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29 Agosto 2025 9:00

Qual è la differenza tra data di scadenza e termine minimo di conservazione

Capire la differenza tra data di scadenza e termine minimo di conservazione è fondamentale: riguarda sicurezza, qualità e sprechi alimentari. Non sempre ciò che butti va davvero "buttato".

A cura di Enrico Esente
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Ti è mai capitato di ritrovarti davanti al frigorifero con una confezione in mano e chiederti: “Lo butto o posso ancora mangiarlo?” La data di scadenza è uno di quei dettagli che ci mette sempre in crisi: a volte ci fa buttare via troppo in fretta un cibo ancora buono, altre volte rischiamo di sottovalutare segnali importanti per la nostra salute. Saper leggere e interpretare correttamente le etichette non è solo una questione di sicurezza, ma anche un modo per ridurre gli sprechi e rispettare il valore del cibo. Le diciture "da consumare entro e da consumare preferibilmente entro" sembrano simili ma, in realtà, nascondono due concetti diversi. Nel primo caso è in gioco la sicurezza per la tua salute, nel secondo invece solo qualità del prodotto. Eppure, confondere data di scadenza e termine minimo di conservazione (tmc) è un errore molto diffuso. Cerchiamo di fare chiarezza su una differenza che appare inesistente o labile, ma che è fondamentale per quanto riguarda gli alimenti.

Data di scadenza: cosa significa consumare entro

Per capire molto più in fretta cosa sia la data di scadenza (e perché si differenzia dal tmc) prendiamo come esempio una partita di calcio. In questo momento ti starai chiedendo cosa c'entri con l'argomento. Ebbene, se un calciatore commette un brutto fallo, viene prontamente espulso dall'arbitro che lo "manda fuori" dal campo con un cartellino rosso. In sostanza la data di scadenza è proprio il cartellino rosso per un alimento, superata quella non puoi più mangiare quel prodotto perché sarebbe rischioso per la tua salute.

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Apporre la data entro la quale puoi consumare un alimento è obbligatorio per tutti i prodotti deperibili come latte fresco, yogurt, formaggi, carne e pesce. Se uno di questi cibi ha una data di scadenza ipoteticamente fissata al 28 di agosto, significa che il 29 non potrai più mangiarli. Essendo prodotti freschi c'è il rischio che, superata quella data, la proliferazione batterica possa aumentare a dismisura e che possano metterti a rischio qualora decidessi di consumarli ugualmente. Il termine è rigido in questo caso perché c'è in gioco la salute: ecco spiegato quindi il perché dell'esempio iniziale con il cartellino rosso durante una partita di calcio.

Termine minimo di conservazione: la qualità prima di tutto

Se con la data di scadenza eravamo in codice rosso, con il termine minimo di conservazione entriamo in "codice verde". Il tmc viene indicato con la dicitura "da consumarsi preferibilmente entro" e in sostanza ti suggerisce entro quanto un prodotto mantiene le sue qualità migliori. Gusto, aroma, consistenza, valore nutritivo sono solo alcune delle caratteristiche degli alimenti che, se conservati correttamente, possono essere mantenute per ulteriore tempo dopo la data consigliata. Il tmc è tipico dei cibi a lunga conservazione come pasta, riso, biscotti, cioccolato o legumi secchi: dopo la data riportata sull'etichetta non diventano "nocivi", ma potrebbero appunto perdere quelle qualità di cui parlavamo precedentemente.

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In altre parole potresti trovarti con dei biscotti meno profumati o friabili, una pasta che ha perso diverse proprietà nutrizionali: ma sono ancora comunque commestibili. In questo caso entra in gioco il tuo giudizio: osserva, annusa, assaggiane un pezzetto. Se tutto sembra buono e senza problemi, puoi consumare tranquillamente quell'alimento.

Si può mangiare oltre la data di scadenza?

Arrivati fino a qui la domanda pare ovvia: possiamo mangiare un alimento scaduto? La risposta è che dipende tutto dal tipo di indicazione. Poc'anzi abbiamo parlato dei prodotti a scadenza tassativa e, per quanto riguarda quelli, la risposta è no, non si possono mangiare una volta superata quella data. Diverso è per i prodotti la cui dicitura è il termine minimo di conservazione in cui possono essere consumati, con un po' di buon senso, anche dopo quella data indicata.

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Altroconsumo, la più grande organizzazione italiana per quanto riguarda i consumatori, ha stilato una lista del periodo per cui, superato il tmc, un alimento può essere ancora consumato purché le confezioni non siano danneggiate e non vi siano segni di alterazione.

  • Riso e pasta: si possono mangiare anche uno o due mesi dopo il tmc. Bisogna controllare che non siano infestati da parassiti e da piccoli insetti come l'anobio del pane.
  • Farina: fino a uno o due mesi dopo il tmc. Non è da usare se c'è muffa o se ne sente l'odore, se la confezione non è integra o se è infestata.
  • Biscotti e crackers: fino uno o due mesi dopo il tmc. Possono perdere in croccantezza e risultare stantii, ma il loro consumo è possibile senza rischi anche ben oltre la data indicata.
  • Pane da toast: fino una settimana dopo il tmc. Se apri la confezione, è meglio consumarlo rapidamente prima che perda la sua freschezza naturale.
  • Prodotti in scatola: possono essere mangiati fino a 12 mesi dopo il tmc in quanto subiscono un processo di sterilizzazione che permette che possano essere conservati a lungo, a meno che la latta non risulti bombata o ammaccata.
  • Olio extravergine di oliva: fino a 12 mesi dopo il tmc anche per questo prodotto che se, conservato al buio e in una bottiglia di vetro scuro, mantiene più a lungo le caratteristiche. Fai attenzione però che con il passare del tempo tende a irrancidire.
  • Maionese e altre salse: fino a sei mesi dopo il tmc ma solo se sono chiuse e ben conservate alla giusta temperatura, e non presentano muffe o cattivi odori.
  • Zucchero e sale: praticamente per tanto tempo, anche dopo un anno. Il sale, lo zucchero, l'aceto, le caramelle sono prodotti per cui è la legge stessa a non prevedere la data di scadenza in quanto non si deteriorano facilmente.
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