
Quando si tratta di modi di dire e di proverbi, il mondo del cibo sembra avere un posto d’onore: la saggezza popolare in chiave food, infatti, si manifesta in tantissime espressioni di uso quotidiano, di cui spesso si ignora l’origine, oltre che il significato. Non fa eccezione la celebre frase “fare le nozze coi fichi secchi”, che viene utilizzata soprattutto in quei contesti in cui si vuole fare qualcosa di importante senza averne davvero le possibilità, escogitando soluzioni alternative che portano inevitabilmente a risultati deludenti. Andiamo alla scoperta delle sue origini.
Cosa significa fare le nozze coi fichi secchi?
Anche se in realtà i fichi secchi da un punto di vista gastronomico non sono poi così male, anzi, l’espressione li vede protagonisti in accezione negativa. Si tratta, infatti, dell’unione tra un elemento che è considerato sinonimo di ricchezza e abbondanza, con una controparte che invece è piuttosto semplice ed economica. Fare le nozze coi fichi secchi equivale a un paradosso: pretendere di fare qualcosa di importante senza avere i mezzi adeguati. Questo è il significato più diffuso, che si lega anche al non voler rinunciare a qualcosa seppur in mancanza delle possibilità per ottenerlo o, ancora, al voler ottimizzare i costi a dispetto di ciò che richiede invece la situazione. Ti sarà capitato di usare questa frase (o di sentirla) nei contesti più disparati, specialmente quando con poco budget si promette di fare grandi cose, da un’azienda che vuole lanciare progetti super ambiziosi a declamare riforme politiche con risorse limitate, ma anche nella vita privata di tutti i giorni, organizzando magari una cena per molte persone acquistando una quantità di cibo insufficiente. Il risultato è sempre lo stesso: fare le nozze coi fichi secchi non è una mossa saggia o intelligente, perché il fallimento è ben visibile all’orizzonte.
Le nozze coi fichi secchi, l'articolo di Scarfoglio e Serao
C’è stato davvero un matrimonio che si lega alla nascita di questo detto? Sembrerebbe proprio di sì: quello dell’allora futuro re d’Italia Vittorio Emanuele III di Savoia, figlio di Umberto I e della regina Margherita di Savoia, con Elena del Montenegro. Lo sposalizio avviene nell’ottobre del 1896, ma già l’annuncio del fidanzamento pochi mesi prima aveva causato non poche polemiche per la scelta della futura consorte. La penna più affilata a riguardo è del noto giornalista Edoardo Scarfoglio che, insieme alla moglie e giornalista Matilde Serao, aveva fondato Il Mattino di Napoli: proprio sulle pagine del quotidiano viene pubblicato un articolo che passa alla storia – nonostante fu poi ritirato – dal titolo Le nozze coi fichi secchi, descrivendo le imminenti celebrazioni dell’unione tra l’erede al trono e la principessa. Il riferimento è al regno di lei, il Montenegro, una terra considerata povera e ininfluente a livello di prestigio internazionale meglio conosciuta per la sua produzione di fichi, che venivano fatti essiccare per allungarne la conservazione.

Rispetto ad altri matrimoni reali, inoltre, non si contraddistinse per la sua sfarzosità: passa ai posteri per essere stato sobrio, senza la presenza di teste coronate tra gli invitati. Non è solo il paese d’origine di Elena a non avere un pedigree importante, ma anche la situazione politica e sociale imponeva toni bassi, con l’Italia che aveva subito nel marzo dello stesso anno una pesantissima sconfitta nella battaglia di Adua, contro le truppe etiopiche, frenando le velleità coloniali e umiliandola nel contesto europeo.
C’è da dire che, nonostante l’ironia e lo scetticismo iniziale, le nozze non furono un flop: la coppia era davvero innamorata e la regina Elena viene ricordata in modo positivo, soprattutto grazie al suo prodigarsi per i feriti e i malati durante la Prima guerra mondiale. In più, forse non tutti sanno che il suo nome nell’ambito dell’universo del cibo si lega a due specialità made in Italy a lei dedicate: la torta tenerina di Ferrara, conosciuta anche come Montenegrina o torta del Montenegro e l’Amaro Montenegro.