
C’è un numero sull’etichetta del vino che tutti vediamo, ma che raramente ci fermiamo a capire davvero: la gradazione alcolica. Quel “% vol” racconta molto più di quanto sembri, dalla maturazione dell’uva allo stile del vino che abbiamo nel bicchiere. Qual è la differenza fra un bianco e un rosso? Quali sono gli stili più "importanti" dal punto di vista della gradazione? Facciamo chiarezza su cosa determina l’alcol nel vino, perché cambia tra tipologie diverse e come leggerlo con maggiore consapevolezza, senza rovinare il piacere della bevuta.
Cosa determina l'alcol nel vino
Quando bevi un bicchiere di vino, il calore che percepisci in bocca è dovuto all’alcol, il risultato diretto del processo che chiamiamo, non a caso, fermentazione alcolica. Durante questo processo i lieviti trasformano gli zuccheri dell’uva in alcol etilico e anidride carbonica, insieme a una serie di composti che costruiscono il profilo organolettico (profumi e gusto) del vino. La gradazione alcolica indica quanta parte di quel liquido è effettivamente alcol puro e viene espressa come percentuale in volume, il famoso "% vol" che trovi in retro etichetta.
Quel numero non nasce in cantina per magia, dipende prima di tutto da quanto zuccherina era l’uva al momento della vendemmia: più zucchero si trova nel mosto più materia prima sarà poi presente da trasformare in alcol. In media, circa il 60% degli zuccheri presenti viene convertito durante la fermentazione, ed è per questo che la maturazione dell’uva e la data di vendemmia sono scelte decisive per lo stile finale del vino.
A influire sulla gradazione entrano in gioco anche il vitigno e il clima. Alcune varietà accumulano zuccheri con maggiore facilità, altre restano naturalmente più leggere. Le stagioni calde e soleggiate portano uve più mature e vini più alcolici; le zone fresche e ventilate favoriscono gradazioni più contenute e acidità più marcate. Negli ultimi anni, con il riscaldamento climatico, non è raro trovare vini che superano soglie un tempo considerate eccezionali.
Vediamo insieme come questi fattori si traducono nei numeri che trovi nel bicchiere, confrontando rossi, bianchi, rosati e bollicine, e come leggere davvero l’alcol in etichetta per bere con più consapevolezza.
Differenze di contenuto alcolico tra vini rossi, bianchi e rosati
Quando si parla di alcol nel vino, il colore viene spesso chiamato in causa in modo un po’ semplicistico. Dire che "il rosso è più alcolico del bianco" non è sempre vero, ma è un punto di partenza utile se lo si guarda come una media, non come una regola fissa.
1. Vini bianchi

I vini bianchi, infatti, coprono uno spettro piuttosto ampio. Quelli provenienti da climi freschi e da vitigni vocati alla tensione acida, come Melon Blanc o Albariño, si muovono spesso tra l’8 e il 12% di alcol. Sono vini giocati sulla bevibilità, sulla freschezza e sulla precisione aromatica. I bianchi più strutturati, figli di zone calde o di scelte enologiche orientate alla maturità, salgono facilmente tra il 12,5 e il 14,5%. Chardonnay maturi, Viognier o altri bianchi del Nuovo Mondo puntano su corpo e rotondità, con un grado alcolico molto più evidente.
2. Vini rossi

I vini rossi risultano mediamente più alcolici non tanto per il processo di vinificazione in sé, ma per scelte fatte a monte. Le uve rosse più diffuse sono difatti spesso coltivate in aree calde e vengono raccolte a maturazioni più avanzate, quando il contenuto zuccherino è più elevato. È questo surplus di zuccheri presenti nel mosto prima della fermentazione a tradursi in una gradazione alcolica superiore.
I rossi più leggeri, come alcuni Pinot Noir o vini di impostazione fresca, si muovono intorno all’11 – 13%. I rossi di corpo medio si collocano tra il 13 e il 14,5%, mentre quelli più concentrati e potenti superano frequentemente il 15%, arrivando in alcuni casi al 16 o 17%. In questi vini l’alcol diventa parte integrante della struttura e del potenziale evolutivo, non solo una sensazione di calore.
3. Vini rosati

I rosati occupano una posizione intermedia. Il breve contatto con le bucce consente di ottenere colore e una certa struttura senza arrivare alle concentrazioni tipiche dei rossi. La maggior parte dei rosati si colloca tra l’11 e il 13,5%, mantenendo un equilibrio tra freschezza e presenza alcolica.
Le bollicine: perché spumanti e prosecco hanno gradazioni diverse
Quando si parla di spumanti, il luogo comune più diffuso è che "le bollicine fanno ubriacare di più". In realtà il contenuto alcolico di uno spumante non è superiore a quello di un vino fermo della stessa tipologia. Champagne e grandi spumanti Metodo Classico, per esempio, si aggirano quasi sempre tra l’11,5 e il 12,5% di alcol, valori perfettamente allineati a molti bianchi secchi.
Il prosecco, invece, ha una gradazione mediamente più bassa. Il disciplinare fissa un minimo di 10,5% per le versioni frizzanti e tranquille e di 11% per lo spumante. Questa leggerezza fa parte della sua identità: è un vino pensato per l’aperitivo, per la convivialità e per una bevuta immediata. Non a caso si stanno sperimentando versioni ancora più leggere, tra l’8 e il 9%, che mantengono profumi e freschezza riducendo l’impatto alcolico.

La sensazione di maggiore rapidità dell’ebbrezza non dipende quindi dalla quantità di alcol, ma dall’effervescenza: l’anidride carbonica facilita l’assorbimento dell’alcol a livello gastrico, accelerando l’effetto percepito. Bevi la stessa quantità di alcol, ma il corpo la metabolizza più in fretta, e il risultato arriva prima.
Come leggere l’alcol in etichetta e cosa significa davvero per il consumo consapevole
Il dato sull’alcol in etichetta è obbligatorio e si chiama, per la precisione, titolo alcolometrico volumico effettivo. Indica quanti millilitri di alcol puro sono presenti in 100 millilitri di vino a una temperatura standard di 20 °C. Un vino al 13 per cento contiene quindi 13 millilitri di alcol ogni 100 millilitri di prodotto.
Se vuoi tradurre quel numero in qualcosa di più concreto, basta sapere che un millilitro di alcol puro pesa circa 0,79 grammi. Una bottiglia da 750 millilitri al 13% contiene all’incirca 78 grammi di alcol. Un bicchiere da 125 millilitri, considerato una porzione standard, ne apporta circa 12 o 13 grammi.
Leggere l’etichetta serve a orientare le scelte, non a fare calcoli ossessivi. Un vino al 10% sarà più leggero e facile da bere, uno che supera il 15 avrà un impatto più marcato sia sul palato che sull’organismo. Questa differenza non è solo sensoriale: l’alcol viene metabolizzato sempre allo stesso modo e produce composti che affaticano fegato e sistema nervoso, indipendentemente dal tipo di vino.

Le linee guida internazionali sono chiare in questo senso: non esiste un consumo di alcol completamente privo di rischi. Il consumo definito "a basso rischio" prevede quantità molto moderate e preferibilmente durante i pasti, ma anche in questi casi il rischio non è del tutto azzerato. Il mito del bicchiere di vino rosso al giorno come elisir per il cuore è stato smentito dalla comunità scientifica e i benefici attribuiti ai polifenoli non compensano gli effetti dannosi dell’etanolo.
Sapere quanta gradazione ha il vino che stai bevendo non toglie piacere all’esperienza ma, al contrario, ti mette nelle condizioni di scegliere con più lucidità, di capire cosa hai nel bicchiere e di decidere come e quando berlo.