dice essere particolarmente utilizzata per formare una buona maglia glutinica. Alla fine di questo tempo, i giudici vanno via e gli aspiranti chef restano con Francesca, che approfitta per conoscere meglio loro e il rapporto che hanno con il pane. Dopo aver terminato i loro impasti, i concorrenti vanno via dalla masterclass, lasciando che la magia della lievitazione avvenga. La mattina seguente li attende il momento della verità: alcuni impasti, come quello di Alessandro e di Teo, non sono riusciti a raddoppiare il proprio volume, altri invece sono lievitati alla perfezione. I giudici danno 5 minuti di tempo ai concorrenti per la stagliatura, quindi per formare i propri panini. Nella masterclass è ritornato Alessandro Frassica, pronto ad assaggiare le farciture realizzate dai concorrenti in 45 minuti di tempo.
La prima ad andare all'assaggio è Dounia, vincitrice della Mystery, che decide di non giocarsi la Golden pin. Il suo "Che fegata" con pane alla barbabietola non convince i giudici in quanto il pane risulta gommoso e la farcitura troppo poca. Prosegue Alessandro che, in quanto svantaggiato, ha dovuto presentare due panini e decide di usare le sua Golden pin, salvandosi automaticamente. I giudici comunque procedono all'assaggio dei suoi "Crepi" – con pane alla curcuma ripieno di babaganoush e carne – e "L'avarizia", un panino con impasto arricchito di pomodori secchi e olive. Le due proposte conquistano il palato dei giudici, con un pane croccante e una farcitura davvero molto apprezzata dai giudici. Segue la seconda sfortunata di questo Invention, Iolanda, con un pane alle olive e curcuma, chiamato "Cariocao", e "Bruzia Enotri Pandosia", panino dedicato alla Calabria con salsiccia e burro alla ‘nduja. Nonostante qualche piccolo difetto, i due panini ottengono commenti positivi dai giudici.
Si passa a Dorella che porta "Puglia in crosta" in cui le zucchine risultano l'unico ingrediente cucinato e, per questo, considerato troppo semplice dai giudici. Matteo Lee e il suo pane al pomodoro chiamato"Mantino" ha una crosta troppo morbida – più simile a un bao -, ma il ripieno risulta gustoso. Teo porta "Soppalco" con un pane alle noci, pomodorini e mirtilli, giudicato estremamente dolce. Segue Irene che ha realizzato un pane alla curcuma e pomodoro chiamato "Bocadillo Gordillo" apprezzato da tutti, sia per la base che per la farcia. È il turno di Franco e "Lo zoccoletto di nonno", un panino arricchito con della farina di barbabietola e un ripieno di polpo che risulta difficile da masticare, in mezzo a un pane troppo morbido. Carlotta si presenta con un panino chiamato "Nicolò", dedicato al suo compagno, realizzato con pane ai semi di sesamo che viene ampiamente lodato, soprattutto per la base croccante e gustosa.
Prosegue Jonny con "Jonny intrippato" in cui il pane ai pomodori secchi, olive e capperi ripieno di trippa non ha entusiasmato gli chef. "Assoluto d'estate" è il panino presentato da Matteo R. realizzato con una base arricchita da polvere di pomodoro, noci, olive, capperi e pomodori secchi: il pane, secondo Francesca, è l'unico ad avere una buona alveolatura e viene molto apprezzato da tutti. L'ultimo è Niccolò che arriva con "Pan con baccalà alla massesa" e decide di salvarsi con la Golden pin: una buona scelta dato che l'idea della ricetta appare buona, ma non la sua esecuzione.

Al termine degli assaggi è Matteo R. a vincere l'Invention test, che guiderà la sua squadra nella prova in esterna. Jonny, Matteo Lee, Franco e Teo risultano i peggiori ed è proprio Teo a dover abbandonare il grembiule bianco, ma non ancora la cucina. Lo chef Cannavacciuolo, infatti, gli dà il grembiule nero, mandandolo direttamente al prossimo Pressure test.
Puntata quattordici: allo Juventus Stadium per la prova in esterna
Gli aspiranti chef arrivano a Torino, nella casa di una delle squadre più antiche d'Italia: lo Juventus Stadium. Matteo R., vincitore della sfida precedente, è il capitano della squadra rossa e può scegliere i componenti della propria brigata e di quella avversaria. Inoltre, dovrà decidere un concorrente da far rimanere in panchina, che potrà essere utilizzato come sostituto di uno dei membri delle due squadre: se nessuno dovesse chiedere il suo aiuto, sarà mandato direttamente al Pressure test. Le due squadre vengono formate da Matteo R. che chiama nella sua Niccolò, Matteo Lee, Dorella e Carlotta. Irene, Iolanda, Dounia, Alessandro e Jonny formano la brigata blu e concordano per essere guidati da Irene. Franco è il concorrente che è stato messo in panchina.
Ad accogliere i concorrenti arriva Giorgio Chiellini, giocatore della Juventus e oggi Director della Football Strategy della squadra: "La Juventus per me è famiglia, sacrificio, passione, ma è anche guardare avanti, guardare al futuro. Siamo i primi ad aver costruito uno stadio di proprietà e siamo felici di ospitarvi qui" afferma. I concorrenti per questa sfida dovranno cucinare per 20 ospiti, tra leggende bianconere – ex calciatori come Gianluca Pessotto, Sergio Brio, Sara Gama (leggenda della Juventus Women), Cristina Chiabotto, madrina dell'inaugurazione dello stadio – e tifosi storici.

È il momento di scegliere il menu e la brigata rossa opta per uno composto da un antipasto di verdure bianche con componente nera a scelta e un secondo di baccalà con una componente nera a scelta. L'altro menu, quello della squadra blu, prevede spaghetti alla chitarra neri con componente bianca a scelta e un dolce con una meringa e componente nera a scelta. Due menu all'insegna del bianco e nero a cui può essere aggiunto un tocco di rosa, in nome della storica prima maglia della Juve. Oltre alla salvezza, la proposta della squadra vincente entrerà nel menu del Legends club in una delle prossime partite in casa della squadra.
Un'ora di tempo per preparare l'antipasto da un lato e il primo piatto dall'altro. Franco, nel frattempo, cerca di capire chi potrebbe sostituire: i due capitani, infatti, possono decidere di sostituire uno dei componenti della propria squadra, per tutti i cambi che vogliono, fino all'inizio del servizio. L'ultimo a rimanere in panchina andrà direttamente al Pressure test. Nel frattempo, Cannavacciuolo con un fazzolettino della squadra del Napoli e un santino di Maradona nel taschino della giacca, visita lo stadio della Juventus insieme a Giorgio Chiellini, che gli mostra il museo realizzato al suo interno.
Durante i 60 minuti trascorsi, nessuna delle due squadre ha voluto sostituire uno dei propri componenti con Franco che viene mandato direttamente al Pressure test. Il servizio comincia con la squadra rossa che propone per i 20 commensali un sedano rapa aromatizzato al timo e cotto al forno, una polvere di sesamo nero tostato, un crumble di farina di mandorle aromatizzata al basilico e una crema di porri con del latte. Il piatto è molto apprezzato per il gusto, ma convince poco il colore, giudicato "poco bianco e più avorio" e troppo poco nero. Prosegue la seconda brigata con uno spaghetto alla chitarra al nero di seppia con all'interno della seppia arrotolata e sopra dello zest di limone a ricreare le 3 stelle che rappresentano i 30 scudetti vinti dalla Juve. Presentazione molto curata e gusto apprezzato.

Sulla seconda portata entrambe le squadre hanno qualche problema: quella rossa, accortasi della cottura sbagliata del baccalà, provvede a mantecarlo per renderlo più gustoso. Nella brigata blu, invece, Dounia sbaglia le dosi della meringa che viene nuovamente realizzata, con qualche piccolo attrito tra Dounia, Alessandro e Iolanda. Nonostante tutto, però, la squadra rossa porta il suo secondo piatto, presentato da Dorella che gli ha affibbiato il nome di "Baccalà al Chiellini per palati sopraffini", che prevede una salsa con latte di cocco con baccalà mantecato, nero di seppia fritto, asparago e un petalo di cipolla in acqua di more. Rispetto alla prima portata, il secondo piatto ha decisamente conquistato il palato dei commensali. È il momento del dolce della squadra blu chiamato "Juve storia di un dolce amore" e spiegato da Alessandro: una composta di mele alla base, con un crumble croccante di cioccolato, una meringa all'italiana passata al cannello con una ganache di cioccolato rosa. C'è chi apprezzato il piatto e chi invece ha ritenuto che qualche piccolo dettaglio dovesse essere modificato. A trionfare è stata la squadra blu con gli spaghetti al nero di seppia che "hanno davvero fatto la differenza" afferma Cannavacciuolo.

Un Pressure test selvatico
La fine della prova in esterna vuol dire solo una cosa: Pressure test. Ad attendere la squadra perdente – composta da Matteo R., Carlotta, Dorella, Matteo Lee e Niccolò – ci sono Teo e Franco. La sfida più temuta del programma vede l'entrata in scena di un nuovo ospite, Alessandro Di Tizio: abruzzese ed esperto nel foraging, si occupa di raccogliere erbe selvatiche e studiarle attraverso le sue conoscenze in scienze gastronomiche ed etnobotanica. Sotto la teca di vetro, quindi, non potevano che nascondersi una serie di erbe selvatiche che i concorrenti dovranno usare per preparare un piatto di pasta al pesto. Tra di loro si celano erbe più semplici ed erbe più complesse e la sfida è proprio trovare il giusto equilibrio.

La prima erba presentata è la borsa del pastore, erba di montagna che arriva dalla famiglia della rucola, poi abbiamo l'ortica, che ha bisogno di una sbollentata, poi l'origano volgare, che cresce in Centro-nord Italia e ha un gusto più delicato di quello comunemente usato nelle nostre cucine. Si passa poi alla mentuccia, dove l'intensità si fa più marcata, la santoreggia considerata il timo dell'Appennino e con un gusto più pepato. Tra quelle considerate più difficili dallo stesso Di Tizio c'è la cardaria, che arriva dalla stessa famiglia del cavolo e ha una pungenza molto intensa, e si finisce con l'ultima erba, l'achillea – utilizzata soprattutto per la produzione di liquori – è molto amara ed è difficile da pestare con il mortaio per via della sua consistenza leggermente pelosa. È Irene, in quanto capitano della squadra vincente, a decidere a chi dare le varie erbe: la borsa del pastore va a Dorella; l'ortica a Carlotta; l'origano volgare a Matteo R.; la mentuccia a Teo; la santoreggia va a Franco; la cardaria a Matteo Lee e, infine, l'achillea a Niccolò.
Gli aspiranti chef hanno 30 minuti di tempo per realizzare il proprio piatto, composto, oltre che dal pesto, anche da altri ingredienti a loro disposizione. Il primo piatto ad andare all'assaggio è quello di Carlotta: il suo "Carlotta è come l'ortica" non viene valutato molto positivamente, anche se Barbieri ammette che l'idea è buona e Locatelli ne apprezza il colore verde acceso. "Pressure pest" è il nome del piatto di Matteo R. che, nonostante qualche piccolo difetto, riesce a conquistare la balconata. A seguire arriva Dorella e il suo piatto "Spaghettino del pastore", secondo i giudici, non ha centrato appieno la sfida. È il turno di Matteo Lee che arriva con "Spaghetti al pesto di caldaia" pienamente apprezzato dai tre chef che lo mandano in balconata. "La pressione è un privilegio" è il piatto proposto da Franco che risulta troppo asciutto e giudicato negativamente. All'assaggio arriva Niccolò con "Achillea, non fare la spia!" con un gusto che riesce a conquistare i tre giudici che lo salvano immediatamente. L'ultimo è Teo con "Menteuccia" in cui, la scelta di utilizzare due cucchiaini di aceto per valorizzare l'erba, non viene apprezzata dai giudici, facendogli rischiare l'eliminazione.
Al termine degli assaggi, Carlotta e Teo si conquistano la balconata. A rimanere tra i peggiori sono Franco e Dorella, ma quest'ultima riesce a ottenere la salvezza. Franco è costretto ad abbandonare per sempre la cucina di MasterChef.
