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26 Gennaio 2026 12:15

Raffreddare pasta e riso può far bene al tuo intestino secondo uno studio

Hai mai pensato che una semplice insalata di pasta potesse far bene al tuo organismo? Secondo una recente ricerca sembrerebbe che gli alimenti amidacei cotti e lasciati raffreddare possano apportare numerosi benefici grazie al contributo dell'amido resistente.

A cura di Arianna Ramaglia
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Sono anni ormai che la scienza si interroga su ciò che mangiamo e sul modo in cui il nostro organismo reagisce a determinati alimenti. Negli ultimi tempi, però, oggetto di studio non è il solo il cibo in sé, ma anche la modalità con cui viene preparato e consumato. Una nuova ricerca pone sotto i riflettori un aspetto particolarmente interessante: i carboidrati raffreddati sembrerebbero contribuire al controllo della glicemia, alla riduzione delle infiammazioni e alla gestione del peso, grazie all'azione dell'amido resistente. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e cosa hanno scoperto i ricercatori.

Cosa dice la ricerca

Pubblicata su Frontiers in Nutrition, la revisione ha analizzato il ruolo dell'amido resistente e ha cercato di capire come questo venga assorbito dal nostro organismo e che effetti può avere. I risultati sono stati sorprendenti: questa tipologia di carboidrato sembra contribuire a ridurre i picchi glicemici, favorire un maggior senso di sazietà, ridurre l'infiammazione e migliorare il colesterolo. Tutto questo si traduce in un intestino più sano, meno infiammato e potenzialmente più protetto per lungo tempo.

Per ottenere questi risultati, quindi, cosa bisogna mangiare? Come abbiamo detto all'inizio di questo articolo, l'amido resistente si trova in cibi amidacei che vengono cotti e poi lasciati raffreddare: alcuni esempi comuni sono insalate di riso e di pasta o anche patate arrosto fredde o lesse all'insalata. Questa particolare tipologia di amido, in realtà, è presente anche naturalmente in alcuni alimenti che sono già presenti nella nostra dieta quotidiana, come legumi, banane o patate.

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Cos'è l'amido resistente?

Si tratta di un tipo di carboidrato che non viene digerito dall'intestino tenue, raggiungendo intatto direttamente nel colon: qui diventa il cibo prediletto dei batteri della flora intestinale, assumendo un ruolo simile a quello delle fibre. Rispetto all'amido contenuto comunemente nei carboidrati, quello resistente non si trasforma subito in glucosio, per poi finire nel sangue: proprio per questo aspetto contribuisce a ridurre i picchi glicemici dopo i pasti e favorisce la produzione di alcune sostanze benefiche per l'intestino. Esistono cinque tipi di amido resistente:

  • RS1: questo tipo di amido si trova in alimenti come cereali non raffinati, legumi e semi ed è "intrappolato" nella loro struttura, dove gli enzimi digestivi non possono raggiungerlo;
  • RS2: contenuto in banane poco mature e patate crude in cui la particolare conformazione compatta dell'amido ne ostacola la digestione;
  • RS3: questo tipo di amido si crea in alimenti amidacei, come pasta, patate o riso lasciati raffreddare, grazie alla cosiddetta retrogradazione dell'amido, in cui quest'ultimo riorganizza le molecole di cui è composto, diventando meno digeribile.
  • RS4: si tratta di amidi alterati tramite processi chimici e tecnologici, utilizzati soprattutto nelle industrie alimentari per migliorare la consistenza dei prodotti e ridurre l'impatto glicemico;
  • RS5: categoria più recente studiata per le sue proprietà funzionali, è formato da legami tra amilosio – uno dei polisaccaridi di cui si compone l'amido – e i grassi che ne riducono la digeribilità.
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Le precedenti ricerche

Non è la prima volta che l'amido resistente è il protagonista di uno studio scientifico. Già negli anni precedenti era stato al centro di numerose ricerche che ne sottolineavano le sorprendenti caratteristiche. Diverse review scientifiche avevano già mostrato come l'amido resistente può aiutare a migliorare la risposta glicemica dopo i pasti, controllando maggiormente gli zuccheri nel sangue. Uno studio del 2024, invece, aveva messo in luce come il suo consumo contribuisca positivamente all'azione del microbiota intestinale, aumentando la produzione di acidi grassi a catena corta, capaci di nutrire le cellule del colon. Venivano, inoltre, illustrati i possibili effetti sul senso di sazietà, sul controllo del peso e sul metabolismo dei grassi, ribadendo che gli effetti dipendono dal tipo di amido, dalle quantità consumate e anche dalle caratteristiche individuali. Un'altra ricerca del 2022, infine, ha analizzato i dati provenienti dal National Health and Nutrition Examination Survey statunitense, condotti dal 1999 al 2018, e ha dimostrato che un maggior consumo di amido resistente portava a una diminuzione della mortalità per cancro e per tutte le cause, a eccezione delle malattie cardiovascolari.

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