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23 Marzo 2026 13:00

Perché molti alimenti per bambini contengono più zuccheri rispetto ai prodotti per adulti?

Gli alimenti per bambini contengono spesso più zuccheri di quelli destinati agli adulti. Da dietista specializzata in alimentazione pediatrica ti condivido il mio punto di vista e ti dico anche come scegliere opzioni più equilibrate.

A cura di Verdiana Ramina
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Se guardiamo gli scaffali del supermercato dedicati ai bambini, la sensazione è quasi rassicurante: ai più piccoli sono dedicati colori tenui, parole come “sviluppo”, “cura” e “delicato”, mentre per i bimbi più grandi sono riservati prodotti su prodotti con colori pop, mascotte allegre e un grande spazio dedicato ad informarci riguardo vitamine e minerali utili per la crescita. Eppure, quando ci fermiamo a leggere davvero le etichette, emerge spesso una contraddizione difficile da ignorare: molti alimenti pensati per i bambini contengono più zuccheri rispetto agli analoghi destinati agli adulti.

Non mi riferisco solo a merendine o dolcetti, ma anche a snack, cereali, yogurt e bevande che si presentano come “equilibrati” o “adatti ai più piccoli”. La domanda allora diventa inevitabile: perché succede? E, soprattutto: è davvero inevitabile?

Marketing e normativa sugli alimenti dell’infanzia

Per capire il fenomeno dobbiamo partire dalla cornice normativa, perché qui nasce uno dei più grandi equivoci. In Europa gli alimenti destinati a lattanti e bambini nella prima infanzia rientrano nel quadro normativo definito dal Regolamento (UE) 609/2013, che individua le categorie di alimenti destinati a gruppi specifici, tra cui i bambini da 0 a 3 anni (il baby-food, per capirci). Questo regolamento è affiancato da atti delegati che ne dettagliano l’applicazione: tra questi, il Regolamento Delegato (UE) 2016/127, che disciplina in modo specifico le formule per lattanti e le formule di proseguimento, stabilendone composizione, sicurezza ed etichettatura.

Per i bambini sopra i 3 anni, invece, la situazione cambia completamente: non esiste una categoria di “alimenti dedicati ai bambini”. Si tratta infatti per lo più di alimenti comuni, semplicemente commercializzati come adatti ai più piccoli attraverso packaging, immagini e claim super accattivanti.

Insomma, la normativa in vigore stabilisce limiti e requisiti di sicurezza, ma non vieta in modo netto l’uso di zuccheri liberi, neanche quando derivano da ingredienti come succhi concentrati o puree di frutta  (sono zuccheri anche quelli, lo sapevi?).

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Perché l’industria usa più zuccheri

Pensare che lo zucchero venga aggiunto “perché l’industria alimentare è cattiva” sarebbe ingenuo. Le ragioni, piuttosto, sono tecnologiche e strutturali. Lo zucchero:

  • aumenta l’accettazione immediata del prodotto;
  • rende il gusto prevedibile e standardizzato;
  • facilita la fidelizzazione precoce;
  • maschera sapori mediamente meno graditi (integrale, amaro, acido);
  • migliora consistenza e conservabilità.

Ma c’è un aspetto ancora più delicato che, come genitori, non possiamo ignorare: l’esposizione precoce a sapori molto dolci influenza le preferenze alimentari future. Infatti, i bambini abituati a un certo tipo di alimenti, tendono a ricercare più frequentemente questi cibi, ad accettare con maggiore difficoltà alimenti dai sapori più semplici e a sviluppare una soglia di gratificazione più alta legata al gusto dolce (Birch & Fisher, 1998; Mennella & Bobowski, 2015;OMS, 2015).

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Come leggere correttamente l’etichetta

Arriviamo alla parte più concreta, quella che riguarda la vita reale delle famiglie. La normativa sull’etichettatura adesso in vigore (Reg. UE 1169/2011) impone trasparenza, ma non rende automaticamente semplice l’interpretazione. Alcuni punti chiave da tenere a mente:

  • Gli ingredienti sono in ordine decrescente di peso: se zucchero o equivalenti compaiono tra i primi posti, il prodotto ne contiene un grande quantitativo, anche se potrebbe non sembrare così dolce, perché magari ribilanciato da altri ingredienti.
  • Attenzione agli zuccheri “nascosti”: succo di frutta concentrato, sciroppo di glucosio, maltodestrine, purea di frutta usata come dolcificante sono tutti zuccheri.
  • La voce “carboidrati – di cui zuccheri” integra la lista degli ingredienti e ci permette di valutare l’insieme di zuccheri liberi che l’alimento possiede. Non va quindi letta da sola.

Un altro elemento critico delle etichette sono i claim nutrizionali e salutistici, sottoposti al Regolamento (CE) 1924/2006. Un prodotto può legalmente vantare affermazioni come“ricco di calcio”, “fonte di vitamine”, “aiuta la crescita” anche se è ricco di zuccheri: i due aspetti non si escludono a livello normativo, ma lo fanno quando ragioniamo in termini di equilibrio nutrizionale.

Alternative più equilibrate

Parlare di alternative ai prodotti per bambini significa imparare a gestire un’alimentazione più coerente con lo sviluppo dei più piccoli.

Nella pratica quotidiana funzionano meglio:

  • alimenti con liste ingredienti corte;
  • prodotti “per tutti”, non specificamente per bambini, spesso meno zuccherati;
  • basi neutre da completare in casa (yogurt bianco, fiocchi di cereali semplici, pane fresco da farcire con creme 100% frutta secca);
  • cibi che insegnano una varietà di sapori, non solo dolcezza.

L’obiettivo, come sempre, non è bandire lo zucchero – ho scritto un intero articolo riguardo quando e come introdurre lo zucchero nell’alimentazione dei bambini, lo hai letto? – ma evitare che diventi il linguaggio dominante del cibo destinato al tuo piccolo.

Per concludere, gli alimenti per bambini contengono spesso più zuccheri non perché ne abbiano bisogno, ma perché la normativa lo consente, il marketing lo premia e il sistema alimentare lo normalizza. Conoscere le regole che stanno dietro a tutto questo non serve a creare allarmismi, ma a riportare il potere decisionale nelle mani dei genitori.

Perché educare al gusto non significa fare tutto “perfetto”, ma offrire ogni giorno un ambiente alimentare che non spinga sempre nella stessa direzione: quella del dolce eccessivo. E questo, sul lungo periodo, fa una differenza enorme.

Verdiana, la Dietista delle famiglie

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