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La produzione mondiale di cozze è ampissima, ogni anno supera le due milioni di tonnellate: si tratta di uno dei prodotti ittici più venduti sul mercato e, come tale, ha bisogno di un'accortezza maggiore sul tema della sostenibilità. A Napoli è arrivato il primo retino in bioplastica biodegradabile e compostabile che dà il via alle prove in mare del progetto Cozza Plastic Free. Si tratta di un piano ideato da Coldiretti Impresa Pesca Campania in collaborazione con Legambiente, con l'Università Federico II e con la Novamont: l'obiettivo è rivoluzionare la miticoltura in Campania.

Cosa c'è di così innovativo in questi retini? Quelli classici sono pericolosi perché possono finire nella catena alimentare, mangiati da altri pesci; se recuperati vanno comunque smaltiti correttamente presso i porti d'approdo, come rifiuto speciale. Le reti in bioplastica invece, possono essere riciclate negli impianti di compostaggio e diventano fertilizzante naturale. Se dovessero malauguratamente essere disperse in mare si degraderebbero in acqua in 18 mesi e non costituirebbero alcun tipo di pericolo per i pesci, nel caso in cui dovessero ingerirli.

Un enorme passo in avanti su un tema, quello della pesca sostenibile, sempre più centrale nel dibattito pubblico. Secondo un rapporto di Legambiente, che ha preso in esame 47 spiagge italiane, nel 2021, sulle 36.821 tipologie di rifiuti trovati in mare 2.600 oggetti sono legati in qualche modo all’attività di pesca. E le "calze" per l’allevamento delle cozze sono tra i rifiuti più presenti.

La Campania dice stop alla plastica sulle cozze

Grazie a questi retini gli allevamenti campani di cozze mettono un freno alla plastica. Nelle acque di Capo Miseno è stata così calata la prima rete in bioplastica, biodegradabile e compostabile. In breve tempo toccherà a tutti gli altri allevamenti di cozze della regione, dal Litorale Domizio al Cilento. Secondo il direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda: "L'adozione di questi retini è una scelta necessaria per proteggere il mare dalle micro plastiche".

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La sperimentazione di questo materiale servirà anche a testare la resistenza in mare rispetto alle diverse correnti, la forma utile per l’accrescimento dei mitili e il contributo alla qualità del prodotto finito. Questo specifico test sarà realizzato grazie a un gruppo di ricerca guidato dal professor Aniello Anastasio, del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali. Oltre alla ricerca universitaria ci sarà un altro test, fatto dalla Novamont stessa, la produttrice delle reti, per valutare la performance del prodotto. Secondo l'azienda piemontese sarà fondamentale sviluppare al meglio le reti, sia per la qualità sia per la sostenibilità, perché "niente deve essere abbandonato, né in suolo né in mare, in maniera irresponsabile perché ciò determina comunque un rischio ecologico potenziale".