Seltz, sale e limone, detto tutto d’un fiato e bevuto tutto insieme. Tre paroline magiche che come una passaporta di Harry Potter vi catapulteranno direttamente a Catania, con una cassatina in mano e la Cattedrale di Sant’Agata sullo sfondo. Come il Duomo, altrettanto sacri e frequentati sono i chioschi catanesi, rifugio degli assetati sulle soleggiate vie sicule, testimoni di un rituale e scrittori di una musica jazz che ricorderete per tutta la vita.

Il drink che unisce un anonimo paesino della Germania e Catania

Partiamo dal principio: i chioschi di Catania sono dei rivenditori di bibite, si trovano sul ciglio delle strade. Sono i discendenti diretti degli acquafrescai borbonici del Regno di Napoli (infatti questi chioschi si trovano anche nella città campana); si possono incrociare anche in Catalunya e soprattutto in Messico dove ci sono le aguas frescas.

La cosa curiosa di tutto questo sinuoso tracciato nella storia è che il seltz, limone e sale lo si deve invece al tedesco Selters, un piccolo comune della Germania centrale, perché è qui che si trova la sorgente d’acqua ricca di anidride carbonica che fa da base essenziale per il seltz, che a Catania si è trasformato in sess. In pratica, il seltz è acqua gassata "molto frizzante", cioè con elevata concentrazione di anidride carbonica disciolta, ottenuta immettendo in un sifone ermetico il gas sotto pressione di apposite bombolette. A Catania la situazione è leggermente diversa perché il sess sgorga direttamente dai rubinetti.

C’è una musicalità nei gesti, un’orchestra gestita dall’acquafrescaio: il tamburo battente nel momento in cui si apre la fontana, le bollicine gorgoglianti che suonano come il charleston su una batteria e infine lo "psssss" che sibila alla fine della melodia, quando il seltz ha riempito il bicchiere. Tutto fintamente improvvisato, come il jazz su una nave da crociera. Arriva poi il tempo del limone, immancabile in ogni preparazione dei chioschi, vero elemento d’arredo della struttura. Tagliato a metà con precisione giapponese, premuto vigorosamente nel bicchiere con un apposito schiaccia agrumi.

Infine il sale, l’elemento più sottovalutato della preparazione ma fondamentale a livello chimico: gli elettroliti del cloruro di sodio integrano il seltz e il limone (o un altro ingrediente del drink), rendendo la bevanda molto dissetante. Il genio dietro questo drink semplice e unico pare essere il signor Russo, un chioscaro di San Cristoforo che negli anni ‘70 ha inventato il geniale marchingegno che spilla acqua gassata dal rubinetto.

Che altro si beve nei chioschi catanesi?

Non vi piace l'acqua frizzante o il gusto di limone? No problem. I chioschi catanesi sono attrezzati per ogni evenienza e ci sono bibite speciali e tipiche per tutti i gusti. Partiamo da quella che può essere considerata a tutti gli effetti una droga legale, il Mandarino verde: i tratta di uno sciroppo al mandarino verde, un agrume tipico siciliano, completato con del succo di limone. L'avvertenza è che una volta assaggiato non potrete più farne a meno e lo cercherete di chiosco in chiosco e, come il Giuda Ben Hur salvato dal Signor Burns nei Simpson direte al chioscaro: "Tu sei davvero il re di tutti i re". Di questa bibita c'è anche una versione "classica", il mandarino al limone, fatta con sciroppo al mandarino o all'arancio e limone spremuto, in alcuni casi "doppio".

Consigliamo poi il tamarindo al limone e bicarbonato, un digestivo dolce e amaro allo stesso tempo, perfetto per "smaltire" i chili di arancini col cuore morbido di ragù. Molto dissetante è anche il "misto", ovvero una preparazione simile a un cocktail in cui il bibitaro mixa vari sciroppi e preparazioni del chiosco. Infine da provare il Magiaebevi: uno sciroppo di frutta semplice, conservato in dei boccioni di vetro, con all'interno la stessa frutta da cui deriva. Al bicchiere viene aggiunto un po' di seltz e il risultato è una bevanda molto zuccherina, meno dissetante ma più golosa delle precedenti.