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4 Gennaio 2026 9:00

Perché la befana porta dolci e carbone?

Con la sua scopa e il suo sacco pieno di dolci per i bambini buoni e carbone per i meno buoni, la Befana è una figura iconica per gli italiani tanto quanto Babbo Natale. Ma da dove arriva la protagonista dell’Epifania e perché porta proprio questi doni? Ecco la storia delle sue origini, tra paganesimo e cristianesimo.

A cura di Martina De Angelis
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Per i bambini italiani le festività natalizie non vogliono dire solo Babbo Natale, ma anche l’attesa della Befana, protagonista dell’ultima festa che conclude il periodo, l’Epifania: chi non ha mai atteso con trepidazione questa nottata, appendendo la calza al camino o alla credenza nella speranza di trovarla la mattina dopo, piena di dolciumi? La vecchina a cavallo della scopa è una figura affascinante, che secondo la tradizione porta nella sua sacca logora leccornie per i bambini buoni e carbone per punire quelli che sono stati più cattivi.

Chi non ha mai atteso con trepidazione la notte dell'Epifania, sperando di trovare la calza piena di dolci lasciata appesa al camino? La Befana, con la sua scopa e il suo sacco pieno di leccornie, è una figura che affascina grandi e piccini. Ma perché proprio la Befana porta i dolci e quali sono le origini di questa tradizione così amata? Come nel caso di molte figure tradizionali e festività italiane, anche la Befana nasce dall’unione di antichi rituali e credenze pagane che, nel corso dei secoli, si sono fuse a una tradizione dettata dalla religione cristiana. Scopriamo insieme le particolari origini che si celano dietro la figura misteriosa della Befana e al perché distribuisce ai bambini premio dolci e amare punizioni.

Il legame tra Befana ed Epifania: origini pagane ed evoluzione cristiana

La Befana è una figura folcloristica legata alle festività natalizie molto popolare in Italia, che la tradizione vuole sia una donna molto anziana che vola su una logora scopa per fare visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. I bambini lasciano delle calze appese al camino e lei le riempie di ogni sorta di dolciume. Ma non per tutti va così: l’usanza vuole che i bimbi monelli ricevano anche o solo carbone. La figura di questa vecchietta dispensatrice di doni è strettamente legata alla festività del 6 gennaio: la parola “befana”, infatti, altro non è che corruzione lessicale del termine Epifania.

Proprio in funzione di questa connessione tra Befana ed Epifania è importante fare un passo indietro prima di scoprire perché la befana porta dolci e carbone, perché i doni che consegna sono strettamente legati al mix di tradizioni pagane e cristiane da cui la figura prende forma. Oggi il 6 gennaio è conosciuto principalmente in chiave cristiana per la festività che celebra l'arrivo dei Re Magi a Betlemme per adorare Gesù Bambino: rappresenta la manifestazione di Gesù Cristo al mondo e la sua rivelazione come Figlio di Dio. In realtà questo giorno viene festeggiato ben prima dell’avvento del cristianesimo.

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In antichità, infatti, molte culture celebravano il solstizio d'inverno proprio in questo giorno, con feste e rituali legati alla fertilità e alla rinascita come l’accensione di grandi falò: i romani, per esempio, celebravano la figura della dea Diana o di spiriti femminili (come Sàtia, Abùndia) che benedicevano il raccolto. Molti studiosi ritengono dunque che la figura della Befana sia legata a queste antiche feste pagane: la Befana sarebbe un’evoluzione di queste divinità femminili, diventata una vecchia che vola su una scopa (simbolo di purificazione) portando doni (semi) e spazzando via l'anno vecchio per far rinascere la natura. I dolci, in questo contesto simboleggerebbero la prosperità e l'abbondanza del nuovo anno, mentre il carbone rappresenterebbe la cenere degli antichi falò del solstizio d’inverno, simbolo di purificazione e augurio per un buon raccolto nel nuovo anno.

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Con la diffusione del cristianesimo molte tradizioni pagane vennero riadattate e cristianizzate, sostituite con celebrazioni religiose festeggiate negli stessi giorni, ma in una chiave consona alla nuova religione. La figura della Befana, fin troppo simile a una strega per i gusti cristiani, divenne una sorta di “strega buona”, che portava dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi, in parziale analogia con la figura di Santa Lucia. La chiesa inserì persino la Befana nel racconto dei Re Magi per giustificare la sua presenza nella celebrazione dell’Epifania: la storia più diffusa narra che la Befana, una semplice donna di casa, incontrò i Re Magi mentre erano in cammino verso Betlemme per adorare Gesù Bambino. Invitata a unirsi a loro, rifiutò inizialmente, ma poi, pentita, decise di mettersi alla loro ricerca. Preparò un cesto pieno di dolci e si mise a bussare a ogni porta, sperando di trovare Gesù e offrendogli i suoi doni. Non riuscendo a trovarlo, continuò a portare dolci a tutti i bambini che incontrava, nella speranza che uno di loro fosse il Bambino.

Ecco che da allora l’Epifania con l’arrivo dei Re Magi e l’arrivo della Befana nella notte precedente si sono sovrapposte, creando una fusione unica tra le due feste, una celebrazione ricca di significati: la Befana, con il suo carico di doni, rappresenta la generosità e la ricompensa per i comportamenti virtuosi, in linea con i valori cristiani legati all'Epifania, ma vola ancora sul dorso di una scopa e porta carbone, in memoria degli antichi riti pagani da cui è nata.

Perché la Befana porta i dolci e il carbone

Dopo questa premessa ti sarà più facile immaginare perché la Befana porta proprio dolci e carbone come premio o punizione: anche questo aspetto della tradizione riguarda sia la tradizione pagana che quella cristiana. I dolci sono da sempre associati alla gioia, alla festa e alla dolcezza, inoltre in passato erano un alimento molto prezioso e poco diffuso, appannaggio delle famiglie più benestanti e quindi visti come un qualcosa di raro e speciale. Ricevere un dolce dalla Befana era quindi un premio molto prezioso, a cui poi si è aggiunta la lettura cristiana della ricompensa per i comportamenti buoni e positivi. Il carbone, al contrario, con il cristianesimo ha assunto il significato di punizione: se il bambino è buono riceve un dolce delizioso e prezioso, una cosa bella, se il bambino è cattivo riceve invece una sorta di punizione, un qualcosa che non si mangia anzi che è sporco e brutto.

Oggi quest’accezione negativa si è ammorbidita, tanto che spesso il “carbone” moderno è un dolcetto nero a base di zucchero, trasformando una potenziale punizione in uno scherzo dolce che fa sorridere, mantenendo viva la magia della tradizione. Il significato originario pagano, invece, vede il carbone con un’accezione molto più positiva, legato ai riti propiziatori e simbolici che caratterizzavano il solstizio d’inverno. In queste occasioni si accendevano grandi falò perché il fuoco era considerato un elemento purificatore e di rinnovamento e all’interno si bruciavano vecchi oggetti o fantocci che simboleggiassero l’anno passato. Ecco che la cenere e il carbone rimanenti erano dunque un simbolo della morte delle energie negative e della rinascita, di un nuovo inizio.

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E se ti stai chiedendo il perché tutte queste leccornie e questi pezzi di carbone finiscano proprio dentro le calze, esiste una storia anche per questo: il sacco della Befana è talmente logoro, bucato e molliccio che quando vi ripone i doni assume una forma stramba, che somiglia appunto a una calza. Per ricordare il suo sacco le famiglie hanno iniziato ad appendere i calzettoni al camino, e così la calza è diventato il simbolo per eccellenza dell’Epifania. Esiste anche una leggenda ancora più antica riguardo all’origine della calza: si racconta che Numa Pompilio, il secondo dei sette re di Roma, avesse l’abitudine di appendere una calza in una grotta durante il periodo del solstizio d’inverno per ricevere i doni da una ninfa.

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