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30 Gennaio 2026 12:28

Secondo un’indagine di una ONG diverse mele europee hanno tracce di pesticidi

PAN Europe e altre 13 organizzazioni partner hanno analizzato 59 mele provenienti da 13 Paesi europei: quasi tutte sono risultate contaminate. Un dato certamente preoccupante, anche se la dimensione del campione è così ridotta da non poter essere rappresentativa dell'intero mercato europeo.

A cura di Arianna Ramaglia
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Com'era il detto? Una mela al giorno leva il medico di torno? Beh, sì, ma dipende da dove arrivano: secondo un'indagine condotta da PAN Europe, su alcune mele provenienti da 13 Paesi europei – Italia compresa – sono stati rilevati residui di pesticidi. Il rapporto analizza la sicurezza di uno dei prodotti più consumati in tutto il mondo, segnalando la presenza di almeno un pesticida in quasi tutti i campioni analizzati.

"Il 93% contiene almeno un residuo di pesticida": lo studio

Le analisi sono state condotte da PAN Europe – una ONG impegnata nella lotta contro l'uso dei pesticidi – insieme ad altre 13 organizzazioni partner su un campione di 59 mele acquistate nei mercati e nei supermercati europei tra settembre e ottobre 2025. I Paesi coinvolti nello studio sono stati: Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svizzera. Dai risultati delle analisi, il dato più immediato è anche quello più preoccupante: il 93% dei campioni conteneva almeno un residuo di pesticida. Sull'85%, invece, era presente quello che loro stessi hanno definito "cocktail di pesticidi", cioè una combinazione di diverse sostanze: in alcuni campioni, sono state individuate fino a sette sostanze differenti. Tra i pesticidi rilevati, circa il 71% delle mele conteneva almeno un residuo di pesticidi classificati dall'Unione Europea come "candidati alla sostituzione", cioè sostanze considerate particolarmente nocive per la salute e per l'ambiente, mentre il 64% conteneva tracce di PFAS, composti chimici utilizzati in processi industriali.

Tra le mele analizzate, anche quelle provenienti dal nostro Paese non sono esenti: nello specifico, sono stati studiati 5 campioni originari del Südtirol, appartenenti alle varietà Golden Delicious, Pinova, Jonagold, Gala e Sweetango. La buona notizia, però, è che tra l'intero campione analizzato, solo una mela italiana è risultata essere priva di pesticidi, insieme a due dalla Danimarca e una dal Belgio.

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Il rischio di pesticidi multipli

La presenza di residui di pesticidi è già un tema abbastanza sensibile, ma ciò che preoccupa maggiormente gli autori del rapporto è il fatto che le mele presentino più sostanze contemporaneamente. Infatti, il rapporto sottolinea come il problema dell'esposizione multipla non venga neanche analizzato, anche se "esistono sempre più prove scientifiche che l'esposizione ai pesticidi attraverso gli alimenti sia correlata all'infertilità e potenzialmente al cancro" ha affermato Gergely Simon, attivista di PAN. "La costante esposizione dei cittadini a miscele di sostanze tossiche attraverso il cibo, l'aria o la polvere non viene presa in considerazione; questa importante questione deve essere affrontata dagli enti regolatori" conclude. Simon, inoltre, per comprendere ancora meglio la gravità delle rilevazioni, afferma che se questi frutti fossero stati destinati ai bambini, il 93% dei campioni sarebbe risultato non conforme, poiché i residui avrebbero superato i limiti più severi applicati per i bambini di età inferiore ai tre anni.

È bene comunque sottolineare che, nonostante la veridicità e la trasparenza della fonte, le analisi sono state condotte su un campione ridotto: 59 mele su 13 Paesi non possono essere considerate rappresentative di tutto il mercato europeo. Tuttavia, la raccomandazione degli esperti è quella di acquistare soltanto frutta biologica, riducendo così la probabilità di esposizione a residui di pesticidi. Nel caso in cui non fosse possibile, il consiglio è quello di lavare accuratamente la frutta (e anche la verdura) e tagliare via la buccia, anche se alcune sostanze potrebbero essere penetrate all'interno della polpa e, quindi, non eliminate. Il messaggio, comunque, non è quello di rinunciare alla frutta, che, anzi, resta un elemento imprescindibile della nostra dieta, ma piuttosto un invito a essere più consapevoli della provenienza e del metodo di trattamento di questi alimenti.

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