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6 Giugno 2026 15:00

Perché si mette l’euro nel carrello? Breve storia di un’abitudine destinata (forse) a scomparire

Una pratica diffusa dagli anni '90 che è nata non tanto per dissuadere dai furti, ma per incentivare le persone a non lasciare in giro il carrello dopo aver fatto la spesa, rimettendolo al proprio posto. Vediamo quando è nata e come mai non è più comoda come all'inizio.

A cura di Federica Palladini
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Una delle scene più celebri del film Chiedimi se sono felice di Aldo, Giovanni e Giacomo vede i tre protagonisti fare la spesa al supermercato. Parlano di tecniche di seduzione (con la famosa rilettura della canzone Teorema di Marco Ferradini), ma in una manciata di minuti c’è spazio anche per un altro momento rimasto iconico, ovvero quello della citazione delle 500 lire lasciate da Giovanni nel carrello, che lui ironicamente considera “un capitale immobilizzato e, pam, e gli interessi si impennano!”, salvo poi dimenticarsene, accorgersene in un secondo momento e correre per recuperarle. Ecco, oggi al posto delle lire compaiono gli euro e la sempre maggiore diffusione dei pagamenti cashless fa sì che non si abbiano sempre in tasca. Chi, poi, ha superato i 40 anni, ricorda che quella di inserire la moneta per utilizzare il carrello è tutto sommato una pratica recente. Vediamo quando è nata e come si sta evolvendo.

Quando è stata inventata la moneta per il carrello?

Iniziamo facendo un passo indietro: il carrello della spesa così come lo conosciamo oggi nasce negli Stati Uniti negli anni Trenta. A metterlo a punto fu Sylvan Nathan Goldman, proprietario di una catena di supermercati in Oklahoma, che tra il 1936 e il 1937 ebbe l’idea, ispirandosi alle sedie pieghevoli, di creare una struttura con ruote capace di aiutare i clienti a trasportare più prodotti senza fare fatica, rendendo la spesa più comoda con l’obiettivo di incentivare gli acquisti- Non è un caso, infatti, che nel tempo il carrello si sia imposto come uno dei simboli della società dei consumi, comparendo anche sotto forma di icona quando compriamo online o di indicatore economico.

Per diversi decenni, questi “veicoli” rimangono a disposizione delle persone che li utilizzano senza particolari regole da seguire: poi qualcosa cambia. Ciò che sappiamo, grazie a dei brevetti depositati, è che attorno agli anni ‘80 i sistemi di blocco per i carrelli della spesa hanno già fatto la loro comparsa: per esempio, tra i primi ci sono quello datato 1987 di Jacques Ricouard e Claude Chappoux per l’azienda che si occupa di dispositivi di sicurezza Ronis SA e quello di David J. Schonberg, nel 1991. Negli anni ‘90 erano già ampiamente diffusi negli Stati Uniti e in Europa, Italia compresa, diventando uno standard nella grande distribuzione.

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A cosa serve la moneta nel carrello

Ormai quella di inserire la moneta nel carrello è un’azione abituale: non rappresenta un pagamento o un noleggio, visto che l’importo viene restituito, ma è più simile a una cauzione, anche se non nel senso tradizionale del termine. Quello che rappresenta è soprattutto un incentivo psicologico per riportare il carrello nell’area dedicata dopo aver compiuto i propri acquisti, in quanto la maggior parte delle persone tende a rifiutare l’idea di “perdere” denaro in questo modo. Si tratta di una soluzione a un fenomeno che si era registrato a partire dagli anni ‘60 e ‘70, con l’aumento di dimensione dei supermarket (centri commerciali compresi) e dei relativi parcheggi, diventati molto più ampi, tanto da indurre le persone a lasciare il carrello in giro dopo aver trasferito la spesa in auto per non doverlo rimettere a posto, facendo più strada camminando e, quindi, perdendo tempo. I carrelli lasciati alla rinfusa, però, rappresentavano un problema per le attività commerciali, in quanto potevano causare danni e dovevano essere recuperati continuamente dai dipendenti. Spesso si associa la pratica anche al fine di limitare i furti e i conseguenti abbandoni sul suolo pubblico, ma da questo punto di vista qualcosa sembra non aver funzionato, tanto che non è raro imbattersi nelle città in carrelli incustoditi, provocando un potenziale problema di degrado urbano, come successo in quel di Cesano Boscone nel 2021, quando il sindaco ha dovuto emettere un’ordinanza – definendola lui stesso “curiosa” – di divieto all’abbandono dei carrelli della spesa al di fuori dell’area del supermercato, con multe da 50 ai 300 euro per i trasgressori.

Perché si usa spesso la moneta da 1 euro?

La moneta da un euro è diventata l’icona di questi sistemi di blocco: quella che cerchi nelle tasche e che non trovi mai, oppure, per i più solerti, quella da lasciare appositamente in auto per lo scopo. In Italia la valuta è stata scelta perché sostituiva le classiche 500 lire del vecchio conio, e per i clienti rappresenta una cifra equilibrata da essere prima impegnata e poi recuperata. In molteplici supermercati e discount si possono usare anche monete da 50 centesimi e da 2 euro, perché hanno dimensioni e spessori che si adattano in modo universale agli apparecchi di sicurezza. Il meccanismo montato sul manico del carrello generalmente funziona così: i carrelli sono posizionati in fila, incastrati uno dentro l’altro, e collegati tramite una corta catena che termina con un lucchetto. Inserendo la moneta nell’apposita fessura, il blocco interno si sposta, così che la catena si slacci, permettendo di usare il carrello. Quando il carrello ritorna al proprio posto, basta reinserire la catena facendo scattare il meccanismo che restituisce la moneta.

Carrelli e monete: le alternative più moderne

Con l’uso sempre più ridotto del contante, la comodità e la praticità di inserire la moneta si rivela, al contrario, una difficoltà. Proprio per questo negli ultimi anni sono diventati molto popolari gettoni in plastica o accessori a forma di portachiave che assolvono lo stesso compito e che sono facilmente acquistabili in rete, in quanto riproducono le stesse caratteristiche delle monete. Alcuni supermercati, in particolare all’estero, stanno anche sperimentando alternative legate alla tecnologia per dissuadere dai furti, come il blocco automatico delle ruote anteriori quando si oltrepassa una determinata soglia (quella della porta di ingresso o del parcheggio) segnalata da specifici sensori.

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