
Ieri, 5 febbraio, la Conferenza Stato-Regioni ha espresso l'intesa sul decreto ministeriale che definisce condizioni e modalità di utilizzo del marchio "Biologico italiano". Il passaggio rappresenta un momento decisivo verso la sua introduzione, pensato per rafforzare la riconoscibilità dei prodotti biologici nazionali, segnando l'inizio di una nuova era per il settore agricolo italiano. Il provvedimento punta, infatti, ad apportare ancora più struttura e valore al nostro comparto bio, affiancando il logo biologico dell'Unione europea, come simbolo aggiuntivo di identità e riconoscibilità.
Quali sono gli obiettivi per il nuovo simbolo del bio italiano
Istituito nel 2022 – ossia creato dal punto di vista giuridico ma non entrato in funzione – ha l'obiettivo di valorizzare maggiormente i nostri prodotti agricoli, in un mercato sempre più confuso e affollato da importazioni poco chiare. Il marchio nazionale, però, non andrà a sostituire il logo europeo già presente ma si affiancherà a questo, come un ulteriore elemento distintivo. Prima di essere adottato in via definitiva, il provvedimento – elaborato sulla base del confronto diretto con gli operatori del settore – deve essere sottoposto alla procedura di notifica Tris (Technical Regulation Information System) prevista dalla direttiva UE 2015/1535. Si tratta di un passaggio obbligatorio che entra in gioco quando un Paese introduce nuove regole riguardanti prodotti, etichette o marchi: il procedimento del sistema Tris serve a evitare che vengano create norme nazionali che possano diventare delle barriere commerciali per lo stesso mercato europeo.

L'importanza di un marchio di questo tipo è evidente: in un mondo in cui (fortunatamente) si fa sempre più attenzione alla provenienza dei prodotti e a tutto il processo di produzione, il marchio "Biologico italiano" rende più semplice la scelta per chi acquista. I consumatori, infatti, vogliono sapere esattamente se la materia prima proviene davvero dall'Italia e, in questo, il marchio diventa uno strumento veramente utile per distinguere più facilmente un prodotto italiano da uno straniero. Un aspetto sottolineato anche da Luigi D'Eramo, sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) che, come riportato dall'Ansa, afferma: "Il via libera della conferenza Stato-Regioni è un ulteriore passo verso una misura che renderà riconoscibili le nostre eccellenze, offrendo un'ulteriore garanzia ai cittadini sull'origine della materia prima e sugli alti standard di qualità e sicurezza dei prodotti biologici italiani. Un elemento innovativo che potrà contribuire a rilanciare la crescita del settore e a tutelare il lavoro degli operatori, valorizzando la produzione agricola bio del nostro Paese".
Requisiti e modalità di richiesta
L'adozione del nuovo marchio "Biologico italiano" è del tutto volontaria: gli operatori biologici, con sede legale e produttiva nel territorio dell'Ue, possono fare richiesta, purché dispongano di una certificazione biologica valida che attesti l'aderenza alla normativa europea e nazionale. Ovviamente, per far sì che il marchio sia davvero valido e affidabile, bisogna che ci sia qualcuno che lo controlli: per questo, durante la seduta, le Regioni hanno chiesto al Ministero di poter istituire un vero e proprio gruppo di lavoro incaricato di monitorarne l'utilizzo. Inoltre, hanno avanzato anche l'idea di una campagna di promozione e comunicazione, indirizzata soprattutto a determinati mercati strategici come, ad esempio, quelli del Nord Europa.